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Settembre 2016: Un paio di giochi italiani e circa centottanta altre cose

Settembre 2016: Un paio di giochi italiani e circa centottanta altre cose

Il 2 settembre 2016 esce Redout, una rielaborazione piuttosto riuscita del gioco di corse futuristico in stile Wipeout. Sviluppato dallo studio torinese 34BigThings, Redout riscuote un buon successo e viene convertito su un po’ tutti i formati. Qui la recensione vintage di Davide Moretto, che per altro è torinese pure lui.

Tre giorni dopo scateniamo la rivoluzione russa con Mother Russia Bleeds, picchiaduro a scorrimento alla vecchia che mescola grafica pixellosa, soluzioni di gheimplei contemporanee, estetica da sanguemmerda. A me piace, ma con moderazione.

Una settimanina dopo tocca a RIVE, delizioso sparatutto a scorrimento con meccaniche da platform che costituisce il testamento di Two Tribes, studio di sviluppo olandese noto più che altro per Toki Tori, in procinto di ritrovarsi a chiudere, deciso a farlo creando esattamente il gioco che volevano creare. Me gusta mucho.

Passano altri due giorni e Atlus rivitalizza una sua IP come s'è visto fare di rado. Ma su Persona 5 non mi dilungo perché, insomma, mi sembra che lo si stia facendo a sufficienza nella Cover Story dedicata.

Ma arriva anche Pac-Man Championship Edition 2, nuova uscita nel filone meraviglioso dei videogiochi classici riletti in chiave LSD. E niente, è ancora uno spacco e gli voglio bene. Anche se quello che ogni tanto faccio partire è il primo.

Il 20 settembre si manifesta invece Wheels of Aurelia, un'avventura "automobilistica" sviluppata dagli italiani di Santa Ragione e ambientata sulla Via Aurelia del 1978. Qui una lunga dissertazione del Peduzzi.

Due giorni dopo arriva invece Virginia, un'affascinante avventura investigativa ambientata per l'appunto nella Virginia del 1992. Gioco d'esordio dello studio britannico Variable State, Virginia, viene apprezzato da critica e pubblico per la buona scrittura e il taglio cinematografico. Qui una riflessione di Davide Moretto.

Il 27 settembre esplode Clustertruck, folle coso in prima persona che, boh, forse potremmo definire platform game? Sei lì, sopra a questi autotreni lanciati a velocità folle e te ne vai in giro saltellando come se fossi in un Quake dell'area di sosta in autostrada, sperando di uscirne vivo. Io ne sono uscito pazzo.

Chiudiamo il mese con Burly Men at Sea, una roba deliziosa che ti piazza nei panni di tre marinai barbuti impegnati ad esplorare le meraviglie del folklore nordico. Qui la mia recensione della versione Switch, uscita due anni dopo.

Il vero bullo di Bully è la scuola

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