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Final Fantasy VIII Remastered ti fa tornare negli anni Novanta (le disco in bolla e la gente che salta)

Final Fantasy VIII Remastered ti fa tornare negli anni Novanta (le disco in bolla e la gente che salta)

L'ignobile citazione musicale nel titolo spero vi abbia fatto sentire quel sapore anni Novanta di cui Final Fantasy VIII trasuda. Ma parliamo di me. Crash Bandicoot, Spyro, Resident Evil 2, Shenmue 1 e 2. Alcuni dei titoli che ho giocato tra il 2018 e questo 2019, che fra l’altro si chiuderà più o meno con me che giocherò a Medievil. E ho tralasciato di sicuro altri remake/remaster di vecchi titoli, nell’elenco. Praticamente, da qualche anno la mia mente passa dal presente all’epoca in cui avevo una decina d’anni ed entravo a gamba tesa nel mondo dei videogame. In realtà, ho iniziato molto piccolo, tipo già a quattro anni, tra sale giochi e un NES farlocco, ma che (visto oggi) emulava davvero bene l’originale. Però mancavo di una certa consapevolezza, che a dieci anni quantomeno iniziava a insinuarsi nel videogiocatore che è in me. E ha coinciso con la prima PlayStation, che ha sedimentato poi lungo l’adolescenza, cosa che la renderà per sempre il luogo magico in cui rifugiarsi, perché era tutto giusto e tutto perfetto. Non verissimo, forse nemmeno falsissimo, sicuramente innegabile. È anche stato un momento storico, quello della prima PlayStation, che va ricordato perché i videogiochi per la prima volta sono diventati qualcosa a cui anche la massa si è avvicinata, la stessa che li aveva snobbati fino a quel momento. È naturale quindi che la rincorsa alla nostalgia di quel periodo sia uno dei motori che stanno facendo andare alla grande l’automobile del settore videoludico. Già all’epoca di PS1 c’erano i ritorni, eh. Io ero piccolo ma mi ricordo alcuni trentacinquenni gridare “È tornato Pitfall!” quando uscì Pitfall 3D - Beyond the Jungle. A cui giocai, pure. Ho ancora gli incubi. Poi però, appunto, la massa. E se la massa è cresciuta con Crash Bandicoot, quando urla che il topone sta tornando fa un sacco di rumore in più. Questo preambolo misto romantico e analitico (con anche una spruzzata di opinione che magari è una vaccata, ma sono convinto che sulla nostalgia si sia spinto anche nei bei tempi andati) serve a capire perché uno, nel 2019, dovrebbe essere contento di giocare a Final Fantasy VIII Remastered.

Non ci giocai subito, all’epoca della sua uscita, anzi, credo fosse addirittura il 2003. Avevo finito Final Fantasy VII, mi ero innamorato come un pazzo del IX e stavo recuperando Final Fantasy X. L’ottavo capitolo lo avevo saltato, anche se lo avevo visto quasi tutto da un amico, e non mi aveva mai fatto particolarmente impazzire. Ma era arrivata l’ora di colmare il buco e lo comperai, trovandolo tranquillamente in negozio, visto che non era ancora iniziata l’era delle aste folli su eBay o della distribuzione che esaurisce tutto quindici secondi dopo il day-one. Ci ho giocato, l’ho finito (con l’uso della leggendaria guida cartacea di Piggyback) e mi ci sono divertito. Non tanto per la trama, confusionaria, frettolosa quando non dovrebbe, piena di tagli importanti, con elementi da teen drama che potevano anche sparire per lasciare più spazio alla guerra e alla politica, per quel che mi riguarda. Adorai, di Final Fantasy VIII, l’essere costellato di segreti, anche da scovare in giro per la world map, cosa che già Final Fantasy X aveva perso. Il sistema Junction trasformava magia ed evocazioni in meri equipaggiamenti, togliendo un po’ il gusto di usare una mossa forte appena appresa. Era meglio “indossare” il giusto spirito (si chiamavano Guardian Force) e potenziare i giusti parametri, per essere forti il giusto. Se state leggendo queste righe e vi ricordate bene il gioco, sapete senz’altro che tutto si riduceva a Squall armato pesantemente che prendeva a schiaffi i nemici, col resto del gruppo a fare da misera spalla. Però era divertente scovare tutto di quel mondo, ancora oggi probabilmente uno dei capitoli della serie con i segreti tra i più difficili da scoprire. D’altro canto, era quasi impossibile non affidarsi a guide o tonnellate di indizi e suggerimenti di amici, anche per le cose più banali (visti certi tutorial macchinosi e una gestione del sistema di leveling dei personaggi mal pensato). Questo rendeva, e rende ancora oggi, Final Fantasy VIII uno dei capitoli più controversi. Ma anche amati, visto che arriva dal periodo d’oro di PS1, aveva una grafica mozzafiato e, dettaglio non da poco, fu il primo Final Fantasy a venire localizzato in varie lingue del mondo, Italiano compreso. Anche le scritte sui cartelli, nelle insegne, tutto era tradotto e perfino la grafica di gioco era stata modificata all’occorrenza. Roba mai ripetuta, che oggi giusto Pixar e Disney si permettono di fare al cinema con i film.

