Dovremmo smettere di vergognarci
Forse capita anche a voi, ma nelle conversazioni pubbliche, sui forum, nelle chat, mi succede di conformarmi. Se l’atmosfera generale è che qualcosa sia pubblicamente sconveniente da sostenere mi viene da ritracciare, da non espormi. E questo mi succede principalmente in quelle situazioni nelle quali non ho un’estrema confidenza, nelle succitate arene pubbliche, perché con gli amici, bene o male, il giudizio non mi pesa. Al più abbozzo e ammetto di apprezzare/non apprezzare qualcosa quasi scusandomene, ma almeno timidamente mi espongo. E non parlo di sostenere l’asfaltatura dei parchi pubblici o del ritorno al carbone, ma di gusti, di preferenze.
Recentemente questa cosa mi è capitata in un paio di occasioni sulla chat di Outcast. E per colpa mia e del mio conformismo, mica di chi la frequenta. L’ultimo caso è stato Zelda per NES. Ci ho rigiocato per l’ennesima registrazione di Retroutcast alla quale ho dato buca, cementando peraltro la mia inaffidabilità. Zelda, intendiamoci, è un capolavoro, una pietra miliare. Per l’anno in cui è uscito aveva idee futuristiche e non si può negare che fosse, e in parte ancora sia, un software di pregio. Io però non mi sono divertito moltissimo a giocarlo. E quasi mi vergogno a scriverlo. Chiariamoci, brutto e un’altra cosa, per la maggior parte mi ha intrattenuto, però l’abrasività del gameplay l’ho patita e arrivare in fondo è stato uno sforzo.
Oltre all’affronto nei confronti dei mostri sacri, un altro terreno che trovo estremamente friabile è quello che gli inglesi definiscono “guilty pleasure”. Sono quei prodotti convenzionali, faciloni, che si suppone essere poco artistici, roba per la massa e che dunque possono essere fruiti purché ce se ne vergogni un po’. Non è necessario che illustri quanto folle sia questo concetto del provare imbarazzo per una preferenza.
Non c’è nessuna rivelazione o grande messaggio in questo breve scritto, ma metterlo nero su bianco è liberatorio. Alla fine, son punti di vista, no? Si possono apprezzare prodotti commerciali senza vergognarsene e senza doversi sorbire pipponi dal Riccardone di turno. Si può andare controcorrente nei confronti di un capolavoro conclamato perché non è nelle proprie corde. Non ci si dovrebbe sentire a disagio e/o subire assalti frontali per questo.
Dunque, oggi chiudo così: i 30 Seconds to Mars, mi piace cantarli a squarciagola perché i loro pezzi nascono esattamente con quell’intento; Bohemian Rapsody, il film, l’ho trovato piacevole; Mulholland Drive non mi ha entusiasmato perché troppo cervellotico; Max Payne e Alan Wake son formalmente ben costruiti ma ridondanti; Read Dead Redemption mi ha annoiato per i suoi personaggi caricaturali e un struttura spezzettata e ripetitiva; God of War lo preferivo tamarro ed ellenico e Steins Gate mi ha fatto cagare in tutte le sue forme.
E vaffanculo, anche voi non dovreste provare vergogna per i vostri gusti. Spiegateli, discuteteli ma non necessariamente nascondeteli.




