Il vero bullo di Bully è la scuola
Giocare a Canis Canem Edit (anzi, a Bully: Scholarship Edition) durante il mese di agosto è stato come mangiare un ghiacciolo alla coca dopo una partita a calcio sotto il sole: “OK, questo l’ho finito, datemene altri dieci, almeno”. Il gioco è divertente e leggero, una boccata d’aria fresca senza le pesantezze e le sovrastrutture di altri titoli Rockstar, nonostante affronti il tema della scuola (un misto tra medie e superiori) e delle classi sociali scolastiche americane che ci siamo sorbiti per anni con una lettura tanto onesta quanto brutale, sebbene non applicabile 1:1 a quanto ho conosciuto nella mia esperienza di alunno e, ora, genitore.
Bullworth, per atmosfere e regole d’ingaggio, è un istituto di correzione, e non una scuola: le scorribande di Jimmy Hopkins (parcheggiato lì dalla mamma che voleva andare in crociera con il nuovo compagno), a colpi di petardi, fionde e fialette puzzolenti sono ostacolate dal sistema di controllo e di insegnamento scandito dalle campanelle e dalle ronde dei prefetti.
Il bullo non è Jimmy, e non sono nemmeno i ragazzi che stanno implodendo perché nessuno li ascolta. Il bullo è la scuola, e i suoi scagnozzi sono il preside e il professore (pedofilo) di ginnastica. Il maltrattamento del più debole è prima nel rapporto genitore figlio, poi in quello scuola prigioniero e solo alla fine tra i ragazzi, incastrati negli stereotipi creati per domarli. Il bullismo è endemico, necessario, strutturale e indispensabile a un sistema scolastico come quello di Bully (vai a sapere se stanno messi davvero così, io credo pure peggio)
Hint: il bullo è quello vecchio.
L’occhio più benevolo e quasi tenero lo riserva ai ragazzi a alle relazioni tra loro, mentre annichilisce impietosamente gli adulti. I giovani sono spesso in difficoltà e criticabili, ma senza tracce di cattiveria metodica. Ora, si discuteva di leggerezza. Il senso di divertimento crasso di petardi, scherzi e limonate - al posto di droga, omicidi e relazioni tossiche - che caratterizza le missioni strampalate è il risultato della cifra autoriale di Rockstar declinata con la testa e gli ormoni di un ragazzino di dodici anni. Per questo mi sono sentito a casa.
Le lezioni sono una serie di minigiochi con i quali ottenere upgrade e benefit per il nostro personaggio. Matematica è Brain Training, biologia è Trauma Center senza le menate; musica, ovviamente, è Guitar Hero, arte, incredibilmente, Qix. Il gioco cita a ruota libera: oltre ai contemporanei appena ricordati, mi hanno molto divertito una missione che costituisce un omaggio a Paperboy e, soprattutto, una clamorosa pacca sulla spalla a Metal Gear Solid. Ah le gare in BMX escono dritte da California Games.
Solid Snake Jimmy.
Il sistema di progressione basato sull’alternanza lezione/missione/cazzeggio, assieme ai rapporti con le varie fazioni, regge l’idea di GdR alla base del gioco, il che mi permette di ricordare a Bethesda che non si può sempre essere amici di tutti. Se Jimmy completa una missione per i nerd perde rispetto dei palestrati, ed essere benvoluti dai reietti non passa inosservato ai quartieri alti (choices).
Ricordo sempre con ilarità sguaiata che in un qualche Skyrim/Fallout 3/Outer World chiesi - e ottenni - di affiliarmi alla gilda dei maghi dopo che, da ladro, gli avevo raso al suolo la scuola di magia e rubato le pergamene totali della saggezza infinita universale: “Benvenuto, grandissimo! Il priore ti aspetta con due ancelle!”.
La ricostruzione del collegio e della cittadina è un’altro elemento che regge l’esperienza. Il mondo di gioco è compatto, coeso e interconnesso (bello il sistema di scorciatoie e passaggi “segreti” à la Dark Souls) e rinunciando alla maestosità di altri titoli - anche contemporanei - garantisce un maggiore senso di solidità e coerenza interna. Un quartiere non è solo uno tra diecimila, è uno tra quattro, caratterizzato dalla propria atmosfera e dai propri abitanti, il che contribuisce a rendere vive e stimolanti non solo le missioni, ma tutte le solite attività da open world.
Questa sera vieni alle giostre? Teenage romance.
Ultimo pilastro su cui si regge il gioco è la MAESTOSA colonna sonora. Non essendoci macchine, non ci sono autoradio piene di successi e gemme indie. C’è solo la musica incredibile di Shawn Lee, un misto di non so che cosa (tanti bassi e tante colonne sonore spinte anni Settanta, altro non riesco a dire) che restituisce un entusiasmante senso di nostalgia contemporanea.
L’OST - Finalmente disponibile su Apple Music - l’ha fumata lui.
Insomma, il gioco è ancora fantastico ed è invecchiato, dal punto di vista della giocabilità, alla grandissima. Ho provato a caricarlo sul PlayStation 2, ma il frame rate è insostenibile, spacca gli occhi e il cervello alla prima rotazione della telecamera. Ho provato anche la versione Wii, ma il sistema di controllo non ci azzecca. L’hive mind integralista ritiene la versione PS3 (Canis Canem Edit) emulata e potenziata quella da approcciare, per atmosfera grafica e compattezza della storia; però il livello di sbatti per me è insostenibile.
Mi sono trovato perfettamente a mio agio giocando a Bully Scholarship Edition su Steam OS (Steam Deck). Zero crash, zero problemi, zero hassle in venti ore e passa. Ho provato a lanciarlo, sempre da Steam, su Windows e solo per passare la prima schermata avrei dovuto flaggare qualcosa nella scheda proprietà dell’eseguibile. Non ho indagato oltre. In sintesi: gli open world Rockstar senza cellulare sono tre volte meglio.
Buona scuola a tutti, completate l’annuario e non pensate troppo alla prof. di arte.
Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata ai dieci anni di Persona 5 e al rientro scolastico, che potete trovare riassunta a questo indirizzo qui.




