Mio Fratello ha comprato il remake di Gothic a causa del Nintendo 64
Non è un mistero per chiunque abbia avuto la sfortuna di leggere un mio articolo che sono cresciuto tra videogame e console Nintendo: i miei ricordi più remoti includono spesso un NES, il lettone dei miei genitori e tante partite alla combo Super Mario Bros / Duck Hunt.
Lo stesso si può probabilmente dire di mia sorella, che però credo abbia smesso di videogiocare da un bel po’, e mio fratello minore, che da qualche anno ha scoperto gli equilibrismi del conciliare lavoro full time, vita relazionale e videogame. Eh sì, Luca, benvenuto nella vita da adulto.
Io e mio fratello abbiamo circa undici anni di differenza. Sono sempre stato, insomma, “abbastanza grande” da potermene e dovermene prendere cura, fosse pure per qualche minuto, anche solo per far tirare un attimo di respiro a mia madre. Un compito che ho vissuto con un misto di onore (da pre-adolescente) e accollo (mentre ero invece decisamente nell’adolescenza) nel corso degli anni, per lo meno fin quando quel piccolo bambino è diventato prima un ragazzo e ora un uomo più grande e grosso di me.
Foto a caso di un tavolo Commander, il formato a cui giochiamo di più io e mio fratello.
In tanti momenti trascorsi insieme tra gli sgoccioli degli anni ‘90 e i primi 2000, è stato abbastanza naturale per me introdurlo ad alcune delle mie passioni: fumetti e manga, giochi da tavolo, Magic The Gathering (una fra le cose più sconsiderate che abbia mai fatto). Talvolta era con me anche mentre suonavo la chitarra, ma non gliel’ho mai fatta toccare. La mia chitarra, ancora oggi, non la tocca nessuno al di fuori di me.
Ma siamo su Outcast e quindi sì, ovviamente, l’ho svezzato anche al mondo dei videogame.
Abbiamo giocato tanto insieme nel corso degli anni, soprattuto nel periodo Wii/PS3. Ma tutto è iniziato con il Nintendo 64.
Un aneddoto. Durante i suoi primi anni di vita, c’è stato un periodo in cui a mio fratello succedeva qualcosa di strano: appena cominciava a piangere, vomitava. Non “ogni tanto”, ma proprio ad ogni singolo pianto: lacrima, grido, sbocco. Almeno una volta al giorno.
Uno di quei giorni, pur di non farmi vomitare addosso mentre lo avevo tra le mie braccia, ho lanciato mio fratello verso mia sorella che, con una provvidenziale presa al volo, evitò forse danni ben più gravi di una maglia sporca. Non ne vado fiero.
Il pianto spesso partiva durante le sue pappe, tra le prime cucchiatate e “frullatoni di tutto” dall’odore così orrendo che farebbero piangere persino un uomo adulto. In famiglia le provavamo davvero tutte pur di non farlo piangere: filastrocche, canzoni, smorfie varie, storielle. Due però le cose che funzionavano sempre: una strana televendita di pentole su un canale TV regionale e la canzone iniziale che parte all’avvio di Donkey Kong 64.
Donkey Kong 64 non è un gioco molto amato oggi. Io all’epoca ci andai abbastanza in fissa, ma era pur sempre un periodo in cui era complicato per me comprare giochi con i miei averi e quindi mi facevo passare, con buon gusto, qualsiasi cosa passasse il convento. Erano anni in cui mi spolpai persino Earthworm Jim 3D, insomma. Un gioco così esageratamente enorme come DK64 era, per il me dell’epoca, una manna dal cielo, ancor più se fatto dagli stessi autori di uno fra i giochi che amavo di più in quegli anni: Banjo-Kazooie, protagonista probabilmente di qualche mio altro racconto qui su Outcast (no, ma ne ha scritto uno il capo).
Anche chi critica Donkey Kong 64, anche con le dovute ragioni e motivazioni., ricorda però con un mix di affetto e cringe il DK rap, la canzone (e relativa coreografia animata) che inaugura il gioco e introduce efficacemente comprimari vecchi e nuovi del celeberrimo scimmione Nintendo.
Se per alcuni quella canzone è “carina”; per mio fratello all’epoca era ipnotica, una provvidenziale panacea da ogni pianto. Alla fine era un po’ la versione low poly dei momenti musical dei cartoon Disney, forse un po’ più sgangherata e autoironica, piena di colori, movimento e con quel tocco di slapstick comedy che i bambini sembrano amare. Non ci avete mai fatto caso, che molti bambini si divertono a dare schiaffi alla gente?
Sì, ho completato al 100% anche ‘sta roba qua.
E quindi, quando ho visto su YouTube un video che promuoveva il ritorno di Donkey Kong 64 su sistemi moderni (tramite Switch Online) e che utilizzava proprio pezzi del DK Rap, è partito istantaneamente il treno dei ricordi agrodolci. Mio fratello, oggi, abita a qualche comune di distanza da me. Ogni tanto ci si vede per giocare insieme a Magic con gusto (ripeto: ho fatto un grande errore), ma dubito che si ricordi ancora di quei pranzi e quei pomeriggi con il DK Rap, quando facevo andare questa intro “a ripetizione” e lui si divertiva a ballare sculettando, agitando le braccia in aria in un ritmo ancora più storto di quello della canzone a schermo.
Con il tempo siamo andati oltre “la sigla”, per entrare nel gameplay vero e proprio. Appena è stato consono fargli vedere uno schermo per più di una manciata di minuti, ovviamente, sempre a piccole dosi. Sedendosi al mio fianco, mentre restava imbambolato nel vedere muoversi a schermo i protagonisti pelosi di Donkey Kong 64 prima e di Banjo-Tooie poi. Sempre Rare, animali buffi e motivetti assuefacenti, insomma.
E nel tempo sono arrivate altre console con altri giochi mesmerizzanti: tra tutti, come non ricordare con calore il primissimo Pikmin, altra ossessione totalizzante di mio fratello. E poi qualche anno dopo le già citate sessioni di gioco insieme, prima in cooperativa e poi anche in competitiva, con sfide accesissime tra vari Street Fighter e soprattutto il bowling di Wii Sports, terreno di match quotidiani per anni.
Pochi giorni fa, mio fratello mi ha mandato un messaggio su Whatsapp che recitava: “Se ti viene la nostalgia, ce l’hai nella libreria condivisa”. Prima del messaggio di testo, la foto del suo schermo con l’acquisto e download del remake del primo Gothic, l’RPG di Piranha Bytes. Uno degli altri videogame della mia “formazione”, rigorosamente nella versione allegata a Giochi Per il Mio Computer, a cui lui mi ha visto giocare per ore e ore, al mio fianco, come se io fossi uno streamer di Twitch in anticipo. Così come mi ha visto giocare su Nintendo 64 prima e GameCube poi. Chissà se, anni dopo, magari mentre io ero già a Milano e lui ancora no, ha mai giocato al Gothic originale, magari rovistando tra i miei dischi dell’epoca. Ma ora che è un adulto e (ormai da qualche anno) può comprarsi gli sfizi che vuole, eccoci qua: è lui, di fatto, a “dare” Gothic a me.
Quando penso a tutto ciò, non so mai se sentirmi orgoglioso o terrorizzato da quanto alcune mie azioni abbiano influenzato un altro essere umano. Per oggi, mi limito a dare la colpa e il merito al Nintendo 64 e al provvidenziale, anche se forse invecchiato male, Donkey Kong 64.
Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata ai trent’anni del Nintendo 64, che potete trovare riassunta a questo indirizzo qui.




