Febbraio 2016: Fuoco cammina con me nel bosco
Il 5 febbraio 2016 si manifesta XCOM 2, seguito “quattro anni dopo” del reboot targato Firaxis per la storica serie di Julian Gollop. Il gioco viene accolto favorevolmente e la serie proseguirà fra espansioni, seguiti e spin-off mobile.
Il 9 febbraio tocca invece a Firewatch, gioiello d’esordio dello studio Campo Santo, fondato da esuli di Telltale Games. Stile a pacchi, grande narrazione e un utilizzo intelligente dell’interfaccia in prima persona lo rendono uno fra i giochi migliori del filone dei cosiddetti “walking simulator”. Putroppo, Campo Santo verrà assorbita da Valve e svanirà nel nulla.
Lo stesso giorno arriva anche Unravel, gioco di piattaforme dallo stile puccioso che aveva fatto innamorare tutti all’E3 del 2015, anche grazie al carisma lacrimoso del suo sviluppatore. Unravel, in realtà, non soddisfa forse le aspettative ma convince abbastanza da meritarsi un seguito qualche anno dopo.
Il 16 febbraio esce Layers of Fear, che non è il gioco d’esordio di Bloober Team ma è forse il primo con cui riescono davvero a farsi notare e iniziano a tracciare il percorso horror che li porterà a sviluppare quasi dieci anni dopo il remake di Silent Hill 2. A Biagio Etna piace.
A proposito di orrori, contemporaneamente esce anche Street Fighter V, che no, non è un orrore (non picchiatemi) ma viene accolto come tale da alcuni che si lamentano per la carenza di contenuti. Però, insomma, mi sembra che nel complesso, e col dovuto lavoro sugli aggiornamenti, alla fine sia stato apprezzato.
Qualche giorno dopo tocca a Far Cry Primal, il Far Cry coi dinosauri e le armi da età della pietra. Che è sicuramente una bella idea, anche per uscire un pochino dagli schemi della serie. E la cosa sembra essere stata apprezzata anche in termini di vendite. Incredibile, questo fatto che se fai cose potenzialmente rischiose la gente apprezza!
A proposito di cose nuove in prima persona, il 25 febbraio esce Superhot, delirante… sparatutto? Possiamo chiamarlo sparatutto? No, non penso, forse è quasi più un puzzle game. Comunque, un gioco in prima persona in cui si simulano sparatorie con una grafica fuori di testa e un uso del rallentatore che… no OK, non sto qui a cercare di spiegarlo, tanto più che all’epoca ci ha pensato Giuseppe Colaneri.
Il 26 febbraio abbiamo anche quel discreto fenomeno di Stardew Valley, bizzarro simulatore di vita rurale dallo sviluppo completamente aperto in cui bisogna letteralmente gestire una fattoria, gli animali, le piante, la vita. Dieci anni dopo, con oltre cinquanta milioni di copie vendute, il suo creatore Eric Barone dovrebbe stare passandosela bene.
Chiudiamo con The Town of Light, un gioco horror in prima persona piccolo piccolo ma che fa piacere ricordare in quanto produzione italiana che ambienta la sua avventura in un contesto italiano e, insomma, dieci anni fa sembrava una roba veramente eversiva. Non che oggi sia la norma, ma qualcosa d’altro s’è visto. Ah, comunque anche di questo aveva scritto Giuseppe Colaneri.




