WWF Superstars e WrestleFest di Technos, figli di cazzotti veri
È curioso. Quelli che sono con ogni probabilità i due giochi da sala più amati di tutti i tempi sulle risse coreografate della WWE (un tempo WWF), WWF Superstars e WWF WrestleFest, sono nati grazie alle idee di un tizio che di risse vere ne aveva vissute sulla sua pelle tante.
All'inizio degli anni ‘80, la software house che farà vedere di lì a poco a quei due cabinati della WWF la luce (al neon) delle sale giochi è solo poco più di un sogno. Il sogno di libertà di tre dipendenti di Data East, Kunio Taki e i colleghi Takashi Hanya e Takeo Hagiwara, che decidono di mettersi in proprio e fondano nell'81 a Tokyo la Technōs Japan Corp.
Data East non la prende bene, soprattutto perché accusa i tre di aver portato via con loro il codice di un suo gioco, Pro Tennis, per crearne dei bootleg da rivendere a terzi. Le due società trovano comunque un accordo, e così Data East diventa il distributore dei titoli che Technōs sviluppa in quegli anni. Nel 1983, uno dei suoi primissimi giochi è proprio un gioco di wrestling. In Giappone si chiama Big Pro Wrestling, in Occidente Tag Team Wrestling, ed ottiene un discreto successo in giro per il mondo, tanto che ne nascono le conversioni casalinghe per Commodore 64, NES, PC e Apple II. Prendete mentalmente nota del fatto che alla base del gioco non c'è un singolo lottatore, ma una coppia di wrestler: appunto, un tag-team. Ci torniamo tra un attimo.
Due anni dopo, Technōs sforna Mat Mania, in Giappone Exciting Hour: The ProWrestling Network, e anche questo titolo va forte. Ma il vero successo per la software house di Tokyo arriva nell'86 con il picchiaduro a scorrimento che qui conosciamo come Renegade e che in Giappone era Nekketsu Kōha Kunio-kun. Il Kunio del titolo è uno studente delle superiori teppista che deve scontrarsi con i membri di varie bande rivali. È il primo capitolo della popolarissima serie Kunio-Kun, arrivata fino ai giorni nostri. La particolarità del primo gioco non è solo che il nome Kunio è quello del presidente della società, il citato Kunio Taki, ma anche e soprattutto che si tratta praticamente di un picchiaduro autobiografico.
Lo sviluppatore, Yoshihisa Kishimoto, non è solo un grande fan dei film di Bruce Lee, ma un ex studente che ai tempi del liceo finiva in una rissa “praticamente un giorno sì e l'altro pure”, soprattutto dopo esser stato scaricato dalla ragazza dell'epoca. Diventato uno sviluppatore di giochi, Kishimoto lavora per alcuni anni ai laser game di Data East, e in seguito si rivolge a Technōs, per la quale crea non solo Renegade, ma nell'87 Double Dragon. E cos'erano del resto, le scazzottate dei fratelli Billy e Jimmy Lee [link ospizio], se non i ricordi dei rissoni vissuti da Kishimoto, traslati in uno scenario da film di Bruce Lee? Le passioni (in senso lato) giovanili fatte videogioco.
Dopo il primo Double Dragon, Kishimoto dirige i lavori di altri titoli Technōs, come V'Ball e i due seguiti di Double Dragon, in mezzo ai quali spunta nel 1989 un altro arcade sul wrestling, basato come il vecchio Tag Team Wrestling sul concetto di match a coppie. Il gioco si intitola WWF Superstars, ha la licenza ufficiale della World Wrestling Federation e arriva nelle sale nel momento di massima popolarità degli spettacoli di quest'ultima. Sono gli anni di Hulk Hogan e Ultimate Warrior, che WWF Superstars infila ovviamente nel suo roster assieme a Macho Man Randy Savage, Hacksaw Jim Duggan, Big Boss Man e il finto Elvis manesco Honky Tonk Man.
