Sono tornato a SIlent Hill, ma era meglio se stavo a casa
Il primo film di Silent Hill, per gli standard (infimi) degli adattamenti da videogame, non era così male.
Christophe Gans, lo stesso regista dell'ultima pellicola, decise di unire alcune sperimentazioni personali ai temi chiave dei primi due capitoli, realizzando una pellicola action/horror non esaltante ma neanche così scarsa. Il secondo film, uscito nel pieno della mania 3D, peggiorava decisamente la situzione mischiando elementi a caso (presi dal terzo Silent Hill) con idee campate in aria. Tant'è che si salvava solo qualche secondo della sequenza finale, ispirata a Silent Hill: Downpour.
Questo doveroso preambolo era necessario per ricordare a tutti che la serie targata Konami, al cinema, non era messa molto bene già prima che arrivasse Return to Silent Hill. Soltanto chi aveva mancato i vecchi adattamenti, o si era illuso che le cose potessero cambiare, poteva pensare di assistere a un capolavoro, ipotesi che infatti non si è realizzata. Ma è davvero uno dei peggiori film di sempre? No, è solo un'opera scarsa per contenuti e stile.
Il film, almeno in teoria, dovrebbe riprendere la trama di quello che è considerato il miglior gioco horror di sempre (o almeno tra i primi tre) cioé Silent Hill 2. Forse per carenza di budget, forse per la paura di aspirare a un traguardo irraggiungibile, si allontana invece dal titolo Konami, inserendo molti elementi nuovi di zecca. E proprio qui sta il problema principale: la trama di Silent Hill 2 funzionava perfettamente perché ogni elemento si incastrava in maniera quasi magica: aggiungendo, o togliendo, dei pezzi sarebbe crollato tutto.
Return to Silent Hill ripropone il cast principale del gioco ma lo inserisce in situazioni diverse con attori quasi totalmente sconosciuti, tant'è che il nome più famoso è quello di Akira Yamaoka (che ha partecipato alla colonna sonora). James Sunderland, il protagonista, è sì tornato a Silent Hill per ritrovare la moglie scomparsa, ma nel film è in un costante stato di dormiveglia (dentro e fuori dagli incubi) che rende molte situazioni quasi comiche.
Perfino la scelta di fargli guidare una Ford Mustang cabrio, invece di una vecchia carretta, dimostra come la produzione abbia capito ben poco dell'opera originale. Chi sprofonda nella depressione solitamente non sfreccia su auto sportive, vestito alla moda...
Sul doppiaggio italiano è anche inutile recuperare le solite questioni lette e rilette quasi a ogni adattamento dall'inglese. Oltre ai soliti errori di traduzione (sempre troppo letterale), c'è l'enfasi esagerata di molte voci che risultano simili ai cartoni animati. Del resto, c'è un motivo per cui raramente si criticano i doppiatori di serie come City Hunter o Dragon Ball: nei cartoon (e nelle commedie) lo stile nostrano è perfetto! Il problema è quando si ascolta la stessa caratterizzazione in situazioni molto drammatiche.
Per quanto riguarda la colonna sonora, sorprende che malgrado la presenza di Yamaoka la celebre Theme of Laura sia presente solo con un breve frammento nel finale. Il resto delle musiche non è da buttare, ma quella traccia rappresenta ormai il simbolo stesso di Silent Hill 2 e non usarla nel film vuol dire limitare l'atmosfera di un buon 50%.
In positivo, ci sono alcuni elementi da salvare che riguardano principalmente le citazioni dirette da Silent Hill 2. Le scene ricreate dal gioco sono abbastanza fedeli, come la caratterizzazione di Pyramid Head. Misterioso e terrificante allo stesso tempo, verso la fine è protagonista di una breve sequenza (sotto la maschera) che è praticamente la chiave di lettura dell'intera storia. E che dimostra come il regista tenga particolarmente alla serie, pur non avendone capito molti aspetti.
Anche il passaggio dal mondo reale a quello "corrotto" risulta particolarmente riuscito e riprende la stessa idea che venne introdotta da Gans nel primissimo film. Il modo in cui l'oscurità ricopre gli ambienti era un tocco di classe vent'anni fa e resta un segno distintivo di Silent Hill, tant'è che venne ripreso successivamente anche dai videogiochi (ad esempio nel deludente Silent Hill Homecoming).
Peccato che questi aspetti positivi siano dispersi in un mare di mediocrità a basso budget e computer grafica degna dell'era PlayStation 2. Come capita sempre più spesso in serie anche più famose, si ha la sensazione che il film sia stato montato a caso, unendo pezzi avanzati da altre pellicole remixando il tutto con l'aiuto del computer. E non sarebbe un grosso problema se parlassimo di un horror qualsiasi pubblicato su una piattaforma streaming. Ma diventa una mezza tragedia se porta il nome di Silent Hill ed è invece diretto al cinema.
La serie originale merita ovviamente di più, ma è lo stesso discorso che si può allargare a molti altri classici "massacrati" sul grande schermo (se il meglio è Sonic, non siamo messi benissimo). Ormai è ovvio che cinema e videogame raramente vadano d'accordo e lo si capisce guardando la questione da un'altra prospettiva. Quanti grandi film sono anche ottimi videogiochi? Ecco.



