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Georgie e Trainspotting? Stessa roba

Georgie e Trainspotting? Stessa roba

Siamo agli sgoccioli della Cover Story sulla droga e, in elegante ritardo, sono qui per condividere i ricordi torbidi di quando scoprii la verità su Georgie. Sì, proprio lei. La fanciulla dai “biondi capelli dorati” e dalla mente sorprendentemente aperta, caratterizzata dalla sfiga tipica delle eroine di Yumiko Igarashi.

Molti di voi ricorderanno di aver seguito le avventure di Georgie grazie all’anime trasmesso un milione di anni fa su Italia 1. Ci siamo passati tutti. Anche se in Giappone il mondo dell’animazione e del fumetto ha sempre proposto titoli per tutte le età, all’epoca Mediaset cresceva le future generazioni al grido di “i cartoni animati sono tutti per bambini”.

In genere, le licenze si compravano a pacchetti, un tanto al chilo, e se per qualche motivo arrivavano opere dal taglio palesemente maturo, si interveniva con una censura coatta capace di stravolgere anche la più brutale delle storie, tagliando episodi, modificando dialoghi e, perché no, inventando finali a prova di bambino.

Gli anime passati nel tritacarne della censura Mediaset sono tantissimi. Se avete qualche cartone animato del cuore scoperto negli anni 80/90, vi consiglio di recuperare la versione originale sottotitolata e di guardarlo con altri occhi.

In effetti, credo di non aver mai visto il finale dell’anime di Georgie. Non sulle reti Mediaset, almeno. Pur essendo stata trasmessa in innumerevoli occasioni, infatti, la storia di Georgie arrivava raramente al suo epilogo naturale e spesso ripartiva dal primo episodio senza preavviso. Non era come il maledetto loop della casa del leone ne I cavalieri dello zodiaco, ma siamo lì.

Al tempo ero un ragazzino spensierato e non sapevo cosa si nascondesse dietro quelle dinamiche, di cui iniziai a interessarmi solo più avanti. Per questo motivo, pur non sapendo come si concludesse la storia della bionda Georgie, vivevo un’esistenza serena senza farmi troppe domande.

Crescendo, però, iniziai a voler approfondire le mie passioni e, dopo essere stato trascinato nel cupo gorgo della dipendenza da tentazioni come Zero, Mangazine e compagnia cantante (a proposito di droghe), misi le mani sul manga di Georgie. Sono sempre stato un lettore poliedrico e non mi sono mai lasciato influenzare dalle etichette che venivano appioppate alle storie.

Non mi sono limitato a leggere le opere “per ragazzi”, ma ho divorato con estremo piacere ogni genere di lettura (o di anime), apprezzandone gli elementi che amavo e criticando quelli che non mi convincevano. Ero ingenuo e non avevo idea di cosa mi avrebbe riservato il futuro. Di cosa mi avrebbe riservato Georgie.

Eccolo qui. Il manga che mi fece capire quanto fosse profonda la tana del bianconiglio e quanta distanza potesse esserci tra le storie narrate nei manga e le rispettive controparti animate.

I manga arrivarono per la prima volta in Italia nel 1979, prima a episodi sulle riviste per bambini, con versioni riadattate o colorate, poi in versione monografica, con Akira, nel 1990 da Glénat, e con i volumi di Granata Press, grazie alla quale ebbi modo di leggere e scoprire alcune fra le mie storie preferite in assoluto.

La versione monografica (e integrale) del manga Lady Georgie si affacciò nelle edicole e nelle fumetterie italiane alla fine del 1994 (era già stato pubblicato negli anni ‘80, sulle pagine di Candy TV Junior, senza finale e con mille censure). Avevo sedici anni, il team originale di Granata Press era passato a Star Comics e, avendo seguito più volte in TV le (dis)avventure dell’esuberante biondina, decisi di leggere il manga per scoprire la storia originale, senza censure e con un finale degno di questo nome.

Sapevo già che la versione cartacea avrebbe riservato molte sorprese. Ormai ero a conoscenza delle censure Mediaset e da diverso tempo raccoglievo informazioni sulle mie serie preferite. Georgie non era tra queste, motivo per cui non avevo approfondito più di tanto le differenze tra l’opera originale e la versione propinataci in Italia.

Mi avvicinai con grande curiosità all’opera scritta da Mann Izawa e disegnata da Yumiko Igarashi, ma nulla di ciò che avevo vissuto fino a quel momento mi aveva preparato a ciò che avrei trovato fra quelle pagine. Mi aspettavo una sana dose di dramma e sfortuna, ma mai avrei pensato di imbattermi in storie i sequestri, droga, abusi, lutti, triccheballacche.

Ricordo ancora chiaramente che, quando arrivai a leggere di Arthur, della sua prigionia nello scantinato di uno stupratore con libero accesso a dosi massicce di oppiacei, rimasi colpito dall’enorme distanza tra il fumetto e l’adattamento animato. Anche nell’anime la storia di Arthur è piuttosto drammatica, ma prende una piega ben più misericordiosa, che sfocia in un epilogo pavido e democristiano.

Nel manga viene dato molto più peso all’esposizione di Arthur a un lungo periodo di droghe, sevizie e abusi sessuali, generando un crescendo a base di crisi d’astinenza e morti presunte che all’epoca mi colpì profondamente.

Nelle puntate finali dell’anime, Arthur se la cava senza troppi problemi, evitandosi un lutto, una delusione amorosa e una vita da rimpiazzo. E, probabilmente, continuando a drogarsi.

Segnato dalla lettura del fumetto, mi documentai per capire quanto le differenze tra manga e anime fossero legate agli interventi di Mediaset, scoprendo con grande sorpresa che la lettura annacquata e aperta alla speranza arrivava direttamente dal Giappone. Quando l’epilogo dell’anime andò in onda in patria, infatti, il manga era ancora in corso e, privo del materiale di riferimento, lo studio di animazione fu costretto a optare per una conclusione vaga.

In realtà si tratta di una pratica piuttosto comune. Sono molte le serie animate in cui la trama si discosta dalla fonte di riferimento cartacea, a volte con secchiate di episodi filler, altre con interventi più decisi su narrazione e personaggi. Lady Georgie è solo una delle tante vittime di questo fenomeno, ma all’epoca non lo sapevo e avevo dato per scontato che fosse colpa di Mediaset. E invece…

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata a droghe e dipendenze, che potete trovare riassunta a questo indirizzo qui.

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