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Redout, più veloce della velocità dell'amore

Redout, più veloce della velocità dell'amore

I videogiochi sono un po’ come il rock, per poterli comprendere ad un primo approccio, o in un discorso, si tende ad incasellarli in generi e sotto generi. Prendiamo il genere “Racing”, è un mondo immenso, che può raccogliere titoli che ben poco hanno in comune se non il guidare qualcosa. Ritroviamo infatti stipati in questa categoria giochi come Mario Kart e Gran Turismo, Need for Speed e Assetto Corsa, e chi più ne ha più ne metta. Proprio per questa incredibile eterogeneità, è necessario spesso indicare anche un sottogenere che poi diventa talmente importante e identificativo che fa storia a sé. È il caso delle corse futuristiche, quelle in cui una navicella, armata o meno e anche qui bisogna stare attenti, viaggia a velocità smodate, solitamente grazie a sistemi antigravitazionali su piste che sfidano spesso la forza di gravità.

A questo genere fanno riferimento grandi brand videoludici come F-Zero e Wipeout, anche se, specifichiamo,  il primo su cui ho messo le mani lustri e lustri or sono era Powerdrome su Amiga. Questa nicchia di giochi, una volta popolarissima proprio grazie ai titoli ora citati, sembrava caduta in disgrazia quando Sony ha chiuso bruscamente studio Liverpool e Nintendo ha (probabilmente) messo F-Zero in una cantina, nei meandri più profondi del castello di Bowser. Però, il grande Dio della velocità sembra aver resuscitato il genere e nello spazio di relativamente poco tempo abbiamo visto tornare su PlayStation 4 una più che riuscita collection di Wipeout, sulle piattaforme Nintendo è arrivato Fast RMX, un clone effezereiano pieno d’amore vero, e si è manifestato qualche altro erede spirituale, tra cui Formula Fusion e questo Redout, che ha fatto la sua comparsa su PC nel 2016 e sulle piattaforme di punta di Sony e Microsoft, nella cosiddetta Lightspeed Edition, a fine agosto 2017.

Con Redout, solitamente, si indica quel particolare fenomeno fisico per cui la vista di un pilota di caccia diventa rossa a causa dell’estrema forza di accelerazione negativa e il conseguente afflusso di sangue al cervello. Nel gioco ovviamente non pilotiamo arei da guerra ma navicelle superveloci, che si sfidano su circuiti futuristici sospese ad un palmo da terra. Per chi è avvezzo al genere, Redout è  un continuo sentirsi a casa, come andare in un’altra città e trovare un locale che ci è familiare e in cui stiamo bene, ma non è esattamente lo stesso a cui siamo abituati a casa nostra.

Il gioco degli sviluppatori torinesi 34BigThings, riguardo all’annoso problema F-Zero vs Wipeout, ovvero giochi senza armi contro giochi con armi montate a bordo, fa un po’ il cerchiobottista della situazione: le navicelle possono avere delle armi o comunque dei gadget a bordo, ma li si deve installare prima della gara e quindi non possono essere raccolti in maniera casuale come accade in Wipeout. Ogni navetta ha due slot, uno per i potenziamenti attivi, uno per quelli passivi. La differenza tra i due è che mentre quelli attivi sono vere e proprie armi (un po’ il campionario solito, fra missili, onde elettromagnetiche e raggi succhia-energia), quelli passivi sono miglioramenti delle navicella, quindi più resistenza, più velocità e cose del genere.

I potenziamenti sono disponibili a partire dal terzo livello pilota, che si raggiunge in veramente pochi minuti di gioco, dopo aver solcato le prime tre o quattro piste, e devono essere acquistati. Gareggiando bene, si vincono soldi che servono per acquistare potenziamenti o per migliorarli, avendo così più chance di rimanere vivi o di vincere. Oltre al fatto che i gadget offensivi/difensivi sono da scegliere prima della gara, un’altra fondamentale differenza con Wipeout sta nel fatto che le armi offensive non sono così determinanti. Per poterle utilizzare, infatti, il giocatore deve attendere che la barra di energia del turbo arrivi al massimo ma, vista la configurazione delle piste, spesso e volentieri ci si ritrova ad utilizzare il turbo appena possibile, non potendo così sfruttare le armi montate a bordo. Per quanto riguarda la barra di energia della navetta, a sinistra dell’head up display, la scelta fatta dagli sviluppatori è di un’autoricarica quando riusciamo a non toccare le protezioni a bordo pista, cosa molto più facile da dire che da fare.

