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Alpha Protocol è il miglior simulatore di spionaggio a cui non avete giocato

Alpha Protocol è il miglior simulatore di spionaggio a cui non avete giocato

Ho sempre avuto una fascinazione per le spie, ma vai a sapere il perché. Non so se per le avventure intorno al mondo, per il poter vivere due o tre vite contemporaneamente con un'identità nuova a comando o perché, cinema e TV negli anni me le hanno vendute troppo bene. Pensandoci, da piccolissimo ero in fissa con Action Man, il giocattolo prima e il cartone poi, con gli inserti in live action che mi facevano esplodere la testa (e che, vedendoli oggi, forse impressionano un po' meno), mentre da adolescente Chuck mi ha praticamente iniziato a un certo modo di seguire le serie TV, fatto di discussioni tra appassionati, fansub e attese spasmodiche per le nuove stagioni, tant'è che ancora oggi resta tra i miei rewatch preferiti.

Ed è proprio nel periodo in cui ero preso benissimo da Chuck che ho scoperto Alpha Protocol, il gioco di ruolo sviluppato da Obsidian Entertainment pubblicato nel 2010 su PC, Xbox 360 e PlayStation 3. Non mi sembra siano passati così tanti anni, ma il fatto che l'abbia comprato su un forum online a tema videoludico che oggi è praticamente sparito, in un blocco di videogiochi in versione promo (quelli destinati a chi doveva occuparsi delle recensioni, senza copertina), pratica anch'essa andata perduta in favore dei codici per il digitale, mi ricorda che quei quindici anni effettivamente sono trascorsi, e inizio ad affacciarmi pure io all'anzianità.

I giochi in versione promo avevano il loro fascino.

In Alpha Protocol si vestono i panni di tale Michael Thorton, un agente dell'agenzia segreta clandestina che dava il nome al gioco, un'organizzazione talmente oscura da essere sconosciuta anche per molte autorità americane. Il caro Michael, manco a dirlo, viene tradito e scopre il più classico dei complotti, con un piano malefico che, se non fermato in tempo, significherebbe terza guerra mondiale. Ai tempi il gioco venne decisamente affossato dalla critica sia per un comparto tecnico non proprio all'altezza e con qualche bug di troppo, sia per il gameplay; critiche che in parte condivido ma che, secondo me, sono state forse troppo cattive, tagliando le gambe a un titolo che ancora oggi può vantare tanti meriti e caratteristiche uniche.

Innanzitutto, Alpha Protocol era un gioco di ruolo davvero interessante, in cui al giocatore veniva richiesto espressamente di entrare nello spirito dell'avventura, di mettersi nei panni della propria spia sviluppandone stile e caratteristiche. Il gameplay era in terza persona e Michael Thorton, a seconda di quale albero delle abilità si scegliesse di sviluppare, poteva diventare un soldato inarrestabile capace di spazzare via chiunque gli si parasse davanti senza preoccuparsi delle conseguenze, oppure uno specialista tecnologico dotato di gadget da fare invidia alle migliori spie o, ancora, un agente invisibile in grado di infiltrarsi senza fare rumore né lasciare tracce.

La scelta dei potenziamenti influenzava davvero il gameplay e il modo in cui si affrontavano le missioni.

C'era anche la possibilità di combinare i percorsi, trasformando il protagonista in un agente segreto che rifletteva davvero la volontà del giocatore, eventualmente un mix tra James Bond, Jason Bourne e Jack Bauer. Detto ciò, secondo me il più grande merito di Alpha Protocol non risiedeva nel gameplay, bensì nel suo sistema di scelte e conseguenze terribilmente all'avanguardia rispetto alla concorrenza. Il sistema di dialogo proponeva le classiche opzioni del caso, ma erano a tempo, con un conto alla rovescia pressante che imponeva una certa urgenza e in cui non c'erano scelte facili; non veniva evidenziato il percorso eroico da quello più oscuro, per capirci, ma bisognava prestare attenzione alle sfumature del dialogo.

Era proprio quell'urgenza a piacermi e ad avermi fatto immergere ulteriormente in quel mondo a base di spie, complotti e viaggi intorno al mondo. Se devo fare una scelta che può decidere le sorti del pianeta mentre una bomba sta esplodendo, è giusto che la compia velocemente, d'istinto e senza rimuginarci troppo sopra; in questo contesto, la disponibilità di un tempo illimitato sarebbe risultata meno interessante. So che non tutti sono fan del timer, ma dal mio punto di vista contribuiva a fornire un taglio cinematografico ai dialoghi; se proprio, ecco, avrei inserito la possibilità di disattivarlo o aumentato le opzioni legate all'accessibilità, ma non ci avrei mai rinunciato del tutto, anche perché in Alpha Protocol le scelte contavano davvero.

Le scelte a tempo limitato aggiungevano pepe al gioco e si adattavano perfettamente al contesto pseudo-cinematografico.

Dopo la missione iniziale in cui si scopre l'esistenza del grande complottone, il gioco offriva la possibilità di scegliere liberamente quale dei tre obiettivi successivi perseguire: se andare a Roma, Mosca o Taipei. L'ordine in cui si decideva di completare queste missioni era importante perché, magari, il salvataggio di un personaggio da una parte si rifletteva sulle altre location, e viceversa, senza contare che questa dinamica permetteva al finale di risultare più coinvolgente per il giocatore.

Alpha Protocol mi ha introdotto alla meccanica delle scelte e a una struttura non lineare, ed è forse per questo che lo ricordo con particolare affetto. Adoravo la possibilità di sviluppare il mio personaggio in uno spettro che andasse dall'emulo di Solid Snake a tutto stealth a uno pseudo Terminator con le armi sempre spianate, e forse ho accusato meno i difetti lato gameplay proprio perché durante la prima run scelsi il livello di difficoltà “facile”, concentrandomi soprattutto sulla storia.

C'erano poi le immancabili "Bond girl" di turno, e il finale migliore comprendeva la classica fuga in barca verso il tramonto in compagnia della propria amata. Aspetto con discreta curiosità 007: First Light proprio perché, in parte, mi ricorda Alpha Protocol, una perla dimenticata un po' troppo presto che meriterebbe di essere riscoperta; di lì a poco, tra l’altro, avrei giocato a Mass Effect 2, uno dei miei videogiochi preferiti di sempre, che smussava tanti dei difetti che avevo trovato in Alpha Protocol ma che, sotto altri aspetti, aveva sicuramente da imparare dalla creatura imperfetta di Obsidian. Insomma, se lo chiedete a me, se siete alla ricerca di un gran simulatore della vita da spia, Alpha Protocol è la via; e in un'epoca di remake e affini, chissà che non si decida di dare una seconda possibilità anche al caro Michael Thorton: sono sicuro che saprebbe farne buon uso!

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata a 007 e in generale alle spy story, che potete trovare riassunta a questo indirizzo qui.

Essere un bondmaniaco oggi

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