Outcazzari

Laureato presso: Jedi Academy | Racconti dall'Ospizio

Laureato presso: Jedi Academy | Racconti dall'Ospizio

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

«Esiste la paura in questo dojo?»
— Luke Skywalker

Qualche sera fa, mentre annaspavo nella fascia oraria delle Bermude, sono capitato su un video che celebrava il sistema di combattimento di Star Wars Jedi Knight: Jedi Academy, spiegando che, a distanza di anni, con tutta probabilità, resta il migliore a base di spade laser. Proprio in virtù di questa bontà, tra l’altro, pare che un sacco di gente stia ancora popolando i server della componente multiplayer, cosa che non costituisce necessariamente un record, considerato che pure Ultima Online - classe 1997 – è in un modo o nell’altro ancora in circolazione. Ma insomma, qualcosa vorrà pur dire.

Con questo non mi sentirei di definire il gioco sviluppato da Raven Software per la defunta LucasArts un capolavoro né un classico intramontabile, ma ammetto che la gestione dei combattimenti all’arma bianca in terza persona, mista alla componente FPS, mista alle fighissime abilità della Forza, tiene effettivamente a bada parecchia tra la roba simile spuntata dopo. Tipo, che ne so, i due The Force Unleashe o persino il recente Fallen Order.

Va anche detto che mi manca il paragone con i precedenti Star Wars Jedi Knight: Dark Forces II + espansione + Outcast perché all’epoca, mentre l’ex imperiale Kyle Katarn (ciao, Finn) veniva promosso da mercenario a cavaliere Jedi, fino a diventare addirittura maestro alle dipendenze di una delle tante versioni expanded di Luke Skywalker, io collezionavo bocciature all’università e, cosa decisamente più grave, attraversavo una profonda fase di scazzo nei confronti dei videogiochi.

Le meglio botte con le spade laser?

All’inizio del nuovo millennio, giocavo poco niente, e se giocavo era perlopiù a roba vecchia rimasta attaccata alla prima PlayStation e ad altra, vecchissima, emulata via MAME, mentre le copertine di tutti i giochini legati a Star Wars che uscivano in quel periodo strano con i prequel ancora nell’aria mi limitavo a sbirciarle tra gli scaffali della Fnac di via Torino o in qualche Feltrinelli, quando facevo sega.

Peccato, perché a ripensarci, quegli anni sono coincisi con il primo e unico PC in senso stretto - ossia fisso e con sistema operativo Windows - che abbia mai posseduto in vita mia (ciao, Quedex), soltanto che anziché adoperarlo per giocare, ero completamente partito per tutte le altre opportunità offerte dalla ADSL. Tipo i pornini, i thread dedicati a Twin Peaks e a Neon Genesis Evangelion, i pornini, le millemila serie animate che avevo modo di scaricare (con calma, senza fretta), e ancora i pornini. Da un certo punto di vista, non ero pronto per l’arrivo di quel genere di internet, proprio come i nativi americani non erano pronti per i superalcolici o la generazione di mio padre per il telecomando e i palinsesti spalmati su più di due canali. Resta che praticamente qualsiasi cosa incrociassi in rete mi pareva troppo più figa dei videogiochi, compresi i siti che parlavano di videogiochi.

A farmi riemergere da quel limbo carico di onanismo fu, piuttosto inaspettatamente, Star Wars Jedi Knight: Jedi Academy, che mi capitò sottomano totalmente per caso a Natale. Fino a quel momento - correva il 2003, ero già fuori tempo massimo per pensare una stronzata del genere, ma tant’è - ero convinto che praticare un action su PC fosse qualcosa di assurdo, una blasfemia figlia dei primi FPS e assolutamente inappropriata per chi, come me, era cresciuto nel lusso ergonomico di joystick e joypad vari. Nonostante ciò, tastiera e mouse alla mano, attaccai le prime prime missioni di gioco così, tanto per fare.

Tra l’altro scegliendo un avatar assurdo.

Nel giro di pochi giorni, quel “tanto per fare” era passato per la fase “ah, però” fino a diventare “figata!”. Un po’ per il lore, che come buona parte della roba prodotta ai tempi dell’universo espanso, non era per niente male e, anzi, se posso recuperare una riflessione che ho già spiattellato sui social negli ultimi giorni, credo sia una parte del problema “laggente VS i nuovi Star Wars”, laddove per “nuovi” si intente prequel compresi, e per “laggente” i nerd di quaranta e passa anni col coltello tra i denti (mai nella schiena, sempre tra i denti).

Il punto, per farla brevissima, è che l’universo espanso, a cominciare dai romanzi di Timothy Zahn, passando per i vari videogiochi e fumetti, non solo ha costituito per molti l’unico appiglio a Star Wars durante la magra compresa tra il 1983 e il 1999, ma al netto di certe derive da fanfiction, è riuscito spesso a intercettare per temi, taglio e stile, i gusti degli adolescenti che avevano amato la trilogia di Lucas durante l’infanzia e che negli anni Novanta erano in cerca di una fantascienza più matura e dark.

(Fantascienza che non hanno poi ritrovato nei prequel né tantomeno nella nuova trilogia, chiaramente, dal momento che non appartiene alla natura originale di Star Wars, qualunque cosa significhi).

Resta che io, all’epoca, ero parte del problema, quindi tutta la faccenda dell’accademia Jedi istituita su Yavin IV da Luke, il culto Sith legato a Marka Ragnos, il rapporto tra Jaden Korr e Rosh con annessa la possibilità di passare al lato oscuro, mi avevano proprio tirato in mezzo, così come la personalizzazione dell’avatar, i vari stili di combattimento e persino le spade laser tutte colorate che parevano uscite dritte dritte dalle baruffe tamarre de L’attacco dei cloni.

Insomma, finì che Star Wars Jedi Knight: Jedi Academy lo divorai e, ancora oggi, non riesco a fare a meno di puntarlo come termine di paragone per ogni action/adventure/mah a tema Star Wars, con quel suo equilibrio tra duelli melee e componente sparacchina (e grazie al cazzo, dice, sotto al culo del gioco girava pur sempre il motore di Quake III: Arena).

Pew Pew Pew, Swosh, Ratatatata!

In più, Star Wars Jedi Knight: Jedi Academy resta a tutti gli effetti l’unico gioco “grosso” di cui io abbia mai fruito su un PC, considerato che da lì a qualche mese sarei migrato in pianta stabile in ambiente Mac, deputando i videogiochi a una PlayStation 2 Slim nuova di pacca e a un Nintendo DS, che probabilmente non mi sarei messo in casa, senza la fotta accumulata sulle spadine laser di Raven Software: pensa te!

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata a Star Wars, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.

Come spade laser, X-Wing e Natalie Portman hanno condizionato irreparabilmente i miei gusti

Come spade laser, X-Wing e Natalie Portman hanno condizionato irreparabilmente i miei gusti

Tie Fighter come un romanzo di formazione | Racconti dall'ospizio

Tie Fighter come un romanzo di formazione | Racconti dall'ospizio