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I vent'anni di Golden Sun spuntano come un combattimento random | Racconti dall'ospizio

I vent'anni di Golden Sun spuntano come un combattimento random | Racconti dall'ospizio

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

Lo sapevate che Golden Sun sarebbe dovuto essere un gioco per Nintendo 64 la cui storia e grandezza avrebbe incluso anche il seguito The Lost Age? E che i Camelot sono di fatto i Sonic! Software Planning che hanno dato via alla saga Shining e quindi la fantastica serie Shining Force? E che molta della spettacolarità delle battaglie di Golden Sun viene da Beyond The Beyond, uno dei primi JRPG per PlayStation che, però, non ebbe molta fortuna?

Potevano mai mancare gli slime fin dai primissimi combattimenti?

Potevano mai mancare gli slime fin dai primissimi combattimenti?

Io no. O meglio, l’ho scoperto col tempo, vedendo un po’ di video di Did You Know Gaming e leggiucchiando l’ultimo libro dei BitmapBooks dedicato ai JRPG.

All’uscita di Golden Sun, nel febbraio del 2002 in Europa ma già a zonzo nella terra del Sol levante dal primo agosto 2001,  io sapevo solo tre cose: che da vedere sembrava una cosa clamorosa, considerato il Game Boy Advance; che riviste di settore dicevano fosse molto bello, e che non si trovava da nessuna parte.

Di conseguenza, ho recuperato Golden Sun solo parecchio tempo dopo, con l’uscita del Game Boy Advance SP, ancora oggi la mia console preferita di sempre e aggeggio grazie al quale ho alcuni dei più cari ricordi legati ai videogiochi.

Oggi le scene in cui il gioco prova a creare tensione fanno sorridere dalla tenerezza.

Oggi le scene in cui il gioco prova a creare tensione fanno sorridere dalla tenerezza.

E Golden Sun fu uno di questi. All’epoca non avevo giocato moltissimi JRPG, ma il combat system, semplice ma con delle belle sfaccettature, il sistema di personalizzazione dei personaggi e l’utilizzo delle magie anche fuori dalle battaglie per risolvere puzzle ambientali mi convinsero subito. Beh, forse un po’ meno i puzzle ambientali, ma ero piccolo e volevo scatenare tante esplosioni a schermo e fare tanti danni più di ogni altra cosa.

Era davvero tutto spettacolare. Se la storia già agli occhi di un adolescente sembrava piuttosto canonica, il sistema degli Djinn era in grado di mandarmi in brodo di giuggiole. Gli spiriti elementali, dispersi nel mondo di Golden Sun dopo gli eventi delle prime ore di gioco, possono essere “equipaggiati” e scambiati tra i quattro protagonisti del party, influendo sulle loro statistiche e - e questo era la vera goduria! - dando accesso a cambi di classe e conseguenti modifiche dell’arsenale di magie (qui chiamate Psienergie!) a disposizione. Insomma, tanta personalizzazione in modo rapido e veloce, un sistema snello e pensato per far cambiare un po’ ruolo a ogni personaggio a seconda delle esigenze… e poi i piccoli Djinn potevano essere liberati in battaglia rinunciando ai boost per i personaggi ma dando accesso a fighissime evocazioni che, sullo stile di Final Fantasy VIII, scatenano scenografiche animazioni lunghissime ma che cavolo mi importa voglio vedere esplosioni di pixel bellissime ovunque. 

Golden Sun è così “di culto” che molte persone creano mockup di potenziali remake, come questo qui sopra.

Golden Sun è così “di culto” che molte persone creano mockup di potenziali remake, come questo qui sopra.

Ed è ancora spettacolare oggi, nel 2021 inoltrato. Ho ricominciato Golden Sun, qualcosa che volevo fare da tempo, proprio in occasione di questo articolo. Sarò onesto: non l’ho portato ancora a termine, ma ho qui il DS e cartuccia a portata di mano pronto per riprendere appena finisco di scrivere, in sensazioni a metà tra il nostalgico e una nuova consapevolezza che mi fa apprezzare il gioco in modo molto diverso rispetto al passato.

Certo, il sistema di customizzazione legato ai Djinn mi piace ancora e ci ho sperimento persino di più che da ragazzino. E sì, con un po’ di altri JRPG giocati sulle spalle posso dire che il livello di scrittura sia spesso sotto il par già non eccelso del genere, ci sono evidenti problemi di ritmo e un backtracking fin troppo spinto, forse per allungare un po’ il tempo fino ai titoli di coda altrimenti troppo breve causa “divisione” in due titoli della storia originale. Ma, se da vedere è ancora carinissimo come prima, sto trovando molto più gradevoli gli enigmi ambientali nei dungeon e nelle città, sia quelli “obbligatori” per proseguire che quelli un po’ più impegnativi per scovare Djinn o tesori segreti. Anche perché non sono moltissimi i JRPG che hanno seguito questa strada, anzi... e il tutto regala a Golden Sun un’identità ancora oggi piuttosto forte nonostante l’estrema adesione ad alcuni tropi del genere in molti altri aspetti.

E poi vabbé, avendo preso una - leggerissima! - fissa per la serie Shining Force, riesco a collegare tanti elementi di Golden Sun ai primi giochi di Camelot, con delle caratteristiche comuni che sanno quasi di omaggio o “firma distintiva”: i font delle descrizioni dei combattimenti che sembrano usciti direttamente da Shining in The Darkness o il ritratto per selezionare le due opzioni “Sì” / “No” duranti i dialoghi che sono palesemente la versione ammodernata di quella vista in tanti altri Shining

Il gioco è stato portato anche sull’eshop di Wii U ma, al momento, il modo più comodo per giocarlo è purtroppo solo l’emulazione.

Il gioco è stato portato anche sull’eshop di Wii U ma, al momento, il modo più comodo per giocarlo è purtroppo solo l’emulazione.

Insomma, Golden Sun è ancora oggi un bel giocare, soprattutto se oltre alla sostanza apprezzate lo stile e gli orpelli accessori. Non è certamente tra i migliori JRPG di sempre, neanche sulla piattaforma GBA. Ma è un tuffo nel passato comunque godibile in un titolo di culto che, forse, ha raccolto qualcosa di più rispetto a quanto meritasse.

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