Fallire con classe, la costante di Tron
Magari non ve ne siete accorti, ma la serie Tron ha visto nei mesi scorsi un terzo episodio ufficiale che (come gli altri) è passato quasi inosservato al cinema. Ebbene sì, Tron: Ares ha centrato tutti gli obiettivi per quanto riguarda il "fallimento epico" tipico della saga firmata Disney. E non è facile umorismo: di fatto, nessuno dei tre film è stato un successo al botteghino, per motivi talvolta complicati, talvolta molto semplici.
"Colpa di Jared Leto!" direbbe qualcuno che frequenta troppo spesso i social network, dove l'attore statunitense viene regolarmente criticato (se non insultato). Ma Leto è presente solo nell'ultimo episodio, come si spiegano gli insuccessi precedenti? Bella domanda, perché il sottoscritto, nonostante segua e apprezzi l'intera saga, non ha ancora trovato una risposta definitiva. Sulla carta, Tron ha tutto per avere successo: un'idea originale (al debutto di inizio anni '80), effetti speciali moderni, tanta azione e l'immancabile colonna sonora trendy. Eppure, fuori dai circoli "ultranerd" risulta quasi sconosciuto.
Iniziando la nostra retrospettiva dal film originale di Steven Lisberger, è facile criticarlo per il tono fin troppo spensierato e quasi "camp". Rispetto ai seguiti, il primo Tron è un film leggero che si prende poco sul serio, figlio dell'entusiasmo verso la nascente (allora) industria dei videogiochi. Val la pena di riguardarlo solo per le celebri sequenze sulle light cycle, che hanno ridefinito il mondo degli effetti speciali. Ancora oggi, fatte le dovute proporzioni, stupiscono per la cura nel design dei veicoli e il montaggio all'avanguardia.
Rispetto ai due sequel, Tron ha la scusante di aver subito la concorrenza spietata di tutti i capolavori in uscita nello stesso periodo. Tra Star Wars e Blade Runner, l'inizio degli anni '80 non era un campo di gioco facile per un esordiente, soprattutto quando trattava temi allora sconosciuti come il mondo dei computer. Ai tempi andavo alle elementari ma già seguivo il cinema, e ricordo solo il bellissimo poster visto brevemente nelle sale. Quasi nessuno ne parlava o sapeva cosa fosse, un atteggiamento che (purtroppo) è rimasto costante nei decenni seguenti.
Facciamo un salto in avanti di quasi trent'anni per arrivare al 2010, l'anno che poteva segnare la "rivincita" per i fan di Tron. Dopo svariate anticipazioni e un impegno sul lato marketing notevole (uscirono videogame e serie animate a tema, tanto per dire) ecco Tron: Legacy. Jeff Bridges tornava nel cast principale, c'erano tutti gli ultimi ritrovati in materia di computer grafica e sul lato musicale erano stati scomodati persino i Daft Punk. Risultato? Un altro flop, stavolta per il rapporto spese/profitti troppo sbilanciato verso le prime.
Eppure Tron: Legacy, a mio modesto parere, rimane il migliore dei tre film come coerenza e coesione tra storia e spettacolo visivo. Joseph Kosinski, lo stesso regista di Top Gun: Maverick e del più recente F1, riuscì a unire l'uso massiccio del computer a una trama semplice ma interessante. Se è vero che alcune tecniche in CGI, come il volto di Jeff Bridges ringiovanito, mostrano il passare degli anni, la resa visiva resta uno spettacolo. Tant'è che lo stile "dark" applicato alle uniformi dei personaggi e alle ambientazioni verrà ripreso nel recente terzo capitolo.
Ed eccoci a parlare nuovamente di Jared Leto, protagonista del tanto criticato Tron: Ares. Un film abbastanza insulso dal punto di vista narrativo, di cui salvo soltanto alcune sequenze molto spettacolari (peraltro già svelate ampiamente nei trailer). Come spesso avviene quando è protagonista o tra gli attori principali, Leto si sforza così tanto da risultare fastidioso. Ricordate il cattivo di Blade Runner 2049 e i suoi atteggiamenti da zombi in catalessi? Ecco.
Ma ci sono altri aspetti che fanno sembrare questa pellicola un remix di vecchi contenuti montato con l'aiuto dell'IA. Come l'inutile cameo di Jeff Bridges, o le citazioni di Terminator 2 e Fast & Furious in un paio di inseguimenti senza capo né coda. La mancanza di idee, tipica di molte produzioni moderne, è il difetto principale che limita la presa sullo spettatore. Invece di mostrare una nuova frontiera per i film ispirati ai videogame, l'opera firmata Joachim Ronning resta sui binari del tipico action movie tutto sparatorie ed esplosioni.
Personalmente, ritengo un vero peccato che i temi introdotti da Tron: Legacy non siano stati sviluppati nel sequel, come era stato previsto inizialmente. Il rapporto IA-esseri umani, la coesistenza dei mondi reale e virtuale, la possibilità che vite senzienti nascano nei computer: tutto è stato buttato all'aria per attirare i "supergiovani" attaccati a Fortnite o Call of Duty.
Visto il poco successo ottenuto, appare difficile prevedere l'uscita imminente di altri episodi nella serie Tron. Ma nulla è perduto, se pensiamo al semplice fatto che la serie è sempre tornata al cinema malgrado i continui flop. Una cosa è certa: dopo le "mazzate" subite dal terzo capitolo, l'attesa per altri episodi sarà nuovamente lunga.
In generale, se da un lato è disarmante vedere Tron fallire ogni singola volta nella sua scalata al successo, fa piacere sapere che ci sia sempre una nicchia di fan pronti a sostenerlo. Lo dimostrano tutte le influenze che ha avuto, e ha tuttora, a livello di design e soluzioni grafiche, su altri film e videogiochi. Detto in parole povere: sono tantissimi ad apprezzare la saga e ciò che rappresenta per l'informatica, malgrado se ne parli troppo poco.
Speriamo che il futuro quarto capitolo, se mai arriverà, dia a tutti un'ottima ragione non solo per vederlo, ma anche per celebrare la sua importanza storica. Perché, senza Tron, difficilmente avremmo visto un tale sviluppo della grafica digitale, dentro e fuori dai computer. Al di là delle statistiche e degli incassi, questa è l'unica cosa che conta davvero.




