Mercenaries 2: il Venezuela senza Maduro e Trump
Dicono che, nella vita, il tempismo sia tutto. Nei videogiochi, è ancora più importante: se un titolo non "coglie l'attimo", può fallire clamorosamente pur essendo il miglior gioco della storia.
Mercenaries 2 non lo è mai stato, ma una serie di sfortunate coincidenze lo hanno affossato impedendogli di raccogliere il giusto successo. Non solo uscì nelle vicinanze di Grand Theft Auto IV, ed era anch'esso un gioco d'azione open world, ma si beccò in faccia tutta la potenza di Call of Duty 4. Nel 2008, qualsiasi cosa non fosse in soggettiva, e parlasse di guerra, veniva prontamente messo da parte. Compreso il titolo firmato Pandemic.
In queste ultime settimane l'ho rispolverato sull'onda delle note vicende legate al Venezuela e agli Stati Uniti. Già all'epoca ci furono alcune polemiche circa l'uso di un'ambientazione "reale" e per come veniva rappresentato il paese sudamericano: in modo vagamnte razzista, inutile girarci attorno, benché i temi del gioco fossero più che altro l'ironia e le situazioni fuori di testa, se non la comicità pura.
Si scherza su tutto, in Mercenaries 2: dal lavoro di mercenario al continuo furto, da parte degli USA, delle risorse altrui. E il cast principale è talmente stereotipato da sembrare una barzelletta, iniziando dalla clamorosa introduzione, in cui il nostro alter ego si becca un proiettile nelle chiappe. Durante le fasi successive, sentiremo i nemici commentare questo evento, con tutte le risate che ne derivano.
Accostato spesso, anche dal sottoscritto, a serie più famose come Just Cause, Mercenaries aveva goduto di un ottimo inizio su PlayStation 2/Xbox, non riuscendo a confermarsi nel sequel (almeno sul lato vendite).
Eppure, tempismo a parte, c'erano tutte le premesse per far bene: un team di sviluppo talentuoso (ricordate Full Spectrum Warrior?), una struttura di gioco collaudata e un budget piuttosto ricco. Lo dimostra il semplice fatto che fosse tutto doppiato in italiano, compreso il più inutile personaggio non giocante. Come sempre, il rischio di investire tanto è quello di non vedere grossi guadagni "andando sotto" nel rapporto spese/utili. Tant'è che il terzo episodio, di cui circolano in rete alcune sequenze, venne cancellato con la chiusura dello stesso sviluppatore.
Vittima della concorrenza spietata più che di limiti propri, Mercenaries 2 risulta ancora oggi molto divertente. Se il gameplay adotta la classica struttura "cerca una missione, poi spara a tutti" diversi elementi lo fanno emergere sopra ai soliti cloni di GTA. Il tono spensierato (quasi ai livelli di Saints Row) e la libertà di scelta sono quelli che emergono subito, assieme al design tra fumetto e action movie. Certo, come tutti i giochi "aperti", è pieno di bug e momenti strani in cui il motore grafico impazzisce, ma rientra anche questo nel divertimento generale.
Carri armati, elicotteri, navi, moto, torrette: tutto è utile a raggiungere l'obiettivo o soltanto per distruggere qualche edificio "bersaglio". Si va ben oltre quanto visto nei rivali più illustri, pensando ai bombardamenti e al fatto che (quasi) ogni struttura può essere rasa al suolo. Per una produzione del 2008, non è cosa da poco, considerando la presenza massiccia della fisica. Durante sparatorie ed esplosioni, gli oggetti risendono di urti, scossoni e movimenti improvvisi creando parecchie situazioni esilaranti o solo assurde.
Personalmente, lo ritengo superiore al più celebre Just Cause per un semplice motivo: la presenza di una trama vera e propria. Pur essendo caotico e casinista, è ripieno di filmati che ci aggiornano sullo stato degli eventi, sempre con un tocco di ironia dissacrante.
Ricordo quando andai alla presentazione ufficiale, nelle sedi Electronic Arts di Milano, e rimasi colpito da quanto "alla mano" fossero gli sviluppatori. Invece di perdersi nei soliti papiri inutili su specifiche o ambientazione, portarono una demo giocabile per tutti i presenti. Purtroppo, come detto sopra, pochi spesero più di qualche minuto con Mercenaries 2. In mezzo ad altri titoli più attesi, tra cui Dead Space e Mirror's Edge, era logico che finisse in secondo piano.
Paradossalmente, spicca più oggi che allora, grazie ai cambiamenti del mercato. Con meno giochi free roaming e con gli sparatutto concentrati sul multiplayer online, sembra l'eccezione alla regola. E lo era già nel 2008, considerando l'assenza del multiplayer competitivo a favore di una (quasi inutile) modalità cooperativa solo via Internet. Una scelta che ne limitò ulteriormente le speranze di successo, in un'epoca dominata dagli scontri in arene virtuali.
In Mercenaries 2 non conta avere l'ultimo DLC o scalare le classifiche, ma seguire la storia sperimentando a modo nostro. Chiamare un bombardamento per poi attaccare i resti di una base impennando con la moto o fare le cose per bene studiando il bersaglio dalla mappa. Se grafica e sonoro mostrano i loro anni, tutto il resto regge ancora, a partire dallo humor "nero", che lo fa spiccare tra mille shooter fin troppo seri e ripieni di propaganda filoamericana.
Qui si lavora per chi paga di più, passando tranquillamente dalle compagnie del petrolio ai rivoluzionari, in base ai guadagni. Non ci sono ideali veri o presunti, patriottismo o bandiere, se non quelle che identificano le varie fazioni. Praticamente sono tutti cattivi, in Mercenaries 2, iniziando dai protagonisti e dalla loro unica motivazione: i soldi. Ed è forse il modo più credibile per rappresentare la guerra.
Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata a droghe e dipendenze, che potete trovare riassunta a questo indirizzo qui.




