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Racconti dall'ospizio #234: The Punisher Arcade, grezzo, duro, fighissimo. Come il Punitore

Racconti dall'ospizio #234: The Punisher Arcade, grezzo, duro, fighissimo. Come il Punitore

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

Targato 1993, l’arcade game del Punitore arrivò sotto le mani del me bambino probabilmente intorno al 1998, sicuramente nella sala giochi itinerante che ogni anno, a giugno, si piazzava nella mia via. Esatto, l’unica via del paese con lo spiazzo perfetto per metterci roulotte e sala giochi. Stava lì una settimana, se andava bene anche di più, ed era la fine per i miei genitori, visto che anche sotto un temporale estivo mortale, mi bastava scendere e fare due falcate oltre il cancellino per raggiungerla. Il cabinato di questo storico picchiaduro a scorrimento era marcissimo, e negli anni è solo peggiorato. Aveva i controlli rigidi, lo schermo peggiore della sala giochi, lievemente tagliato da un lato e coi colori slavati, come se qualcuno avesse alzato troppo la luminosità. Se avete vissuto le sale giochi anche solo minimamente, siete entrati in contatto con questo tipo di cabinati, almeno una volta nella vita.

Stava in un angolo poco frequentato, che alla fine uno i pochi gettoni li spendeva in Captain Commando o Final Fight, sempre presenti. Poi, quando un anno arrivò Crazy Taxi, chi aveva tempo di incularsi più il povero Frank Castle? Poi c’è questa cosa, che io conoscevo il Punitore ma come personaggio comprimario di Spider-Man. Non conoscevo il micromondo, ne avevo mai letto le sue storie in solitaria. A parte lui, nel videogioco non riconoscevo nulla, esclusi Kingpin e Nick Fury, controllabile dal giocatore 2. Entrambi personaggi, fra l’altro, conosciuti sempre sulle pagine dell’Uomo-Ragno.

Ora, la sala giochi non viene più. Nemmeno da tanto, eh: credo che l’ultima volta sia stata addirittura nel 2012, quasi un record, per quelle itineranti non legate a particolari luna park o fiere. Di certo, The Punisher non c’era più, nel 2012, e forse proprio quell’anno decisi di recuperarlo su emulatore, grazie al fidato MAME. Anche perché il gioco fa parte di quel gruppo di titoli con personaggi di cui Capcom non ha più i diritti e che vai a sapere se mai li rivedremo altrove. Anzi, Marvel, vedi di dargli il permesso di fare, che so, una bella collection piena di roba da giocare sulle console attuali? Grazie.

Ecco, quando l’ho recuperato e finito, la musica è decisamente cambiata. Ora riconoscevo quasi ogni easter egg, a partire dal primo boss del gioco, Bruno Costa. Che è il responsabile, di fatto, della sparatoria che ha ucciso i genitori di Frank Castle, trasformandolo nel Punitore. Oppure, sempre fra i boss, Bushwaker, il killer con il braccio cibernetico che diventa un fucile, una sorta di schifezza tecnorganica che mi fa schifo ancora oggi. E poi l’atmosfera, un misto di anni Ottanta e Novanta, con fondali e scene che arrivano dalle pagine puntinate di un vecchio albo Star Comics. Un look grezzo, impreciso, semplicemente bellissimo. Comandi sicuramente un po’ legnosi, ma che aiutano a dare la sensazione di brutalità mentre pesti uno sgherro di Kingpin. La violenza non manca, visto che si possono raccogliere pistole o granate, con cui far letteralmente esplodere i nemici. E fa sorridere che il gioco sia poi stato censurato in Giappone, dove il sangue è stato spesso colorato di azzurro, a mo’ di effettone da anime: per una volta, è la versione occidentale quella “migliore”, intoccata.

In due, poi, è la guerra totale. Nick Fury fuma il suo sigaro tutto il tempo e sparare assieme alla gente è… divertente, oh. il Nick Fury ovviamente classico, quello che purtroppo, se siete solo amanti dell’universo cinematografico, non avrete mai occasione di amare. Quello con la barba sfatta, che solo a vederlo senti puzza di alcool e sudore.

Il gioco era anche, tutto sommato, piuttosto bilanciato. Ovviamente, l’ultimo paio di livelli contava di portarti via un po’ di gettoni, ma rispetto ad altre produzioni, era piuttosto vivibile. Giusto i boss erano a volte dei muri contro cui si andava a sbattere, anche a causa di barre della vita esagerate.

Fatevi il favore di giocare a The Punisher, sei livelli uno più grezzo dell’altro, tra bar malfamati e treni che trasportano armi di contrabbando, fino al gran finale alla Fisk Tower, per prendere a calci nel culo Kingpin. Totale.

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata agli Avengers, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.

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