Ricarica nordica
La scorsa settimana sono stato alla Nordic Game Conference, che purtroppo è e sarà l’unica mia sortita “fieristica” per il 2026, dato che alla Game Developers Conference non sono andato per ragioni “contestuali” e il Reboot Develop Blue mi sa che ce lo siamo giocato. Un minuto di silenzio, grazie.
È stata una bella settimana perché m’ha dato un po’ una rinfrescata mentale su cosa c’è di bello nello stare dietro ai videogiochi dal mio punto di vista più o meno lavorativo. Ho avuto modo di provare una manciata di piccole produzioni indipendenti più o meno tutte sfiziose, interessanti, promettenti, una delle quali tra l’altro sviluppata da gente che negli anni di frequentazione a Malmo ho imparato a conoscere. Ho incontrato una valanga di gente che vive e respira videogiochi, persone che già conoscevo più o meno bene e persone che non avevo mai visto prima, gente che arrivava da un po’ tutto il mondo, gente che nei paesi nordici ci vive e la solita sorprendente truppa di italiani, ché siamo sempre più di quanto ti aspetti. E ho visto un sacco di persone che continuano imperterrite a fare quello che vogliono e quello che amano, ciascuna seguendo il suo percorso, che è unico e diverso da quello di tutti gli altri, ciascuna provando e riprovando, insistendo, spesso davanti a raffiche di “No”, smitragliate di “Forse” e grandinate di “Le faremo sapere”.
Gente strana che fa cose strane.
Ho visto, come al solito, una comunità bella, unita, piena di voglia di condividere, darsi da fare, imparare, tendersi una mano. Poi, sì, i minchioni ci sono dappertutto, figurati se mancano fra gli sviluppatori di videogiochi. Anzi, abbondano anche lì, come abbiamo scoperto più e più volte tramite la triste cronaca. Ma è l’insieme, lo spirito che si respira gironzolando fra quelle persone, a risultarmi più o meno sempre rinfrescante e a darmi un pizzico d’ottimismo in un momento in cui lo stato del settore nello specifico e quello del pianeta in generale non è che spingano con prepotenza in quella direzione.
E anche sul palco dei talk ho visto roba interessante, ho ascoltato gente di Housemarque, incluso l’italiano Simone Silvestri, parlare di come hanno messo assieme Saros dal punto di vista del gheimplei, dell’estetica, dell’audio. Ho visto gli sviluppatori di Planet of Lana raccontare la loro amicizia trentennale e il percorso non semplice che li ha portati al successo. E ho seguito altre due o tre cose che magari racconterò in un podcast, auspicabilmente senza finire a farlo nel 2027.
La putenza di Carcosa sul palco.
È stata una bella settimana, insomma, anche graziata dal fatto che un “Certo che fa caldo!” pronunciato a Malmo è comunque molto più tollerabile rispetto alla stessa frase pronunciata un po’ più a sud. Mi sto sciogliendo, aiutatemi!
Comunque, oggi inizia giugno e domani lanciamo l’ultima Cover Story “stagionale” prima della pausa estiva, con un argomento sostanzialmente obbligato: i trent’anni di Nintendo 64.
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