Daredevil: rinascita?
In questo articolo si analizza la seconda stagione di Daredevil: Rinascita, menzionando diverse svolte narrative e alcuni avvenimenti del finale. Se non avete ancora "consumato" la stagione e non volete spoiler, smettete di leggere, perché qui potremmo svelarvi ciò che non volete sapere!
Si è appena conclusa la seconda stagione di Daredevil su Disney+ (la quinta contando quelle di Netflix) ed è arrivato il momento di tirare le somme. È veramente la rinascita del Cornetto di Hell’s Kitchen? Disney è riuscita a raddrizzare la barra, portando finalmente una narrazione coerente e un filo logico tra gli eventi raccontati?
Ovviamente non sono qui a spiegare per l’ennesima volta che quel Born Again nel titolo non indica la trasposizione del celeberrimo arco narrativo del duo Miller/Mazzucchelli ma una strizzata d’occhio al far risorgere dalle ceneri la fu serie Netflix, sono qui solamente per parlare della serie TV.
Partiamo subito dicendo che per quanto mi riguarda, da appassionato di Devil, sono rimasto più che soddisfatto da queste otto puntate, con qualcuna che m’è piaciuto di più e altre meno. Bisogna ammettere che rispetto alla passata stagione questa è risultata nettamente più organica e per nulla un mostro di Frankenstein recuperato in corsa, anzi, qui vediamo finalmente un'evoluzione dei personaggi con cambiamenti, chi nel bene, chi nel male.
Ovviamente non manca l’ennesimo scontro tra i due.
La tematica principale è sicuramente quella delle scelte da prendere, se preferire la strada più comoda, quella più facile o optare quella moralmente giusta, ma che inevitabilmente porterà al sacrificio e alla perdita di qualche cosa.
Mai come in questa stagione le decisioni mettono in discussione tanti personaggi, creando dinamiche interne non facili da gestire ma che alla fine risultano completamente coerenti per il finale. Poi i difetti non mancano, ma si riesce a soprassedere.
Ma quali sono i punti forti di questa fase?
Ovviamente la storia riparte da dove era stata lasciata lo scorso anno, con Wilson Fisk sindaco e “dittatore” di New York, dove tramite la legge marziale fa rispettare la legge con la sua task force, la cosiddetta AVTF, una forza speciale creata per combattere i vigilanti presenti in città, ma che in realtà serve solamente a soggiogare la popolazione al volere di Kingpin, sempre più invischiato in traffici illeciti per cercare di espandere il suo potere.
Ma la differenza qui la fanno i personaggi e i loro archi narrativi, perché nessuno di quelli principali rimane insoluto, a partire dallo stesso Matt Murdock, che vediamo praticamente sempre in costume, essendosi dato alla macchia dopo che Fisk ha cercato di farlo uccidere. Lo vediamo ricomparire però non con il solito costume rosso, ma con uno totalmente nero, giustificato dal fatto che la stretta sulla città lo rende bisognoso di un travestimento più “stealth”. Ma più si va avanti con le puntate, più il costume perde la colorazione nera, rivelando sotto ancora il classico rosso, come a simboleggiare il ritorno dell’eroe alle sue origini, infatti, non a caso, nel finale sarà proprio il sacrificio di Matt Murdock nel rinunciare alla propria identità segreta a essere la soluzione al problema.
Col passare del tempo, Daredevil torna ad essere l’eroe che è sempre stato, perdendo il suo lato oscuro per tornare alle origini.
Un altro personaggio di cui non si può non parlare è quello di Benjamin Poindexter (aka Bullseye). Partito come un sicario alle dipendenze di Kingpin, in questa stagione diventa il sidekick involontario di Daredevil, anche solo per perseguire la sua giustizia personale, ovvero uccidere Vanessa, la moglie di Wilson Fisk, rea di averlo manipolato e reso una marionetta. Una volta perpetrata la vendetta, Bullseye diventa un aiutante decisivo nei piani di Matt. Grazie alle sue abilità, riuscirà a sventare le macchinazioni di Kingpin, atte a destabilizzare sia il lato politico della vicenda che quello personale di rivalsa nei confronti di Murdock.
