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The Remake of the End of the Greatest RPG of All Time, un titolo che è tutto un programma (e forse mente)

The Remake of the End of the Greatest RPG of All Time, un titolo che è tutto un programma (e forse mente)

Quando ho avuto il primo impatto con The Remake of the End of the Greatest RPG of All Time (che chiamerò The Remake d’ora in poi per non impazzire), mi sono sentito ingannato in più di un modo. Non è un remake, tanto per cominciare, ma, cosa ben più grave, non è neanche un gioco di ruolo! Fortunatamente, la vera natura di The Remake è talmente deliziosa e interessante da far perdonare abbondantemente gli inganni in questione.

Fondamentalmente un gioco d’avventura, con puzzle estremamente creativi basati sullo studio dell’ambiente, l’osservazione di dettagli minuziosi e la lettura del manuale di gioco del gioco di ruolo fittizio di cui si sta giocando il presunto remake.

La narrazione, in The Remake, si muove su più livelli contemporaneamente. Nel primo c’è il gioco di ruolo vero e proprio, il secondo è un secondo gioco esplorativo in prima persona in cui ci si muove e si possono risolvere dei puzzle, e il terzo, in senso lato, è rappresentato dal giocatore vero e proprio, che “legge” il manuale (del gioco di ruolo originale) con gli appunti scritti a mano come si faceva una volta.

Poi, da un certo punto in poi, si sbloccano dei video, come in una sorta di Director’s Cut, in cui gli sviluppatori, che sono un gruppo di amici che hanno amato questo JRPG all’epoca della sua uscita, parlano di come lo hanno sviluppato e della loro preparazione alla data di lancio.

È anche in questi video che si incontra il “vero villain” della storia, un individuo talmente odioso e disprezzabile che è una gioia umiliarlo andando avanti nella trama.

Mi rendo conto che è una descrizione abbastanza confusionaria e in realtà sono confuso anche io nello scriverla, ma è voluto. E come ho detto poco fa, la parte più unica del gioco è il modo in cui sono lo studio del manuale e degli indizi contenuti nei video “del making of” che permettono di andare avanti.

Alcuni esempi? All’inizio del gioco si viene massacrati da quello che appare essere il boss finale del finto gioco di ruolo al centro dell’intera vicenda. Quando si viene uccisi e si riparte da un save point precedente, esplorando si possono trovare “frammenti” del manuale, che ricorda i manuali dei giochi per SNES o Megadrive, con sopra scritti a penna gli appunti degli sviluppatori del remake, all’epoca bambini. Uno di questi appunti spiega la particolare combo necessaria per sconfiggere il boss, e al tempo stesso è possibile trovare una combinazione che serve per esplorare una zona più ampia del “mondo all’esterno del gioco”, che è tridimensionale e in prima persona.

Questo tipo di metagioco su più livelli continua per tutta l’esperienza di gioco, andando a creare una trama più complessa di quanto ci si aspetterebbe, con una conclusione che ho trovato abbastanza soddisfacente ma su cui davvero non posso dire molto, perché sarebbe un grosso spoiler. Basti sapere che il gioco, e ora parlo del prodotto reale che noi esseri umani toccheremmo con mano, non quello metanarrativo a cui giocano i personaggi di The Remake, affronta tematiche piuttosto serie legate alla tossicità nel mondo dei videogiochi.

Giocare a The Remake of The End of the Greatest RPG of All Time è stato una esperienza al tempo stesso straniante ed eccitante. La sfida cerebrale è sempre elevata e cercare gli indizi necessari per continuare l’esplorazione è una parte fondamentale dell’esperienza. Ammetto anche candidamente di essermi bloccato più volte, ma la cosa mi provocava più che altro voglia di superare l’ostacolo, che non frustrazione.

Un gioco che somiglia molto a questo, ma più famoso e forse più “amichevole” nei confronti del giocatore, è There is No Game, di cui esistono due versioni, una gratuita e una a pagamento più estesa. Se si vuole provare a verificare se un gioco come questo piace suggerirei proprio di partire dalla versione gratuita di There is No Game, e se si scopre di apprezzare queste strutture di gioco metanarrative estremamente arzigogolate si può scegliere se cadere nella tana del bianconiglio con The Remake o la versione più completa di There is No Game.

There is no game, e allora? | Outcast Sala Giochi
Outcast Staff

La cosa più importante da capire, però, è che non c’è davvero un RPG nel remake del miglior RPG di tutti i tempi. In compenso, è un ottimo gioco d’avventura/puzzle, con una trama più seria del previsto e con molteplici chiavi di lettura. Se si cerca qualcosa di diverso dal solito… questo gioco è decisamente tra le cose più diverse dal solito che ho provato negli ultimi tempi.

Il videogioco è morto. Viva il videogioco!

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