La struttura del gioco era molto semplice: la coppia di wrestler scelti doveva affrontare altri tag-team nel corso di tre incontri, prima di disputare la finale contro i Mega Bucks, ovvero Ted DiBiase (alias The Million Dollar Man) e André the Giant, personaggi non selezionabili dal giocatore. Sarebbe stato possibile controllarli solo decenni dopo, grazie a un cheat del MAME.
Il sistema di controllo permetteva colpi e prese, lo scontro poteva spostarsi anche al di fuori dal ring e la grafica era semplicemente pazzesca. WWF Superstars sembrava un titolo impossibile da tradurre fedelmente a casa (non che non ci si sia provato, con una sorta di clone per Amiga, ST, PC e vari computer a 8-bit, il WWF WrestleMania di Ocean del 1991), e anche un titolo difficilmente superabile.
E invece.
Proprio nel 1991, Kishimoto e i suoi lanciano WWF WrestleFest, un sequel che riprende l'impostazione di Superstars, ma ne moltiplica contenuti e divertimento. Molti più atleti selezionabili, innanzitutto: Hulk Hogan, Ultimate Warrior, Ted DiBiase, Big Boss Man, Jake "The Snake" Roberts, Earthquake, Mr. Perfect, Sgt. Slaughter, Smash e Crush dei Demolition, e come boss finali degli scontri in tag-team i più fichi di sempre, i Legion of Doom, Hawk e Animal. Ogni wrestler aveva la sua finisher, il numero di mosse era molto alto, e includeva quelle da eseguire in coppia. La grafica, più tozza e meno kawaii rispetto al titolo precedente, ma con sprite enormi, era e resta ancora oggi semplicemente sublime. Ma non era tutto. Il piatto forte del gioco era che alla modalità tag-team affiancava un Royal Rumble mode: sceglievi questa volta una sola superstar e buona fortuna, per restare nel ring fino alla fine della Rumble senza essere lanciato oltre le corde.
Era un gioco difficile da portare a termine, per la natura mangiagettoni che accomunava tanti (un po' tutti) i titoli dell'epoca, se non imparavi a sfruttare al massimo le poche risorse a tua disposizione, come il momento “power up” per il membro del tag-team rimasto fuori per un certo lasso di tempo. C'era un po' tutto della WWF dell'epoca, sopra e attorno a quel ring dai colori supersaturi. Tanto in Giappone quanto negli Stati Uniti, WrestleFest fu uno fra gli arcade più – letteralmente – gettonati del 1991, e chiunque fra voi abbia incrociato una sala giochi nostrana nei primi anni ‘90 non può non averci fatto almeno una partita.
Tutti noi appassionati di wrestling speravamo che anche di quello, in qualche modo, uscisse una versione per le piattaforme domestiche, ma non è mai successo. Il remake per iOS sarebbe uscito solo vent'anni dopo. Negli ultimi anni sono nati vari titoli che cercavano di riprendere la magia di Superstars e WrestleFest, riproponendone lo stile e il tipo di grafica. Il più celebre e riuscito è RetroMania Wrestling di RetroSoft Studios, del 2021
Technōs Japan terminerà le sue attività solo qualche anno dopo l'uscita di WrestleFest, nel dicembre del 1995. Le IP sopravvissute alla sua bancarotta saranno sparpagliate tra compagnie come Atlus e Arc System Works: oggi sono soprattutto nelle mani di quest'ultima. Yoshihisa Kishimoto andrà avanti per anni a sviluppare giochi da freelance, spesso come il nome d'arte di Plophet. Tanto che nel 2010 creerà una società con questo nome, con cui offrirà la sua consulenza per i seguiti di alcune sue vecchie glorie, come Double Dragon Neon nel 2012. Nel 2017 ha diretto in prima persona i lavori per Double Dragon IV. Ci ha lasciato qualche settimana fa, il 2 aprile 2026, all'età di 64 anni. Questo articolo lo dedichiamo ovviamente a lui, e a tutte quelle scazzottate ai tempi della scuola, frutto di una delusione amorosa, grazie alle quali ha saputo riempire i nostri pomeriggi di risse simulate, gomitate e powerbomb, dentro e fuori da un ring.




