Outcazzari

L’ingenuità dei miei anni ’80, quando credevo di essere dalla parte dei buoni

L’ingenuità dei miei anni ’80, quando credevo di essere dalla parte dei buoni

Quando Andrea ha proposto la Cover Story dedicata alle spie, ho pensato subito di voler scrivere un pezzo su Sly Spy. Pur non avendoci giocato tantissimo in sala giochi, infatti, ho passato parecchie ore sulla conversione Amiga in compagnia dei miei vicini di casa, affascinato dalla varietà delle situazioni “liberamente ispirate” ai film di 007.

Film che, per inteso, non ho mai sopportato più di tanto, ma che in un’ottica ludica, joystick alla mano, hanno alimentato titoli per me impossibili da ignorare. Pur non potendo contare sulla licenza ufficiale delle pellicole cinematografiche, i riferimenti di Sly Spy a Bond (James Bond) erano a dir poco sfacciati, a partire dalla possibilità di scegliere, a inizio partita, il numero identificativo a tre cifre del protagonista.

Se fosse possibile stilare una statistica delle combinazioni scelte dai giocatori di Sly Spy, immagino che l’iconico trittico “007” svetterebbe in prima posizione con un distacco incolmabile.

Sly Spy non è stato il primo gioco in cui Makoto Kikuchi, game designer al soldo di Data East, ha manifestato la propria ossessione per film d’azione e lattine di Coca Cola. Appena un anno prima, infatti, aveva già sondato il terreno con Bad Dudes Vs. DragonNinja (quello sì, che lo spolpai in sala giochi!), un gioco di combattimento a scorrimento ispirato ai film di ninja, teppisti e arti marziali.

Anche in quel caso, il giocatore veniva convocato per risolvere un’emergenza nazionale (il rapimento del presidente Ronnie) e, da solo o in compagnia di un amico, doveva pestare orde di nemici a suon di calci, pugni e colpi di nunchaku.

Rispetto a Bad Dudes, Sly Spy ha visto Kikuchi tornare in sala giochi con un pizzico di varietà extra, sballottando il giocatore dalle sparatorie in moto alle immersioni tra gli squali, senza mai rinunciare ad aggiungere gli elementi caratteristici del Bond universe.

Le sezioni subacquee proponevano un gameplay diverso da quelle classiche a scorrimento, permettendo di muovere il personaggio anche verticalmente per schivare i colpi nemici.

Ricordo con piacere le ore passate con l’opera di Kikuchi, ma ammetto che rigiocarci oggi è stato surreale. Prima di scrivere l’articolo, ho caricato Sly Spy sul cabinato per togliere le ragnatele dai cassetti dei ricordi e, pur avendo ritrovato con piacere l’azione intensa e spettacolare dell’epoca, ho retto a fatica la narrativa filo-americana tipica degli anni ‘80.

Crescendo si cambia, si matura e si prende consapevolezza di dinamiche globali che da ragazzi è facile ignorare senza grossi sensi di colpa. Se oggi un videogioco mi chiedesse di pestare centinaia di punk per andare a liberare Tonald Drump dalle grinfie di chissà quale “organizzazione terroristica”, non credo che accetterei l’incarico. Al massimo, mi “iscriverei ai terroristi”.

In un ipotetico Sly Spy moderno, questa scena si svolgerebbe davanti a un’enorme statua di “TACO” Trump.

Se un gioco come Sly Spy uscisse oggi, proporrebbe di sterminare decine di pescatori in acque internazionali, di fare irruzione all’interno di scuole e ospedali per deportare cittadini americani, o magari di eliminare i leader di un paese sovrano al grido di “morte ai terroristi”, senza passare per la giustizia ordinaria.

A questo punto, non posso fare a meno di chiedermelo: e se per anni avessi vestito i panni virtuali dei cattivi?

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata a 007 e in generale alle spy story, che potete trovare riassunta a questo indirizzo qui.

WWF Superstars e WrestleFest di Technos, figli di cazzotti veri

WWF Superstars e WrestleFest di Technos, figli di cazzotti veri