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Pesce d’aprile! | Racconti dall’ospizio

Pesce d’aprile! | Racconti dall’ospizio

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

Stando a fonti come Focus, la Repubblica, o l’altrettanto autorevole Wikipedia, attorno alle origini del pesce d’aprile si bisticcia ancora oggi. Secondo un’ipotesi piuttosto praticata, l’usanza sarebbe stata codificata in Francia dopo l’avvento del calendario gregoriano, che, spostando l’inizio dell’anno da fine marzo a inizio gennaio, lasciò con un palmo di naso un sacco di gente.

All’epoca – parliamo del XVI secolo – i mezzi di comunicazione non è che fossero così avanzati e finì che le persone meno informate o più tradizionaliste continuarono a stappare lo spumante in primavera, beccandosi gli sfottò dei giovani, un po’ come gira ultimamente con i boomer (con la non trascurabile differenza che, all’inizio dell’età moderna, l’aspettativa di vita era quella che era, e tra i primi e i secondi non passava mai troppa acqua sotto i ponti).

Fun fact: dalle parti di Firenze non si sono mai veramente adattati al cambiamento, e infatti lì si festeggia capodanno pure il 25 marzo. No, giuro.

Questo per quanto riguarda la cosa delle burle. Sul perché proprio il pesce, invece, boh. Potrebbe dipendere dal fatto che a fine marzo il sole abbandona il segno zodiacale omonimo, ma vai a sapere. In fondo, sia questa che l’altra restano pur sempre ipotesi che ho incrociato scartabellando al volo su internet, e pare che esistessero tradizioni di scherzi a cavallo dell’equinozio di primavera già nell’antica Roma o nella cultura induista. Insomma, ognuno ha le sue. Per molti italiani della mia generazione pratici di videogiochi e cazzatine nerd, ad esempio, il pesce d’aprile più spettacolare risale probabilmente al 1993, e nasce dall’incrocio di altre due tradizioni fortissime: Star Wars e The Secret of Monkey Island. Ma prendiamola alla larga, come piace a me.

Nell’aprile di quell’anno, Bill Clinton si stava ambientando tra le mura della Casa Bianca come primo presidente baby boomer della storia. I Radiohead si godevano il buon riscontro ricevuto dal loro album d’esordio, Pablo Honey, destinato a diventare disco di platinino anche in via del singolo Creep (anche se, oddio, conoscendoli è probabile che non si stessero godendo proprio un bel niente).

Qui da noi, invece, nell’aprile del 1993, la camera dei deputati negò l'autorizzazione a procedere contro Bettino Craxi, che nei mesi precedenti era stato raggiunto da una dozzina di avvisi di garanzia, scatenando l’indignazione popolare. E mentre il paese si preparava ad affrontare l’inizio delle fine della prima Repubblica, un sottoscritto ancora quindicenne teneva davvero soltanto a tre cose: l’Amiga, il Super Nintendo e la motoretta smarmittata. E fu proprio a bordo della terza, con in testa le altre due, che un bel giorno di primavera mi presentai all’edicola di piazzale Camerlata, squittendomene con un «èuscitotigiemme?». Sì, era uscito, come sempre in ritardo, mannaggia al Gallarini. In copertina brillava il serpente di Ultima VII Part Two: Serpent Isle, “L’ultima meraviglia di Origin”, ma solo per chi ci aveva il PC figo, mentre i giochi Amiga in disamina – o tempora, o mores - si erano già ridotti a tre: Desert Strike, Chuck Rock II e Body Blows, premiato con un vergognoso 92% e sopravvalutato, come tutte le robe Team17 di quel periodo.

Arrivato a pagina diciassette, la bomba: “l’anteprima mondiale di Monkey Island 3”.

"Use the Force". E qualche anno dopo Guybrush la userà davvero, la Forza, comparendo come skin in Star Wars: The Force Unleashed II (la scan proviene dal sito www.retroedicola.com).

Dopo aver tuonato, il pezzo proseguiva sui dettagli, sottolineando che, a ‘sto giro, l‘azienda aveva lasciato ai programmatori (niente game designer, per le riviste dell’epoca erano tutti programmatori) la massima libertà d’azione, e questi si erano risolti in una specie di parodia delle produzioni Lucas. Una sorta di universo espanso, comprendente i vari Indiana Jones, Star Wars e cose così, con tanto di SCUMM contestuale in grado di aggiornare le proprie voci alla bisogna.