Wilson Fisk rimane il solito personaggio quasi fino alla fine, quando si manifestan un cambiamento francamente benvenuto, perché stava diventando un po’ troppo ridondante, con un Vincent D’Onofrio magistrale ma che ormai lo interpretava col pilota automatico. Proprio la perdita che subisce in questa stagione, quella di Vanessa, lo fa cambiare, trasformandolo in una macchina assassina, in prima istanza in maniera silente, in seconda davanti agli occhi di tutti, una volta messo con le spalle al muro, rivelando il mostro che è sempre stato. La sua sconfitta, ovviamente, non si compie con la morte, osteggiata e ostacolata per tutto il tempo da Matt Murdock, ma nell’esilio da quella città che lui ama in maniera edipica, volendola tutta per sé ma al tempo stesso distruggendola dall’interno.
La città non è mai stata in mano a Kingpin come in questa stagione.
Karen Page è forse il personaggio che più fa da ago della bilancia sulla buona riuscita della storia. La sua forza, la sua insistenza e la sua testardaggine sono la leva morale di tutta la serie, contro la quale Matt deve lottare per tenere fede ai propri voti, opponendosi all’amore che prova nei suoi confronti per non cedere alle sue pressioni. Lei è uno dei personaggi in cui si evidenzia la tematica della scelta tra giusto e sbagliato, proprio perché mossa dal rancore, dalla stanchezza e dalla rabbia, troppe volte vuole prendere la via più facile e viene poi fermata dal suo amato. È proprio Matt a farla rinsavire, fermandola dall’uccidere Poindexter prima e convincendola poi che l’assassinio di Kingpin non possa essere la soluzione. La sua figura è determinante anche nella rivolta e nella ricerca di prove per far cadere Kingpin dal trono di New York, diventando uno dei simboli e una delle figure che il sindaco utilizzerà per cercare di incastrare Daredevil.
Mai Karen Page è stata così determinata, tocca a Matt riportarla sulla retta via.
Prima di passare ai personaggi creati appositamente per questa nuova iterazione e non derivanti dai fumetti, voglio spendere anche due parole su Heather Glenn, la psicologa e interesse amoroso del protagonista nella prima stagione.
Il suo personaggio vede una caduta verso il baratro dopo essere sopravvissuta all’incontro con Muse, il villain della prima stagione. Incapace di fare scelte, facendosi coinvolgere totalmente dai suoi traumi, si trasforma in una persona inadatta ad avere il controllo su sé stessa e che trova soddisfazione solo nella violenza, prendendosela anche con Karen Page durante la valutazione psichiatrica di quest’ultima nel suo processo e creando un legame “romantico” con Buck, il tuttofare di Wilson Fisk. Nell’ultima puntata, la vediamo indossare la maschera di Muse, trasformandosi nel peggiore dei suoi incubi.
Buck è uno fra i personaggi più ambigui, il più fedele servitore di Kingpin che in determinate situazioni riesce a rivelare il suo lato umano, o meglio, il suo lato empatico. Come descritto prima, diventa il supporto sentimentale di Heather, cercando di sfogare la sua violenza repressa, e nel mentre fa da mentore a Daniel, anche se alla fine si rivelerà il suo boia. Il rimorso per la scelta di eliminarlo sembra piuttosto palese (per altro nello script originale lo lasciava in vita, ma lo stesso interprete di Daniel ha dichiarato che sarebbe stata una soluzione meno efficace).
Peccato, erano una bella coppia.
Daniel Blake, il giovane rampante interpretato dal bravissimo Michael Gandolfini, è forse il miglior personaggio della serie, quello con la storia che meglio rappresenta la tematica del “giusto o sbagliato”.
Sin dalla prima stagione si distingue come una persona che arriva dal nulla ma cerca di crearsi il proprio spazio, diventando parte dello staff di Fisk e cercando di entrare nelle sue grazie mettendosi a piena disposizione. Soldi, feste, belle case, la sua ascesa sembra non aver freni, fino a quando, grazie all’amicizia con BB Urich (la nipote del compianto Ben Urich), capisce che non è tutto oro tutto quello che luccica. Decide così di cercare una via di fuga, ma la strada da lui scelta, quella di proteggere la sua amica a discapito di lusso, corruzione e sopravvivenza, gli risulterà fatale.
La figura di BB Urich è a mio avviso una fra le più problematiche, perché è sì la voce della rivoluzione in maniera mascherata, con i suoi video parodistici su Kingpin atti a tenere alto il livello di guardia dei cittadini, ma al tempo stesso ha un modus operandi e una maniera di agire che è più quello di un deus ex machina. È come un moderno V che al posto della maschera di Guy Fawkes indossa quella dello stesso sindaco ma, benché abbia un ruolo così importante, non trova mai una posizione fissa nella narrazione, fa più da intermezzo tra un momento e un altro.
