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Gunstar Heroes è arcade perfect senza l'arcade | Racconti dall'ospizio

Gunstar Heroes è arcade perfect senza l'arcade | Racconti dall'ospizio

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

Avevo scritto un'introduzione lunghissima, per questo articolo, in cui raccontavo come avessi vissuto l'intera epoca delle console a 8 e 16 bit con qualche anno di ritardo, con l'avvento dei primi emulatori su PC. Poi ho letto l'articolo di Lorenzo Fantoni pubblicato su queste pagine l’altro giorno e ho scoperto che non sono il simpatico e unico fiocco di neve che credo di essere, visto e considerato che raccontava esattamente la mia stessa esperienza. Ma proprio esattamente la stessa, parola per parola, scena per scena, rammarico per rammarico. La stessa rabbiosa bavetta alla bocca nei confronti delle console altrui, per le quali, Mosè ci insegna, non andrebbe provato desiderio. Perfino i nostri padri PC Master Race si chiamano allo stesso modo, contribuendo a quell'aura di inquietante Sliding Doors della vita. Va giusto adattata un po’ la citazione:

Appapà, le console sono fatte solo per giocare ma col computer puoi farci molto di più. Resisti con l’Atari (ST) ancora per qualche mese, poi prendiamo un bel Pentium con Windows e vedrai! Altro che console!
— Stefano Bellotta

E così via, di generazione consolara in generazione consolara, sempre un triste PC Master Race über alles, fino a che gli amici di liceo, stanchi di ritrovarsi i loro Super Nintendo/PlayStation/Xbox tutti umidicci per la mia bavetta, non mi regalarono una PlayStation 2 per i miei diciotto anni. La pietà è un sentimento sottovalutato, lo dico sempre.

Gli enormi boss sono l’anima di Gunstar Heroes.


Però babbo PC Master Race non aveva tutti i torti, dato che da lì a qualche anno, coi primi scalcagnati emulatori, il mio Pentium II macinava ROM che era una bellezza. Certo, a frame rate dimezzato, con l'audio gracchiante, ma chi se ne fregava? Non ero ancora il fighetto viziato che sono ora, con l'occhio clinico e cinico sullo scaling degli sprite e l'emulazione fedele del chip YM2612. Potevo avere Sonic sul PC! E Golden Axe! E tutto, in realtà, tutto! Unico limite, il cielo. Ma anche e soprattutto la banda del modem a 38.8 baud e le urla di mia madre dall'altra stanza quando, alzando la cornetta, scopriva che mi ero connesso a internet di nascosto. Scavavo fra i proto-forum come un forsennato, alla costante ricerca di nuove ROM, capolavori che mi ero ingiustamente perso a causa di una giustamente oculata gestione delle limitate finanze familiari. E un giorno, questo Gunstar Heroes spuntò fuori, forse in un post di un qualche retro-hipster ante-litteram.

Gli screenshot parlavano chiaro, era un Metal Slug, nome che all'epoca, nel mio "giro", indicava non solo il gioco in sé ma anche tutta la sfilza di vari sparatutto a scorrimento che popolavano console e arcade dell'epoca. Sembrava solo un altro gioco di quel tipo lì, diverso ma in fondo uguale a tanti altri. Non potevo sapere che era un gioco di Treasure, i folli indie nipponici ante-litteram, fuoriusciti solo qualche anno prima da Konami perché in preda alla noia. Non potevo sapere che Treasure sarebbe diventata una delle mie case di sviluppo preferite. Insomma, non sapevo un bel niente, come un Gionsnò qualsiasi, con lo stesso taglio di capelli ma più giovane, dal conto in banca drasticamente più umile e soprattutto senza bellissime e tostissime compagne di viaggio dai capelli rossi. Quel che sapevo era che Gunstar Heroes mi aveva già conquistato col suo logo rotante su sfondo di fiamme, che scatticchiava malamente sul KGen (o era il Genecyst?).

Stile e personalità pure sulla copertina della colonna sonora.

Poi il gioco partì e mammasantissima! Pur col frame rate altalenante, era un'orgia di colori sparatissimi, scrolling fluido, controlli perfetti. Esplosioni dappertutto mentre disseminavi lo schermo con raggi laser a ricerca di calore, lanciafiamme, pallettoni colorati. Aspetta, ma posso pure prendere tutti a calci in faccia o lanciarli dalle piattaforme? Aspetta, aspetta, ma posso combinare due armi alla volta e ottengo uno sparo nuovo? Aspetta, aspetta, aspetta, ma son due minuti che sto giocando e c'è già un boss in pseudo-3D? E ora ce n'è un altro!

E giù a pestare i pulsanti della mia povera tastiera, con gli altoparlanti integrati che mugolavano e gracchiavano cercando di replicare l'impossibile sintesi FM del chip audio Yamaha del Mega Drive. A tutto questo si aggiungeva anche il fatto che la generazione 16 bit aveva lentamente abbandonato la difficoltà lacrime e sangue che aveva caratterizzato la generazione precedente e infatti, in Gunstar Heroes, si ha addirittura una barra della vita e un numero di continue infiniti, contribuendo ulteriormente a un'esperienza molto più divertente e bilanciata. Niente più morti al primo colpo, niente primo livello ripetuto un numero immane di volte fino alla perfezione assoluta. E quello scrolling così fluido, così perfetto, così... Arcade Perfect!

Già il logo era un piccolo capolavoro di pixel art. Anche se non ho mai capito chi fosse il tizio al centro.

Ma Gunstar Heroes se ne fregava altamente di essere Arcade Perfect, non essendo una conversione da sala giochi bensì un titolo originale per Mega Drive, che faceva cose che nel 1993 sarebbero state difficili da fare anche su hardware molto più potente. Una dimostrazione di forza tecnica e artistica unica, per la neonata casa di sviluppo giapponese, per cui questo perfetto run'n'gun rappresentava il primo gioco da indipendenti. Forse una delle migliori opere prime nella storia dei videogiochi. Un primo passo in un mondo più grande. Un mondo diverso/ma fatto di Treasure/chi vivrà vedrà. E in particolare, nel caso di Treasure, chi vivrà vedrà Alien Soldier, di cui parlerò nel prossimo Ospizio.

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata al Sega Mega Drive (Mini e non), che potete trovare riassunta a questo indirizzo.

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