Il fumetto di Akira dà ancora grosse lezioni a tutti
Girovagando su Youtube a inizio estate ho scoperto che Kodansha aveva rimesso online, completamente gratis e per intero, il film di Akira.
L'occasione è stata perfetta per rivederlo, anche perché disponibile sia in inglese sia in giapponese. Al di là delle polemiche sul finale, resta un capolavoro dal punto di vista strettamente visivo e un monumento per come ha cambiato i destini dell'animazione nipponica in occidente (senza Akira, non avremmo mai visto Ghost in the Shell, tanto per dire).
L'evento inaspettato post-visione è stato la lampadina che mi si è accesa in testa, vecchia di cinquant'anni ma ancora funzionante: "Non ho mai letto il manga!"
Ebbene sì, come molti altri pseudo fan di Katsuhiro Otomo, la mia conoscenza dell'opera si fermava alla pellicola, ignorando completamente il fumetto. Per fortuna, e pur in clamoroso ritardo, ho rimediato e scoperto così un manga che non solo resta attualissimo nella realizzazione, ma eccezionale come qualità complessiva. Voglio dire: guardate le immagini qui attorno e provate a NON meravigliarvi di fronte a qualità e numero di dettagli.
Pur ispirandosi chiaramente a sua maestà Moebius nel tratto, Otomo si spinse ai limiti della capacità umana riconosciuta per quei tempi - in fatto a particolari. Certe pagine richiedono svariati minuti per essere comprese appieno (tipo le fasi apocalittiche o di post distruzione), tanti sono gli elementi inseriti e combinati tra loro. In tal senso, la prima versione a colori resta (a mio parere) la migliore perché studiata dallo stesso Otomo per l'occidente.
Adattata dalla Marvel, e dal guru Steve Oliff, con l'aiuto del computer, fu un lavoro incredibile per l'inizio degli anni '90 e ancora oggi spaventoso per l'enorme quantità di materiale gestito. Parliamo di circa 1800 pagine distribuite su ben 38 volumi, che la Casa delle idee si mise a colorare dando ad ogni elemento uno spessore inatteso. Perché, va bene il bianco e nero amato dai puristi, ma certe scene possono emergere solo e unicamente tramite il colore.
E i contenuti? Qui bisogna tornare a parlare del film, ricordando che venne realizzato quando il fumetto era neanche a metà del cammino. Quindi, la pellicola va vista come un "remix" dei concetti espressi su carta: se inizio e conclusione restano simili, la parte centrale (e alcuni protagonisti) sono totalmente differenti. Sarebbe perfetto se prima o poi qualcuno facesse un remake "ampliato" del film o una serie più vicina al manga, ma in quasi quarant'anni non è mai successo e quindi le speranze restano poche.
Anche la versione cartacea parla di scienza impazzita, bambini con capacità paranormali e politica, ma va più a fondo nell'analizzare questi elementi. La parte "politica", soprattutto, viene estesa a concetti come il rapporto tra potere e corruzione, fino ad arrivare alla guerra aperta tra fazioni in lotta per il controllo del territorio (e degli individui con superpoteri). Tutto questo nel film non c'era ed è stato una vera scoperta, soprattutto guardando al modo, spettacolare, con cui gli eventi sono rappresentati su carta.
Con pochissime pause e "salti" veloci degni dei migliori action movie, Otomo ci offre una Tokyo post apocalittica degna di Mad Max dove si combattono mutanti, giovani ribelli e semplici soldati. Dove si fatica a capire chi abbia torto o ragione e alla fine si rinuncia persino a seguire canoni prestabiliti, ipnotizzati dai bellissimi disegni. Siamo a un livello largamente superiore a gran parte della produzione dell'epoca e di quella attuale, estesa su una quantità di pagine spaventosa (e quindi ancora più significativa).
Se avete amato il film, e magari dopo averlo rivisto come ho fatto io, il manga vi aprirà un nuovo universo in quanto a spessore della trama e profondità dei personaggi (iniziando dal duo Tetsuo-Kaneda). Tanto che sembra di leggere un fumetto americano per temi trattati e stile "realistico" dei disegni, lontani dalle semplificazioni tipicamente nipponiche. Otomo, omaggiando il cinema made in USA e i fumetti europei, riuscì a eguagliare entrambi facendo quasi tutto da solo (per giunta mentre lavorava al film).
Ed è un vero peccato che si parli così poco del fumetto e fin troppo della pellicola, quando la versione cartacea è il vero e unico capolavoro, senza alcun "se" o "ma". Un macigno spesso migliaia di pagine che diventò la colonna portante del genere cyberpunk/post apocalittico negli ultimi trenta-e-passa anni. Pochi lo dicono, ma tutti lo sanno, e basta vedere come lo "stile Akira" sia stato copiato da molte opere successive in ambito sci-fi.
Nei videogiochi, ad esempio, la serie F.E.A.R. poggiava sulle stesse basi narrative usando un design di chiara ispirazione giapponese (pur essendo una produzione americana). Per non parlare di come la moto di Kaneda, ispirata a quelle di Tron, sia diventata simbolo stesso del "futuro cattivo" in salsa orientale.
Il fumetto, rispetto al film, dimostra che c'era molto altro dietro alle splendide immagini...Qualcosa di così curato e di tale spessore da ignorare perfino lo scorrere del tempo.
Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata ai dieci anni di Persona 5 e al rientro scolastico, che potete trovare riassunta a questo indirizzo qui.