L’idea di questi video non è male, peccato che non abbiano il mordente sperato.
Per chiudere coi personaggi nati in queste puntate, è doveroso parlare di Mr.Charles, un agente della C.I.A. al soldo di Valentina Allegra de Fontaine, o meglio, di quello che non è stato. Sembrava dovesse essere lui il deus ex machina della stagione, quello che avrebbe tirato le fila, presentandosi come colui che teneva legate le mani di Kingpin, ma col passare delle puntate è sempre più risultato impalpabile, per poi salvare la sua figura nell’ultima scena della serie, quando si trova su un aereo in compagnia di Bullseye, palesemente appena assoldato. Al cento per cento cercheranno di creare dei nuovi Thunderbolts.
Lui è Mr.Charles e fa cose… Ma anche no.
È giusto anche citare altri personaggi che fanno parte degli eventi principali, come il ritorno di Krysten Ritter nei panni di una Jessica Jones molto limitata a elemento di supporto del protagonista, ma che palesemente aprirà a un ruolo più importante nella terza stagione. C’è poi la socia di Matt, Kirsten McDuffie, presente soprattutto durante il processo a Karen Page. E ancora Angela Del Toro, la nuova Tigre Bianca, e lo Spadaccino, con la puntata dedicata a lui: tutte ottime presenze ma decisamente dimenticabili.
Alla fine, questa stagione da il meglio proprio nell’ultima puntata, capace di stravolgere lo status quo della narrazione durante il processo a Karen Page, ordito nei suoi confronti da un Wilson Fisk rabbioso di vendetta per la perdita di Vanessa, che cerca di colpire Matt Murdock tramite la persona che più ama. La decisione di Matt di svelare la propria identità segreta durante il processo fa cadere il castello costruito da Kingpin contro i vigilanti per colpire Daredevil, perché nella prima stagione aveva commesso l’errore di definire Matt un eroe, proprio subito dopo che l’avvocato si era preso una pallottola facendogli da scudo umano.
Il ritorno pubblico di Matt Murdock è il colpo di scena che cambia le carte in gioco durante il processo contro Karen.
Questa fallacia logica mette il sindaco alle strette, rivelandolo per quello che è, e durante la rivolta dei cittadini scoppiata subito dopo il processo, Fisk lascia spazio alla sua vera natura: un animale assassino, che miete vittime nella per guadagnarsi l'uscita dal tribunale, preso d'assalto dai sostenitori della rivoluzione, tutti vestiti con richiami al costume di Daredevil, chi con abiti rossi, chi con un'imitazione della sua maschera.
È finita, Mr.Mayor!
E qui arriva l’aspetto meno razionale di tutta la serie a mio avviso: dopo essere stato salvato da Matt dal linciaggio popolare, Wilson decide di accettare l’accordo propostogli dal governatore, che consiste nell’abbandonare per sempre la città. Peccato che nel mentre abbia ucciso almeno dieci persone davanti agli occhi di centinaia di testimoni, mentre Matt Murdock viene arrestato per via del suo vigilantismo. Bellissimo, però, come Matt accetti l’arresto con il sorriso, sdrammatizzando, affermando che rinuncia alla formula classica perché conosce i suoi diritti, visto che una volta "faceva l’avvocato”. Mentre Fisk, che si trova su una spiaggia tropicale, una specie di paradiso in Terra, ha un’aria completamente smarrita e una tristezza interiore palpabile.
Una situazione inverosimile, ma che si vuole, sono pur sempre storie supereroistiche, perciò lo “stacce” è una cosa da accettare.
Onestamente, a un certo punto pensavo che Fisk cadesse nel tranello come Jack Nicholson in Codice d’Onore, sproloquiando su quanto tutte le sue malefatte servissero per garantire la sicurezza dei cittadini, ma se n’è visto solo un accenno.
A mani basse il momento migliore della stagione.
In conclusione, a mio avviso e da amante del personaggio, questa stagione riesce a raccontare una storia godibile anche se non troppo ritmata nei primi episodi, perfettibile ma nettamente superiore alla prima.
Se queste sono le premesse, mi aspetto ottime cose dalla terza. Vi consiglio inoltre di ascoltare il Daredevil: Born Again Official Podcast, realizzato con il cast e la crew della serie, che non risulta né banale né troppo smielato. Ovviamente ci sono momenti di complimenti gratuiti ma mai troppo invadenti, e alla fine risulta un bell’approfondimento su come gli addetti ai lavori hanno portato il loro talento per raggiungere il risultato finale.