Redout, rispetto ad alcuni suoi predecessori e anche al più recente Fast RMX, è meno punitivo e permette comunque di arrivare tra i primi tre (requisito fondamentale per archiviare le gare positivamente) senza essere mai frustrante. Certo, bisogna fare del proprio meglio e gli avversari, mano a mano che si procede, diventano tosti, ma non c’è mai quella sensazione di estrema blasfemia che accompagna altri giochi simili.

Questo per due motivi principali: il fatto che l’appoggiarsi alle barriere laterali non blocca di colpo la navetta ma, pur danneggiandola, l’accompagna in maniera abbastanza dolce (ovvio che se ci si schianta di punta le cose sono un filo diverse) e il sistema di controllo. Rivoluzionando un po’ il genere, invece di utilizzare i dorsali per comandare gli aerofreni, Redout demanda alla levetta analogica destra una sorta di stabilizzatore che, unito a quella sinistra che comanda come al solito la direzionalità della navicella, permette al giocatore di avere un controllo molto preciso del mezzo. Questa capacità di controllare la navetta, che migliora con l’andare delle partite, permette di avere anche un approccio più da racing game su pista, quindi di imparare le traiettorie e i circuiti in maniera approfondita, lasciando ad altri giochi l’andare a manetta sperando di non centrare un muro. La levetta destra, oltre ad aiutare il controllo del mezzo, permette, dopo i salti o durante i giri della morte, di controllare anche il beccheggio verticale, alzando o abbassando la punta per non toccare il suolo.

Tecnicamente siamo a livelli medio alti, con le piste strapiene di effetti di post processing, cambi di luce, polvere, saliscendi vertiginosi, salti mozzafiato, ma tutto, almeno su PlayStation 4 standard, con un frame rate che passa dai 60 fps quando si è da soli in pista (nei time trial, per esempio), ai 30 quando la griglia è popolata dagli avversari. Intendiamoci, è un piacere per gli occhi, però, uno abituato a WipeOut a 'ste cose ci fa caso. Mi dicono che su PS4 Pro (e immagino sarà lo stesso su Xbox One X) fili via a 60 fps che è un piacere. Riporto la notizia ma non ho toccato con mano.

Le ambientazioni nella versione per console sono sette, in cui sono calate numerosissime piste, quasi tutte con un track design decisamente ispirato, valorizzato dal peculiare sistema di controllo. Musiche elettroniche tipiche di questo genere, mai noiose ma neanche particolarmente di spicco.

Come sempre in questo genere, andando avanti nel gioco si possono ovviamente sbloccare altre navicelle, nuove piste, ambientazioni e tipologie di gara.

La parte forse meno emozionante, anche se stiamo parlando di un racing game futuristico e non di un gioco di Jeff Minter, è proprio la struttura delle gare, che prevedono le solite corse in cui si deve arrivare primi, time attack, modalità eliminazione etc... Da questo punto di vista, niente di nuovo sotto il sole, con una progressione abbastanza lineare.

Apprezzatissimo il multiplayer “da divano” in split-screen, che divide verticalmente lo schermo in due e permette così a due giocatori di fondersi gli occhi contemporaneamente, non per la poca leggibilità della pista, che anche in due è più che soddisfacente, ma per la velocità impressionante a cui tutto viaggia anche a schermo diviso.

Purtroppo, pur provandoci, non sono riuscito a testare il multiplayer online, perché il gioco non trovava avversari. Spero sia stato un problema della mia console o della connessione, con qualche diavoleria tra NAT e cose simili, perché comunque il gioco c’è ed è veramente piacevole e divertente.

Insomma, o voi orfani di Wipeout o voi persone che non avete mai potuto giocare a titoli simili perché aveva la piattaforma sbagliata, non ci sono più scuse: casco in testa, fari accesi anche di giorno e tuta anti-G indossata e allacciata.

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Ho giocato a Redout su PlayStation 4 grazie ad un codice gentilmente fornitomi dal distributore. Ho solcato a velocità inimmaginabili tutte le ambientazioni, e ho sbloccato diverse navicelle, acquistando i power up che più mi ispiravano. Il gioco ha l’audio in inglese, con i testi e sottotitoli ben localizzati in italiano. Sempre un piacere trovare la modalità split-screen, che fa un po’ retrò ma porca miseria se è apprezzata. Redout è disponibile anche su PC e Xbox One. La versione Switch arriverà a dicembre 2017. Come al solito, se acquistate il gioco su Amazon passando dai nostri link, ci fate ricevere una piccola percentuale di quanto spendete, senza sovrapprezzi per voi. Potete farlo su Amazon Italia a questo indirizzo qui o su Amazon UK a quest'altro indirizzo qua.

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