E questa disamina è di fatto una recensione del gioco stesso, che torna ora sulle console della generazione corrente col sottotitolo Remastered. Chiariamo subito: è una operazione identica a quella fatta con Final Fantasy VII e IX quando sono approdati sulle attuali console. Gli sfondi prerenderizzati sono stati lasciati identici; con il IX ci fu una lieve operazione di “acquerello” per renderli più godibili su un televisore HD, qui ci si è limitati a un upscaling al meglio delle possibilità. Il fatto è che gli sfondi furono pensati per l’epoca e per le risoluzioni di allora. I dipinti originali sono ovviamente andati persi e rifare tutto da capo sarebbe stato folle e avrebbe sollevato anche una marea di forconi, visto che si sarebbe toccato il design originale. I modelli poligonali sono stati ripuliti benissimo e risultano splendidi a vedersi, ed è stata anche fatta la singolare scelta di cambiare il modello di Squall e Rinoa con quelli di Dissidia Final Fantasy. Squall appare ora più moderno, con un design più graffiante. Molti puristi hanno storto il naso, ma devo dire che, in alcune fasi in cui il modello del personaggio è più ravvicinato, la scelta paga alla grande (niente più meme di Squall con la faccia che è un accumulo deforme di poligoni). Per i video in computer grafica, chiaramente, ci si accontenta di una versione ripulita il più possibile, che non fa gridare al miracolo.

Si è andati oltre la semplice “ripulitura” dei modelli, optando per un mezzo rimpiazzo ispirato alle loro incarnazioni più recenti e ormai entrate nell’immaginario collettivo. Spesso l’inquadratura è molto lontana, in generale mi sento quindi di dire che Squall rimane il solito rincoglionito di sempre, ma meno brutto.

Il pacchetto viene completato da una serie di trofei/obiettivi e da tre cheat attivabili con la sola pressione di un tasto. C’è la velocità 3x, manna dal cielo per alcune sequenze lente o di puro farming, la possibilità di disattivare gli incontri casuali (altra cosa meravigliosa, quando magari stai andando a salvare in fretta e devi percorrere chilometri di dungeon al contrario) e, dulcis in fundo, un “god mode” che rende i personaggi immortali e con le tecniche speciali sempre attive. Un po’ esagerato, ma devo dire che quando si è trattato di premere un solo tasto per un’ora di fila mentre stavo livellando i personaggi e apprendendo le abilità, mi è tornata utile, almeno non dovevo nemmeno preoccuparmi di controllare la loro salute di continuo. Queste tre opzioni rendono il gioco abbordabile da chiunque, non inficiano l’ottenimento degli achievements e, se siete dei fanatici dell’esperienza originale, possono essere completamente ignorati. Ah, tutto è in 4:3. Schermate fisse in 4:3, pensate per essere così. Non siamo di fronte a un videogioco a telecamera libera con un ambiente totalmente inquadrabile che permette tranquillamente il passaggio ai 16:9. Qui siamo all’interno di quadri, di tele dipinte dove tutto è stato ideato per stare nei 4:3. Anche alcune inquadrature dall’alto o particolarmente claustrofobiche sono funzionali a questo aspect ratio. Per favore, non chiedete sempre a cazzo i 16:9, il nero ai bordi è identico al confine tracciato dai bordi di una TV, è vostro amico e potete conviverci senza strapparvi la pelle.

Insomma, tirando le somme, c’è stato un lavoro di ripulitura con qualche aggiunta, comprese alcune censure in certi dei look dei personaggi, che hanno fatto un po’ parlare di sé quando sono state leakate. Un plauso alle musiche, visto che si è scelto di usare e ripulire quelle dell’edizione PlayStation, che sono molto meglio di quelle della vecchia edizione PC, mal compresse. Rimpiazzi grafici a parte, appunto, il lavoro resta identico a quello fatto coi due precedenti Final Fantasy, meglio ribadirlo. Forse questi cambiamenti, compreso l’apporto dei ragazzi di Dotemu e Acces Games Inc., che hanno aiutato nello sviluppo (anzi si può dire che abbiano fatto tutto loro, a partire dal trovare il modo di recuperare il materiale perso da Square Enix nel corso degli anni), hanno spinto Square Enix ad appiccicare la scritta Remastered sotto al titolo, che magari per le vendite aiuta.

La G.F. Siren ora ci appare più pudica. Con la sua arpa era delicata e per niente ammiccante, infatti è un tipo di censura secondo me inutile e un po’ da paraocchi. Ma è comunque un dettaglio su un’opera gigantesca: se serve ad evitare grane di qualsivoglia tipo, non me la sento di dare fuoco a Square Enix.

Final Fantasy VIII Remastered, la prossima affermazione vi sorprenderà, è Final Fantasy VIII rimasterizzato. Incredibile, vero? Rimasterizzato il giusto, aggiungiamo. Se sapete soprassedere sugli elementi ovviamente invecchiati e non ci avete mai giocato ma siete sempre stati curiosi, fatelo vostro. Se lo schifavate, potrebbe quasi essere l’occasione per capire se avevate ragione o no. Se lo amavate e lo amate ora, correte subito a prenderlo. In generale, comunque, promosso, sì, anche se è bene menzionare che il prezzo di lancio è 19,99€ e, insomma, comprendo perché alcuni preferiscano aspettare un po’. Ma se non è un problema, pollice in su per Squall e soci.

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Ho giocato a Final Fantasy VIII Remastered su una PlayStation 4 Pro grazie a un codice fornitomi da Koch Media, il distributore italiano del gioco. Conoscendo bene l’originale, ho esplorato tutti i suoi aspetti, cercando di completare missioni secondarie, scontri, provando diverse mosse, partite a carte, bug storici. Sono entrato in fissa e adesso sto puntando al Platino (per i cacciatori di achievement, segnalo che pare molto facile). Il gioco è disponibile esclusivamente in versione digitale su PC, su PlayStation 4, su Switch e su Xbox One.

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