The Punisher: un'ultima uccisione prima di andare in ferie
L'ottima seconda stagione di Daredevil: Rinascita ha lasciato aperti alcuni interrogativi, per fortuna pochi. Uno di questi riguarda The Punisher, personaggio comprimario molto importante per Daredevil e relativo microcosmo di personaggi. Lo "speciale" appena uscito su Disney+, simile all'episodio zero di una nuova serie, ci dà proprio la risposta che stavamo cercando.
Il buon vecchio Frank, dove "buon" è solo una figura retorica, è finito in mezzo all'ennesima crisi di nervi mentre Matt Murdock e Wilson Wisk (e l'intera New York) arrivavano allo scontro finale. Chiuso in un appartamento deserto, afflitto da stress post traumatico e visioni assortite, sembra ormai l'ombra del giustiziere inarrestabile di una volta. Suona familiare? A qualcuno dovrebbe, visto che è in pratica un mini-riassunto della serie vista su Netflix dedicata al medesimo personaggio.
E qui parte la mia filippica da ultranerd e superfan del fumetto originale (parzialmente) deluso dalla versione in carne e ossa. Mai, e dico mai, sulla carta stampata si è visto Frank Castle depresso/stressato dubitare della propria missione (eliminare il crimine con ogni mezzo). L'introspezione psicologica, nei fumetti, è sempre stata ridotta all'osso, se escludiamo il monologo interno, tristemente assente nei "telefilm".
Davvero: se funziona così bene per Dexter, perché non usarlo anche qui? Il sarcasmo dei commenti che si leggono ad ogni azione di Frank sarebbe un'ulteriore aggiunta in quello che è invece il solito canovaccio da action movie. Tant'è che i monologhi c'erano perfino nell'ormai dimenticato videogame del 2005, di cui parlai circa un anno fa su questi lidi. Assurdo che abbiano azzeccato l'uniforme, gran parte della mitologia e tanti altri particolari sul personaggio, scordandosi di questo.
L'intero "special" si presenta, invece, come la classica vendetta con strage di cattivi assortita, violenza splatter e Jon Bernthal che fa la sua migliore interpretazione di Rambo. Infatti, dopo aver imitato De Niro in almeno due o tre film, qui passa a un'altra icona del cinema italoamericano, recuperando i temi chiave del leggendario First Blood. Con la differenza che lui cercava di uccidere il meno possibile (solo nel primo film!) mentre The Punisher è sottile quanto una bomba atomica.
Guardando al futuro immediato del personaggio, è chiaro che questo "intermezzo" faccia da anteprima per un'altra serie di cui getta le basi. Abbiamo perfino una nuova nemesi tratta direttamente dai fumetti, quella Mà Gnucci già nota a chi ricorda il ciclo più famoso firmato Garth Ennis e Steve Dillon. Se la versione in streaming resterà fedele alla carta (ne dubito), potremmo raggiungere vette inaspettate per l'intera serie. Perché, giova ricordarlo, la parte migliore di The Punisher non è tanto nel protagonista, ma negli avversari totalmente fuori di testa.
Quindi, alla fine, che dire su questo The Punisher: One Last Kill? Niente, in pratica. Siamo di fronte a una sorta di riempitivo tutto azione e poco cervello, con molti ricicli dal passato e alcune buone anticipazioni sul futuro. Chi ama i fumetti, e si era perso il primo adattamento su Netflix, ritroverà lo stesso Bernthal che si sforza più del dovuto ma che è bravo nelle scene d'azione. Gli altri, soprattutto gli appassionati di ultraviolenza e sparatorie, passeranno un'oretta di divertimento "dark" senza troppi pensieri.