Ora, che si trattasse di un pesce d’aprile realizzato dalla redazione della rivista, oggi, lo sanno pure i sassi (intendo, quelli vecchi). E non era nemmeno il primo, ché negli anni precedenti, da Xenia erano già uscite la fantomatica conversione americana “arcade perfect” di Street Fighter, a sfregio di quella vera e bruttissima sviluppata da Tiertex, e la recensione tarocca del sequel - pure tarocco - di Zak McKracken, The Mindbenders are back.

Anche all’estero, le riviste videoludiche non lesinavano scherzi durante l“April fool's day”. Celeberrimo quello proposto da Electronic Gaming Monthly nel 1992, che partendo da un errore di traduzione presente nella versione occidentale di Street Fighter II, fantasmò la presenza del maestro di Ken e Ryu, sbloccabile attraverso un percorso al limite dell’impossibile. In virtù dell’ottima contestualizzazione della minchiata, tra gli appassionati scoppiò un casino pazzesco. A migliaia cercarono di raggiungere il fantomatico boss. Capcom venne tartassata da lettere e telefonate e, qualche anno dopo, finì addirittura per legittimare parzialmente quella stramba leggenda metropolitana inventandosi il personaggio di Akuma, prima, e quello di Gouken poi.

La traduzione incriminata che equivocò il nome della tecnica di Ryu, dando origine al fantomatico maestro.

Ma tornando a The Games Machine e a quell’aprile italiano del 1993, le foto appiccicate all’articolo erano chiaramente dei falsi realizzati a partire da Monkey Island 2 e Star Wars: X-Wing, senza contare che a fianco della preview c’era un’intera pagina pubblicitaria dedicata al simulatore spaziale di Lucasarts, parecchio indiziaria. Eppure, oh, ci cascai, e come me un sacco di gente.

In fondo, oltre ad aver già citato lo space fantasy di Lucas nei loro giochi, Gilbert e soci ci avevano fatto esplodere il cervello attraverso lo splendido finale meta di LeChuck's Revenge, al punto che tutta quella roba multiversa inventata da TGM non pareva così insensata (anzi). Eppoi c’era Star Wars, all’epoca ancora avvolto dal mito della trilogia classica ma già avviato verso l’universo espanso (ops, volevo dire Legends), in attesa dei prequel che sarebbero comparsi di lì a pochi anni.

In pratica, i ragazzi di TGM riuscirono ad azzeccare contenuti, momento e taglio, e finirono per buttare giù il pitch di un Monkey Island 3 potenzialmente più interessante di quello originale, uscito nel 1997.

Il finale di Monkey Island 2 fa il verso a quello de Il ritorno dello Jedi.

Qualche giorno fa, io e il Maderna abbiamo fatto un timido tentativo di ricostruire la genesi dello scherzo, contattando alcuni membri della vecchia guardia di TGM, ma nessuno ricorda come siano andate le cose con precisione. Nel frattempo, parlando con amici, qualcuno mi ha detto che una roba del genere, oggi, non funzionerebbe mai.

In effetti, da quando l’internet è esploso, quello con il primo di aprile è diventato un appuntamento obbligatorio per tutti e i termini della sfida si sono spostati dall’inganno all’esibizione di arguzia e sarcasmo, producendo ogni anno dozzine di notizie farlocche in stile Lercio, ma quasi sempre più brutte.

È anche vero che una volta i canali erano infinitamente meno numerosi e il peso della carta stampata faceva molto. Ma non è solo quello. Eravamo anche noi lettori a essere diversi, più propensi a dare fiducia, ad abboccare, a credere; soprattutto, era diversa l’Italia, che ancora si illudeva di un brillante futuro. Di lì a poco, tutto quel buonumore, quell’ottimismo, sarebbe stato completamente spazzato via dal più severo spartiacque dai tempi della Seconda Guerra Mondiale: il rigore di Baggio nella finale di USA '94 (Continua… ).

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata a Star Wars, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.

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