Quando diedi fiducia al Nintendo 64
Da bimbetto, un giorno, entrai in un negozio di giocattoli con mia madre. Ormai non ricordo nemmeno più se fosse Grazzini o Giocheria, probabilmente Grazzini. La missione era acquistare un NES come regalo di Natale. Ero convinto. Eravamo convinti. Ma il ragazzo nella sezione apposita ci attaccò un pippone sul fatto che il Sega Master System era troppo meglio, guarda che grafica, il NES gli spiccia casa e bla bla bla. C’aveva ragione? Non lo so. So, però, che in quel momento mi ricordai di una una pubblicità inglese del Master System intravista un anno prima in TV che mi aveva affascinato abbestia e, forse perché già all’epoca c’avevo la fissa per gli underdog, dissi a mia madre che andava bene il Master System. Fu lì che divenni un segaiolo. In tutti i sensi possibili del termine.
E per due generazioni di console, Nintendo, per me, fu la roba a cui giocavo quando andavo a casa di questo o quell’amico che ce l’aveva. Fu così per il NES, fu così per il Super NES, tranne in quell’estate durante la quale mi venne prestato e me lo portai al mare per un consumo stile tossicodipendenza. Fino alla metà degli anni ‘90 circa, di Nintendo in casa mia entrarono solo qualche Game & Watch (almeno credo, in realtà ricordo di aver messo mano a molti G&W ma non sono convinto di averne mai posseduti) e il Game Boy. Poi, però, arrivò la next gen.
Non saprei dire l’anno preciso ma suppongo si parli di 1996 o 1997. Ricordo che entrai tutto baldanzoso da Pergioco, forte di risparmi significativi e bonus fornito da mamma, e mi portai a casa un Nintendo 64 con ben tre giochi: Super Mario 64, ISS 64 e Mario Kart 64. E fu amore immediato. Mi tuffai in quel mondo fantastico tutto tridimensionale e abbracciai fin dall’inizio il senso di meraviglia di quel nuovo modo di fare videogioco su console, che da giocatore PC non era per me una novità totale ma certo lo era in queste sue declinazioni. Ho una valanga di ricordi legati al senso di scoperta e di stupore evocati da quel primo Mario “casalingo” entrato in casa mia… Tuffarsi nei quadri, il coniglio che ti ruba il cappello, arrivare sul tetto del castello, la gara col pinguino sullo scivolo ghiacciato… era un tripudio infinito di invenzioni immerso in una morbidezza e pulizia di controllo che nessun altro in quel momento era riuscito anche solo a concepire. Perfino i livelli in acqua non mi stavano sulle palle!
Che bellezza incredibile, Super Mario 64, anche se poi feci l’hipster con quell’altro gioco con l’orso e l’uccellazzo. E poi il delirio di Mario Kart 64, le sfide infinite fra amici, mia madre che irrompe in salotto incazzata perché non ne può più di sentire il rumore dei bonus raccolti, un continuo inseguirsi fra le piste e le battaglie assieme a gente lontanissima dall’essere appassionata di videogiochi ma che a Mario Kart 64 giocava, e pure volentieri. E lo stesso, ovviamente, vale per ISS 64, gioco bellissimo e da molti sottovalutato per i motivi che sappiamo. Ecco, quel primo anno di Nintendo 64 fu una roba meravigliosa, che mi porto dentro e che forse mi porto dentro con particolare affetto anche per motivi che vanno al di là della semplice qualità dei giochi, per il fatto che fu la prima console che andai ad acquistare autonomamente coi miei soldini, oltre che, come deto, la prima console Nintendo casalinga entrata in casa mia. Perché in fondo, tanto quanto sei affezionato a quelle macchine formative su cui hai trascorso l’infanzia, anche quelle che segnano il tuo passaggio all’età adulta ti segnano in maniera forte.
Poi, però, un annetto dopo o giù di lì, successe una cosa problematica. Successe che volevo altri giochi. E quindi mi toccò comprare una PlayStation. Che, mi rendo conto, è un po’ un’esagerazione per gusto drammatico del racconto ma non va poi così troppo lontana dalla realtà. Il Nintendo 64 rimane una console che ho adorato e che è strapiena di giochi incredibili, molti dei quali continuai a comprare con gusto negli anni, molti dei quali ricordo con un affetto pazzesco. Nel chiacchierare durante La battaglia del Nintendo 64 (arriva dopodomani!), mi sono reso conto di quanti giochi usciti su quella console ho finito al 100%, una roba per me oggi inconcepibile. E quanti giochi di Rare ho amato alla follia, in quegli anni! Un saluto a ciccio Goldeneye 007. Però, insomma, è indubbiamente nata lì quella cosa per cui le console Nintendo sono necessarie ma non sufficienti. E tutto sommato dura ancora oggi.
Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata ai trent’anni del Nintendo 64, che potete trovare riassunta a questo indirizzo qui.



