È ora di licenziare i capi!
Tutti giocano ai videogame, gran parte dei nuovi titoli "tripla A" vende milioni eppure gli sviluppatori continuano a chiudere e la gente ad essere licenziata. Colpa dell'intelligenza artificiale? No, perché non ancora così diffusa da impattare in maniera critica l'intera industria. Come sempre, non c'è un solo colpevole o causa, ma tanti motivi che si possono riassumere nella madre di ogni spiegazione economica: costi e ricavi.
Ai tempi delle sale giochi, e ci ho vissuto (o sprecato, vedete voi) tantissimi anni, i grossi nomi del settore erano marchi come Sega, Namco e Konami, che si sfidavano a colpi di novità tecnologiche e cabinati sempre più ingrombranti. Se questa strategia poteva funzionare nella fase di "boom" del settore (il decennio tra '80 e '90), al primo calo di pubblico sarebbero piovute le lacrime. Proprio quanto successe nel mondo arcade dopo l'avvento dell'era PlayStation e delle schede 3D per PC: meno persone spendevano soldi nei coin-op, mentre i produttori continuavano a investire in cabinati sempre più fuori di testa. Il risultato fu che, lentamente ma inesorabilmente, tutti i "grandi" del mondo arcade lasciarono questo mercato, limitandosi a qualche apparizione sporadica nei decenni successivi.
Qualcosa di simile si sta verificando nel settore casalingo: sempre più persone giocano su smartphone oppure online a titoli completamente gratis o "freemum". Così, se il pubblico giocante si allarga, i ricavi diminuiscono in rapporto ai milioni richiesti per produrre un titolo (tripla A) moderno. La soluzione più intelligente sarebbe spendere meno per creare nuovi giochi ed è proprio quanto succede nel mondo "indie" (cresciuto tantissimo negli ultimi anni). Invece, siccome al vertice delle grandi aziende c'è sempre gente afflitta da tunnel vision, si continua ad andare avanti come se niente fosse.
Quindi va tutto male? No, perché oggi più che mai abbiamo una scelta vastissima tra nuove uscite, emulatori, remake e chi più ne ha più ne metta. Dà solo fastidio vedere che le lezioni del passato vengano ignorate e che a farne le spese siano raramente i responsabili (si licenziano in massa gli sviluppatori, mai CEO o guru del marketing).
Tutto questo senza sfiorare questioni come prezzi e DLC, di cui parliamo sempre ma che sono effetti, non cause. Sviluppare videogame (di fascia alta) costa troppo, spesso molto più che produrre film, ed è oggettivamente assurdo, anche considerando che l’alta qualità grafica di rado corrisponde a vendite strabilianti. Lo dimostrano successi come GTA, Minecraft o Fortnite: non demo tecnologiche, ma ottimi giochi.
Peccato che tra i cosiddetti "grandi capi" non lo abbia capito quasi nessuno.

