Metal Slug è un pezzo di cuore
Metal Slug è un gioco speciale.
Non credo serva io a dirvi quanto sia stato importante, bello e influente. E di quanto, ancora oggi, sia alla base di tantissimi run and gun che stanno risorgendo nella scena “low budget”, tra indie, tie-in, vecchi ritorni e vari altri giochi pixellosi che sono prepotentemente tornati di moda.
Nella sua essenzialità, sia estetica che di design, Metal Slug è infatti anche un ottimo “viatico” per introdurre nuove leve a un genere, a un approccio (quello arcade), generalmente ai videogiochi belli e un po’ immortali.
O, per lo meno, questa è stata la mia esperienza con mio fratello; undici anni più piccolo di me. Tanti, ma non troppi per poter voler giocare a qualcosa insieme dopo aver visto me cimentarmi tra console e videogame vari.
E il MAME è stato fondamentale nella sua fase”giochiamo in coop”, così pieno di giochi che sanno combinare l’immediatezza (fondamentale per “entrare” subito nel gioco) e la profondità che fa da stimolo a tornare pomeriggio dopo pomeriggio, sera dopo sera. E perché no, con quei “gettoni infiniti” pronti ad aiutare nel caso di bisogno. Lo so, non è l’esperienza più “pura” per un coin-op, ma va più che bene oggi e andava ancor più bene all’epoca.
Senza MAME non avremmo potuto giocare insieme a Puzzle Bubble, una miriade di picchiaduro a scorrimento (Shadow over Mystara il nostro preferito), mosso i primi passi nelle faide su Street Fighter e ovviamente distrutto polpastrelli su Metal Slug. Il nostro “go-to-episode” della serie era Metal Slug X ma, da persone di sani principi, il viaggio è iniziato dal primissimo episodio.
Con Metal Slug è stata intesa a prima vista. Io lo avevo già provato prima della sua nascita in sala giochi, ma per mio fratello è stata proprio la prima citata essenzialità a conquistarlo. Tutti gli ingredienti che hanno reso grande la serie - e il nostro esplorarla insieme - erano già lì: look irresistibile, motivi audio memorabili, un formidabile mix di slapstick comedy e aggressività ma soprattutto una sequenza di situazioni sempre più sopra le righe che rendono ogni momento non solo una conquista da fare insieme, ma anche un momento esaltante da vivere tra proiettili, bombe e chitemmuort. Un gameplay semplice, quasi “ridotto all’osso”, ma in grado di sorreggere su un’intera serie - e l’evoluzione di un genere, oserei dire - e che resta sempre, soprattutto, leggibile. Anche nelle situazioni più dure si sa sempre come migliorare, come far meglio la prossima volta, come provare quantomeno a cavarsela meglio dopo la sconfitta. Quello che separa i grandi arcade dalla mediocrità, insomma.
E se tanti giochi su MAME, per mio fratello, sono stati un “vabbè proviamolo”, la serie di Metal Slug è invece diventata una presenza fissa, pronta a tornare settimana dopo settimana, mese dopo mese, potrei dire anche anno dopo anno. Ricordo molto bene, con un pizzico di orgoglio e terrore al tempo stesso, che mio fratello alle medie indicava Metal Slug X come suo gioco preferito, mentre i suoi compagni di classe citavano ovviamente titoli molto più contemporanei. Forse lo avevo influenzato un po’ troppo? Forse, peggio ancora, avevo “sovrascritto” i miei gusti in quelli di mio fratello?
Domande che sinceramente mi pongo ancora oggi che mio fratello di anni ne ha quasi 28. Nel frattempo ha sviluppato anche dei suoi gusti molto distinti dai miei (Leage of Legends in particolare, che a me proprio non “scende giù”), mentre altre serie che prima seguiva con me, come Street Fighter, sono un po’ uscite invece dalla sua vita. Eppure mi giocherei 10€ che ancora oggi il nome di Metal Slug è in grado di destare la sua attenzione, come fece l’annuncio dello spin off Metal Slug Tactics qualche mese fa.
Chissà se ci ha mai giocato. Proverò a chiederglielo lla prossima volta che ci incontriamo per giocare un po’ a Magic insieme, tra una mescolata e l’altra.




