Forbici, carta, sasso: Alex Kidd in Miracle World
Oggi compie quarant'anni Alex Kidd in Miracle World, uno dei tanti tentativi sfortunati con cui Sega provò a contrastare il fenomeno Super Mario Bros. ai tempi degli 8 bit, prima di centrare finalmente il colpaccio con Sonic qualche anno dopo. E tutto sommato, per molti versi, Alex Kidd fu, assieme al semi-contemporaneo Wonder Boy, il tentativo più riuscito e longevo, capace di generare ben quattro uscite (più uno spin-off "ciclistico") su Master System per schiantarsi sul muro dell'indifferenza successivamente allo sbarco su Mega Drive. Ma tanto, come detto, un anno dopo Sega avrebbe fatto centro con Sonic the Hedgehog e a quel punto tanti saluti al povero Alex.
Al publisher giapponese, però, bisogna dare atto che nei suoi tentativi di trovare il proprio Mario cercò sempre di esplorare vie molto personali, dal focus sulla velocità di Sonic alla divagazione in zona (oggi nota come) metroidvania dei Wonder Boy a quella roba tutta assurda che è stato Alex Kidd. Il primo episodio, che è appunto quello che si va a celebrare qui, era un gioco lontano anni luce dall'impostazione di Super Mario Bros., con livelli che fin da subito si sviluppavano molto in verticale, un sistema di controllo incentrato sull'uso del cazzottone per far fuori i nemici e svariati elementi adventure che rendevano l'avanzamento nel gioco ben più contorto. E poi c'erano i boss.
Che idea fuori di testa, quella di usare la morra cinese per far affrontare i boss. Ogni singolo "mostro di fine livello" (così li chiamavo all'epoca) vedeva lo scontro diviso in due fasi, con una seconda parte in cui ci si menava ma una prima parte in cui bisognava sconfiggerlo a morra cinese. Certo, i boss giocavano sempre allo stesso modo, quindi bastava imparare a memoria il loro schema d'attacco per sconfiggerli senza problemi, ma insomma, era comunque una bella idea e si inseriva in tutta una serie di trovate fuori di testa che davano al gioco un carattere unico, a cominciare da quella schermata del titolo così dinamica e azzeccata.
E poi c'era quella musichetta, quel tema irresistibile (?) che ti si infilava nel cervello e te lo trapanava in maniera devastante. Ancora oggi lo canticchio volentieri, quando mi capita di ricordarmelo. Del resto, ad Alex Kidd in Miracle World giocai una quantità smodata di volte. Lo amavo, gli volevo bene, ci ero affezionatissimo, anche se pure all'epoca mi rendevo tranquillamente conto che Super Mario Bros. stava su un altro pianeta, fosse anche solo per il sistema di controllo e movimento molto più fluido. Ma insomma, erano anche giochi molto diversi, paragonarli aveva senso fino a un certo punto.
L'altra cosa che mi ricordo, giusto per ripescare un tormentone a me molto caro, è l'idea che si trattasse di un gioco sì impegnativo, ma tutto sommato gestibile. L'avevo imparato a memoria, conoscevo ogni suo antro nascosto, ogni suo segreto, ogni suo oggetto utilizzabile, ed ero arrivato al punto che, se mi mettevo a giocarci, al 99% lo finivo. Del resto erano altri tempi, avevo pochi giochi e, a quei pochi che avevo, ci giocavo e rigiocavo. Peccato che cinque anni fa, quando è uscito il remake, mi sono ritrovato a sbattere contro il durissimo (ma giusto) muro della realtà. Alex Kidd in Miracle World, per gli standard odierni e, in generale, per il modo di giocare a cui sono abituato adesso, è un gioco bello stronzetto.
Inizia tutto sommato accessibile, a patto di infilarti nell’ordine di idee di dover giocare “alla vecchia”, stando cioè molto attento ad ogni passo, misurando le distanze, non correndo rischi inutili, ma poi scivola mani e braccia in zona pezzo di merda, per esempio con quelle sezioni subacquee in cui devi nuotare fra gli spuntoni acuminati e a fare la differenza tra la vita e la morte c’è letteralmente un pixel, o giù di lì. Se penso che all’epoca riuscivo a superare quelle sezioni senza manco pensarci, usando quel padellone della croce direzionale del Sega Master System, quasi non ci credo. Oddio, forse ci giocavo col control stick? O magari con quelle mini-levette che si potevano infilare al centro della croce direzionale per trasformarla in mini-joystick? Vai a sapere.
Comunque, oltre ad essere partita da un gioco senza dubbio interessante nelle idee e complessivamente gradevole, ma oggettivamente inferiore al suo concorrente principale, la serie di Alex Kidd ebbe forse soprattutto il problema di essere stata gestita completamente a caso. Sempre a fine 1986 esce in sala giochi Alex Kidd: The Lost Stars, un gioco d’azione forse più simile a Super Mario Bros. ma che più che altro sembra una ipotetica versione Amiga di Super Mario Bros. pubblicata da U.S. Gold, con quei colori lisergici e quel movimento legnoso. Tra l’altro in occidente ci arriva solo due anni dopo, con la conversione su Sega Master System. Sempre sulla console a 8 bit di Sega esce Alex Kidd: High-Tech World, che dalle nostre parti viene proposto “riadattato” in questa maniera ma in realtà è un reskin di Anmitsu Hime, gioco giapponese ispirato al manga omonimo. La cosa buffa è che negli stessi giorni esce in Giappone Yume Kōjō: Doki Doki Panic, un gioco che non ha nulla a che vedere con Mario ma che in occidente Nintendo trasformerà in Super Mario Bros. 2. Si erano ispirati a Sega? Vai a sapere.
Nel 1989 esce Alex Kidd in the Enchanted Castle, che porta Alex nella next gen del Sega Mega Drive ed è l’unico seguito vero e proprio del gioco originale, tanto sul piano del gheimplei, quanto su quello delle meccaniche. Ne ho per altro scritto ai tempi del Sega Mega Drive Mini. Un anno dopo arriva l’ultimo rantolo, di nuovo su Master System: Alex Kidd in Shinobi World, una parodia di uno fra i giochi d’azione più popolari di Sega, con un gameplay che proprio su quello di Shinobi viene ricalcato. E insomma, dopo la prima uscita la serie è proseguita con un gioco (brutto) che c’entrava proprio poco, un gioco che era letteralmente un’altra roba sotto falso nome, uno spin-off di Shinobi e un seguito dignitoso ma arrivato decisamente fuori tempo massimo. Ah, no, c’è anche Alex Kidd BMX Trial. Sigh. Ora, magari Alex Kidd non avrebbe avuto comunque speranze di cavarsela, ma dubito che questo trattamento abbia aiutato.




