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Nintendo contro Sony nel paese dei tarocchi

Nintendo contro Sony nel paese dei tarocchi

Il successo devastante della prima PlayStation in Italia, circa trent'anni fa, portò un'esplosione di ignoranza degna dei peggiori social network moderni. Gente che conosceva i videogame da una settimana iniziò a distribuire perle tipo "Tekken è un vero simulatore di botte" e Gran Turismo "l'unico gioco colle macchine vere". Dulcis in fundo: il grande vantaggio di comprare i giochi a 10.000 lire grazie al marocchino di turno. Perché spendere i soldi sui videogame era, e per qualcuno lo è ancora, una cosa da sfigati.

Lo sanno tutti ma giova ricordare che In materia di pirateria l'Italia vanta decenni di onorata carriera, tanto che già negli anni '80 erano gli stessi negozi (non tutti, ma molti) a duplicare nel retrobottega i titoli per Amiga e Commodore 64. Giusto per scendere dal cavallo bianco, preciso che il sottoscritto non è certo senza macchia, avendo smazzato già ai tempi della scuola la sua bella dose di cassette. In seguito imparai ad apprezzare le qualità dei giochi originali, iniziando dal duo scatola/manuale e dalla soddisfazione di vederli esposti sulla mensola.

Il collezionismo all’italiana negli anni ‘90.

Ma, nella prima era PlayStation, simili sensazioni vennero messe al bando a favore del taroccamento di massa. Chiunque poteva procurarsi i giochi via bancarella o amico "furbo", quindi l'unico investimento era nella console e nell'immancabile modifica per annullare i blocchi anticopia. Il fenomeno raggiunse in pochi anni dimensioni esagerate, tanto che scelsi, per semplice ripicca, un'altra console: il Nintendo 64. Non ne potevo più di vedere CD masterizzati ovunque e sentir parlare a sproposito del mio hobby preferito, alla faccia del pubblico di massa e dei giochi "maturi".

Le cartucce hanno fregato sì i pirati, ma anche Nintendo.

Quella scelta istintiva si rivelò una decisione saggia, vista la qualità dei giochi su cui spesi molti dei mesi seguenti (eravamo già nel '98). Amai subito Super Mario 64 (e come non farlo?), per poi esaltarmi con Zelda: Ocarina of Time e apprezzare perfino la conversione tardiva di Wipeout. Avendo già un PC, non cercavo la grafica ma l'originalità e la console targata Nintendo centrò perfettamente il bersaglio. L'unico problema è che, tolti quei 3-4 capolavori, non avevo più niente da giocare. E non ero l'unico, visto che in tutto il suo ciclo vitale, l'N64 ha visto meno di 400 titoli pubblicati (a fronte delle migliaia in casa Sony).

Notate il logo della Fiorentina…

Quindi, parlare di pirateria come unico vantaggio della "PleiUno" non è corretto o, almeno, è molto superficiale. Sicuramente l'ampia diffusione delle copie illegali favorì le vendite della console, ma Nintendo (come Sega, non dimentichiamoci il flop del Saturn) aveva un grosso problema nel parco titoli. Mentre Sony faceva di tutto per semplificare la produzione di giochi, gli illustri rivali continuarono a seguire il modello Super NES/Mega Drive con strategie superate sia nel trovare nuovi sviluppatori, sia nel puro e semplice marketing.

Oltretutto, il Nintendo 64 non vide mai nomi celebri come Metal Gear o Tomb Raider, dovette rinunciare a Final Fantasy per via delle cartucce (altro errore) e quindi venne escluso da interi generi. Dire che i suoi problemi fossero legati solo alla pirateria significa non guardare oltre i confini della penisola e il nostro modo di essere italiani (o più spesso italioti). Nel resto del mondo i "backup" erano meno diffusi, eppure il Nintendone restò quasi ovunque una console di nicchia.

Uno dei tanti “megaspeciali” usciti, sulle riviste dell’epoca, con largo anticipo rispetto alla console

Ma, quando pensiamo ai giochi che hanno fatto la storia o creato nuovi generi, troviamo sempre in cima alle classifiche una manciata di esclusive dell'ex Ultra 64. Non solo i già citati Mario e Zelda ma anche Goldeneye o Super Smash Bros, giusto per fare qualche esempio. La stessa Sony, attraverso cloni e imitazioni varie, provò a copiarli o superarli, fallendo tutte le sante volte. Questa è la vera dimostrazione di quanto il Nintendo 64 fosse rispettato, prima che dai giocatori, dagli stessi concorrenti.

E non importa che nel nostro paese, dopo quei pochi anni di anarchia taroccante, gran parte dei "nuovi esperti" abbia lasciato i videogame. Io avevo già ottenuto la mia rivincita quando riuscii a vendere Nintendo 64 e giochi per una buona somma, mentre gli amici erano sommersi dai CD pirata senza valore. Lì, forse, qualcuno avrà rimpianto l'assenza di scatola e manuale.

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata ai trent’anni del Nintendo 64, che potete trovare riassunta a questo indirizzo qui.

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