Outcazzari

In The Ratline è caccia aperta ai nazisti

In The Ratline è caccia aperta ai nazisti

La cosìddetta “Ratline” è quel sistema di vie di fuga con cui nazisti e fascisti, grazie a collaborazionisti e membri del clero conniventi, riuscirono a fuggire da “Norimberga” e dalla legge tout court, alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Come topi nascosti nell’ombra, imbarcati sotto false identità nei porti (soprattutto) italiani e spagnoli, per iniziare una nuova vita nel continente americano, con tutti i comfort del caso, nuovi nomi, nuovo passato, lasciandosi alle spalle i loro crimini di guerra ma anche un’acre scia di sangue, che chi riuscì a fiutarla usò per cacciarli e metterli davanti agli orrori commessi. Rispettabili dentisti, imprenditori, persone di spicco della società nascoste alla luce del sole, sicuri di essere ormai intoccabili, si renderanno presto conto di quanto sia difficile nascondere i segni che una svastica lascia sulla pelle e nell’anima.

Direste mai che in questa fotografia si nascondono dei criminali di guerra?

In The Ratline sta a noi interpretare il ruolo del segugio, collegamento tra cacciatore e preda, dando vita a un’indagine tesissima e dai risvolti sorprendenti. Dal misterioso omicidio di un prete a Budapest fino alla scrivania di un detective privato di New York, 1971, l’opera firmata Owlskip Games è un noir coinvolgente e intrigante nelle premesse narrative, con fondamenta ben piantate nella Storia e una grande conoscenza (e sensibilità) per la materia, impreziosito da meccanismi ludici che stimolano la deduzione e la ricerca ossessiva di indizi. Ogni caso commissionato dal nostro misterioso mandante è un mix di narrativa ed enigmistica di gran pregio. Il fine ultimo delle nostre indagini è trovare volti, nomi, cognomi e attuale ubicazione dei ratti che ci verrà chiesto di cacciare, ma il modo di scoprire queste informazioni sarà tanto tortuoso quanto divertente, con un’importante componente anti-frustrazione sotto forma di un sistema di indizi simile a quello della serie Professor Layton. Ogni richiesta giungerà alla nostra porta con una breve descrizione dei criminali e delle loro “gesta”, magari qualche foto, dei contatti a cui telefonare; indizi di base che nascondono molto più di quello che sembra ad un primo sguardo.

La scrivania può diventare velocemente un casino, ma trovare la logica nel caos è quello che distingue i buoni detective da quelli mediocri.

Basta un’intuizione, osservare attentamente, notare il giusto dettaglio ed ecco che la pista comincia a fiorire, conducendoci inesorabilmente verso la verità. C’è un po’ di Return of the Obra Dinn, di The Case of the Golden Idol e di Her Story ma, in realtà, The Ratline si inserisce benissimo in questa nouvelle vague di titoli investigativi, ispirandosi ma evitando di scopiazzare, trovando una propria identità distintiva. Un po’ come succedeva in Her Story, trovarsi effettivamente immersi in una scrivania virtuale dà un contesto in cui mettersi a proprio agio, prendersi i propri tempi e settare il mood adatto, magari mettendo la musica giusta e tenendo a portata di mano un calice di vino per amalgamare i pensieri e rilassare i nervi. L’anima quasi “simulativa” dei meccanismi enigmistici aiuta tantissimo l’immersione, con un ritmo lento ma inesorabile e una fondamentale libertà di analisi. Caso dopo caso, ci si crea un proprio modus operandi; cercare qualche parola chiave nell’archivio della biblioteca di New York, un cognome particolare sul rolodex, consultare foto e prove dei casi precedenti (aspetto molto interessante perché rende tutto più organico e meno “a livelli”) e, piano piano, senza rendersene conto, la vicenda entra sottopelle.

Ancora non lo sanno ma la loro maschera è appena caduta.

Come un veleno, le vite di questi personaggi intossicano il detective che è in noi, ossessionando con un passato che emerge prepotente mentre si ricompongono spaccati di vita, trent’anni di libertà conquistata con l’inganno, trent’anni di serenità che avrebbero dovuto essere filtrati dalle sbarre di un carcere, trent’anni che le loro vittime non hanno potuto vivere. Portare a termine un caso, in The Ratline, non dà solo quella scarica di endorfine e godimento che solo i ragionamenti ben riusciti, rotondi,  riescono a dare ma, per un attimo, ci fa sentire dalla parte giusta della Storia.

Metal Slug è un pezzo di cuore

Metal Slug è un pezzo di cuore