Le ambizioni di Planet of Lana II
Dei tanti figli, nipoti, bisnipoti di Another World, il primo Planet of Lana è quello che m’è sembrato voler richiamare in maniera più palese il gioco che, assieme alle prime cose di Jordan Mechner, ha sostanzialmente fatto da base per il filone moderno dei cosiddetti “cinematic platformer”. Poi io lo studio (svedese) Wishfully lo conosco a malapena di nome, non ho mai avuto occasione di chiacchierare con nessuno di loro e magari questa è tutta una mia sovrainterpretazione figlia del fatto che stiamo parlando di uno fra i giochi fondamentali della mia vita. Ma alla fine non è importante, perché un certo tipo di influenza, soprattutto quando si parla di opere così lontane nel tempo ma tanto decisive e seminali, gravita nell’aria ed esiste in maniera talvolta anche un po’ inconsapevole. Fatto sta che in quel primo Planet of Lana uscito tre anni fa, pur ovviamente attraverso il filtro di approcci e convenzioni contemporanee. ci avevo trovato proprio una grossa assonanza col lavoro di Eric Chahi, nel tipo di atmosfera, nelle scelte stilistiche, nel linguaggio e nel modo di raccontare e far interagire.
Poi, ovviamente, Planet of Lana faceva anche un po’ di cose diverse, a cominciare dall’utilizzo di quella specie di gatto alieno come coprotagonista che accompagnava Lana e diventava in qualche modo strumento di gheimplei da usare per risolvere enigmi assortiti. Nel complesso, m’era parso un gioco che non inventava nulla (o quasi) di nuovo ma faceva tutto molto bene. Che per molti, mi rendo conto, può non essere abbastanza, ma alla fin fine penso sia soprattutto una questione di interessi ed esigenze: su altri generi di gioco, magari, non sarebbe abbastanza neanche per me, ma su questo filone qua, che amo molto, magari anche per questioni di imprinting, m’è risultato sufficiente. Bello stile, bella esecuzione, solidità, gestione adeguata di tempi e ritmo. A posto. Certo, nel momento in cui tre anni dopo mi tiri fuori un seguito, non mi aspetto rivoluzioni, ma qualcosa in più e qualcosa di meglio sì.
A entrambi gli episodi ho giocato assieme a mia figlia, passandoci di mano il pad a seconda delle situazioni. Io dovevo occuparmi di quelle più cupe e/o stressanti, lei del resto. Ci siamo divertiti e appassionati molto. Il primo episodio aveva sul finale una svolta drammatica capace di estrarre qualche lacrima dagli occhi della bimba. In questo seguito non c’è nulla del genere, ma il finale ci ha comunque estratto emozioni forti, seppur d’altro tipo.
Planet of Lana II: Children of the Leaf non m’è sembrato avere alcuna intenzione di rivoluzionare, inventare, stravolgere, non è insomma il gioco che farà cambiare idea a chi aveva trovato l’originale banale, troppo semplice, già visto o, che ne so, magari lento. Però è un seguito che ha un’idea chiara di come fare il proprio dovere, alzando l’asticella dell’ambizione e dell’esecuzione. A livello narrativo, segue il copione abbastanza classico dei seguiti, tipicissimo di quelli disneyani, nel suo ampliare il raggio d’azione dei personaggi, dei temi, della trama. Planet of Lana II non racconta più la storia di un protagonista all’interno di un mondo e si occupa invece di illustrare un mondo che lo contiene. Nell’allargarsi, rende ancora più esplicite le sue tematiche, il suo parlare di conflitto ma anche di possibile convivenza fra natura, umanità, tecnologia e artificiale, tracciando un filo conduttore che, per citare opere recenti, fa pensare all’Avatar di James Cameron, ma che gente della mia età non può fare a meno di tirare fino Conan il ragazzo del futuro. Anche qui, non so quanto l’influenza dello studio Ghibli sia ricercata e quanto sia semplicemente frutto del modo in cui quelle opere fanno parte del brodo primordiale culturale in cui ormai pasturano tutti, ma insomma, è proprio difficile non pensarci, vuoi per il conflitto fra popoli dall’approccio diverso al mondo, vuoi perché, insomma, quando un personaggio si chiama Lana, come si fa? E del resto la stessa gente di Wishfully nelle interviste non si distacca dal rimando all’opera Ghibli, pur puntualizzando che nel loro gioco manca quell’elemento di naturalismo magico che è (quasi) sempre parte integrante del lavoro di Hayao Miyazaki e compagni.
La maggior ambizione di Planet of Lana II, però, mi è parsa soprattutto quantitativa, nella misura in cui la natura puramente avventurosa del racconto non cambia poi molto. Non c’è, insomma, un tentativo di complicare le cose sul piano linguistico e si procede invece, e tutto sommato giustamente, su binari molto simili a quelli del gioco originale. Dove l’ambizione si fa qualitativa, mi sembra, è invece a livello del gheimplei, che ho trovato più preciso, meglio equilibrato nel dosare i suoi vari elementi in maniera meno meccanica, meno scolastica. C’è molto meno stealth e, soprattutto, m’è parso usato in maniera meno banale e logorroica, più integrata con le varie meccaniche che questa volta si parlano fra loro in maniera organica, con situazioni che mescolano i vari elementi in modo continuativo. Tutta l’azione di gioco è costruita come una serie di enigmi ambientali da risolvere usando le abilità dei due personaggi, le meccaniche legate al controllo dei robot, lo stealth, il movimento sulle piattaforme, attraverso una composizione più sofisticata, di nuovo, soprattutto nella quantità delle cose che richiede di fare e nella pulizia con cui le mescola fra di loro. Il corridoio in cui si muove Planet of Lana II rimane quello del primo episodio, quindi semplice, accessibile e senza grandi ambizioni rivoluzionarie, ma la sua esecuzione m’è sembrata più soddisfacente sotto ogni punto di vista.
E poi c’è un tipo di ambizione che va anche al di fuori del gioco in sé ed è quella che mi sembra avere uno studio di sviluppo reso sicuro dal successo del primo episodio, che qui prova a imbastire un’epica più ampia e di lungo respiro, ragionando sul passato e sul futuro delle proprie storie. Planet of Lana II ha un arco, narrativo e di gioco, che apre e chiude i suoi discorsi e trova una conclusione in una decina molto scarsa di ore, ma ha allo stesso tempo chiaramente le intenzioni di fare da capitolo centrale di una trilogia, con ambizioni da L’impero colpisce ancora rese brutalmente esplicite in un finale che lascia aperti i suoi discorsi e sembra suggerire il desiderio di allargare ancora di più le ambizioni narrative, estetiche e di gioco in una possibile terza uscita. Terza uscita che spero davvero di veder arrivare, anche se poi vai a sapere se fra tre o quattro anni mia figlia avrà ancora voglia di giocarci con me.
Planet of Lana II sarà disponibile dal 5 marzo 2026 su PC (Steam), PlayStation, Switch e Xbox e su iOS (App Store). Io e mia figlia ci abbiamo giocato grazie a un codice PC fornito dall’agenzia di PR che lo segue, impiegando otto ore e spiccioli per raggiungere i titoli di coda e sbloccare 16 obiettivi su 25.




