Virtua NBA, il basket che non c'è più
Sul finire del 1999 un team di esuli da Electronic Arts creò (sul mai dimenticato Dreamcast) quello che nei decenni successivi sarebbe diventato il simbolo stesso del basket simulato: NBA 2K. Ma pochi sanno che nello stesso periodo Visual Concepts stava collaborando con le sedi nipponiche della casa di Sonic a un altro gioco di basket, stavolta diretto alle sale giochi.
Virtua NBA, apparso e scomparso nel 2000 in formato coin-op, rappresenta uno di quegli "oggetti misteriosi" di cui la storia dei videogame è stracolma. Un gioco arcade con vari elementi simulativi, dalla grafica notevole (per quei tempi) uscito nel momento peggiore per il suo genere specifico. Già allora nel mondo arcade, come ricodano i più anziani, il basket aveva un solo nome ed era NBA Jam.
Anche per questa ragione, Sega scelse un'impronta più realistica e vicina alle tramissioni TV americane. Da qui la necessità di consultare i creatori di NBA 2K, il cui "tocco" emerge sin dai primi minuti di gioco. Squadre e giocatori non solo riflettono fedelmente i roster di allora, ma si distinguono per il loro atteggiamento in campo. Sebbene manchi ogni parvenza di tattica e persino molte regole, la vicinanza alla NBA reale è notevole.
Sto parlando di un basket molto diverso da quello attuale, ormai diventato un tiro a segno dalla distanza con le difese considerate un optional. Più lento e macchinoso, lo stile di gioco anni '90 rimane caratteristico di un'era basata più sul fisico che sulla tecnica, ma non meno spettacolare. Mettere punti sul tabellone era più difficile e, proprio per questo, le azioni portate a buon fine davano più soddisfazione.
Sia chiaro, Virtua NBA era e rimane un coin-op in cui le partite durano una frazione di tempo da pochi minuti, dove il gioco non si interrompe mai e i controlli sono in gran parte automatizzati. Come nel "fratello" Virtua Striker, da cui arriva buona parte del team creativo, l'azione è guidata quasi interamente dal computer, mentre al giocatore sono richieste azioni rapide da pochi secondi per decidere la partita.
Rispetto al tanto criticato calcio arcade di Sega, qui abbiamo più scelte sia in attacco sia in difesa, nonostante i soli due tasti. Recupero palla, stoppate, passaggi e tiri variano in esecuzione ed efficacia in base alla posizione sul campo, creando più imprevisti e quindi maggiori sorprese nel gameplay. Ad esempio, un giocatore più "massiccio" come un centro si metterà in post basso avvicinandosi a canestro, mentre il compagno tiratore attende in agguato sulla linea da tre.
Sono solo piccole iniezioni di realismo in quallo che resta un arcade duro e puro, veloce e frenetico nonostante il suo aspetto da trasmissione TV. Una specie di "mix" diverso sia dal più celebre (e verosimile) NBA 2K sia dal caotico NBA Jam. Qualcosa che solo un appassionato della lega a stelle e strisce potrebbe apprezzare, meglio se nostalgico dell'NBA anni '90. Rivedere il compianto Kobe con Shaq, o Reggie Miller e compagnia fa un certo effetto su chi stava sveglio a orari assurdi per vedere l'NBA in diretta, prima dell'avvento di Internet.
Ma la cura realizzativa non emerge solo nella grafica, ancora oggi piacevole nonostante i ventisei anni passati. L'audio e tutte le sue piccole perle contribuiscono a far sentire davvero dentro all'arena: dai cori "DEE-FENSE!" nelle partite più tirate alle reazioni del pubblico dopo contropiedi e tiri all'ultimo secondo. Peccato per l'assenza di vere e proprie modalità di gioco, a parte un piccolo assaggio di partita da pochi minuti. Ma questa era la dure legge del mondo arcade, cioé raccogliere più gettoni nel minor tempo possibile.
Grazie ad un ottimo emulatore come Flycast, ho potuto recuperare Virtua NBA dopo averne sentito parlare all'epoca della prima uscita (ai tempi dei primi forum dedicati al basket americano). Anche con l'occhio clinico di decenni di progresso tecnologico, l'impressione è stata positiva. Sin dall'introduzione, ispirata alle fasi pre-partita dei veri incontri NBA, si vede come l'attezione al dettaglio abbia guidato l'intero progetto. E dispiace che Sega non abbia tentato di espandere questo marchio in una vera e propria serie, magari parallela al più noto NBA 2K.
Ma il 2000 fu un anno parecchio duro per la casa di Sonic, con l'inizio della fine dello stesso Dreamcast, il calo del mercato arcade e tutte le variabili connesse. Avendo un altro "gigante" nello stesso genere sportivo, che stava per diventare multipiattaforma, il marchio nipponico non pensò di rischiare altre risorse per una conversione di Virtua NBA, che restò confinato al mercato coin-op. Per fortuna esiste l'emulazione, altrimenti l'unica possibilità di giocarci sarebbe andare a caccia di un cabinato funzionante nei meandri di qualche magazzino.




