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Azure Reflections: Kawaii Bullet Hell - Traduzione a piè di pagina

Azure Reflections: Kawaii Bullet Hell - Traduzione a piè di pagina

Azure Reflections, che nella sua pubblicazione occidentale perde il Touhou del titolo nipponico, è uno sparatutto piuttosto atipico, nonostante le foto possano far pensare il contrario. Ci troviamo dalle parti del bullet hell, sotto-categoria degli shoot-em-up caratterizzata da infinite piogge di proiettili e un gameplay orientato al punteggio.

Tuttavia, il gioco di Souvenir Inc. pone particolare enfasi sugli scontri di fine livello: sono infatti i vari boss, graziose protagoniste tratteggiate col più classico tra i design orientali, il vero fiore all’occhiello dell’intera produzione. Nulla di particolarmente pruriginoso, stavolta, eccetto che per qualche simpatico, inevitabile ammiccamento.

Fortunatamente, solo la parte centrale della protagonista (identificabile, all’occorrenza, premendo un tasto) è vulnerabile ai colpi.

La parte narrativa di Azure Reflections, del tutto trascurabile e offuscata da poderosi cliché, vede le due protagoniste pronte a scongiurare un’infame minaccia: una sorta di nebbia cremisi in grado di oscurare il sole e prosciugare lentamente ogni forma di vita. Le premesse del racconto si snocciolano tramite i soliti, infiniti teatrini di stampo nipponico; dialoghi prolissi fino allo sfinimento, che in un gioco di questo genere riescono solo ad appesantirne il ritmo.

Badate bene, io sono un vero cultore della narrativa giapponese, di quella straordinaria perizia nel descrivere particolari in apparenza insignificanti, e per la sua “poetica della normalità”. Senza contare la naturale propensione ad esaltare valori classici come l’amicizia, il coraggio e la lealtà. Sfortuna vuole che pure i migliori intenti tendano ad infrangersi se il contesto che li accoglie non è tra i più adatti e Azure Reflections non fa eccezione. Più di una volta ho saltato bellamente i dialoghi, desideroso di lanciarmi nuovamente in azione, e questo non depone certo a favore dell’impianto narrativo del gioco.

Difficilmente riuscirete a leggere i sottotitoli durante le battaglie. E ad esser cattivi, non è che vi perdiate poi molto.

L’impronta verbosa che appesantisce la storia trova un infausto gemellaggio col sistema di controllo, non proprio immediato. La nostra eroina può sparare verso destra o sinistra con l’ausilio di due tasti diversi (Y e A nel caso di Switch) e utilizzare una sorta di sferzata corpo a corpo che la rende invulnerabile per pochissimi istanti. Si tratta di una mossa indispensabile per rompere le difese dei vari boss e va quindi usata senza strafare. Con un ingente dispiego di risorse, controllabili tramite un’apposita barra, è poi possibile creare uno scudo che assorbe ogni proiettile e ripulisce l’area in prossimità della protagonista.

Non manca la classica super mossa, né la possibilità di rallentare la nostra andatura tramite l’uso di uno dei tasti dorsali. Se tutto questo vi sembra macchinoso, beh, avete ragione, tant’è che l’assimilazione del sistema di controllo ha una porta d’ingresso fin troppo stretta. Nonostante ciò, Azure Reflections si lascia giocare bene e in versione portatile, quello che perde in leggibilità dell’azione lo guadagna in brillantezza dei colori e definizione generale. Sul televisore, al contrario, emergono gli artifici tecnici e i compromessi accettati dagli sviluppatori per gestire senza rallentamenti una tale mole di proiettili: texture a bassa risoluzione, complessità poligonale esigua ed effetti appena sufficienti. La giocabilità, come già accennato, ha una marcia in più grazie alla migliore decifrabilità dell’immagine, a spese però della componente estetica.

I modelli poligonali, visto il genere d’appartenenza, risultano più che discreti, incentivando l’uso di vestiti e accessori.

Le metodologie di gioco “docked & undocked” finiscono in qualche modo per compensarsi, ma senza riuscire ad offrire il massimo in nessuna delle due configurazioni. Il ritmo e la struttura di ogni livello ricordano i passaggi introduttivi degli storici Gradius, con la differenza che qui, dopo la sessione preparatoria, si passa quasi subito allo scontro con il boss di turno. Non che la cosa sia di per sé un male, ma è chiaro che il gioco punta quasi esclusivamente sui combattimenti uno contro uno.

Graficamente siamo su livelli appena discreti, con un impianto visivo che mostra il fianco a qualche ingenuità di troppo. La generosa attenzione posta sulle protagoniste svetta soprattutto nel “model viewer”, una sorta di vetrinetta in cui raccogliere e abbellire a piacimento le varie donzelle, come fossero action figure. Tecnicamente, Azure Reflections riesce quindi a coniugare in maniera piacevole le varie eroine con scenari non troppo complessi ma comunque funzionali. Nulla che stupisca davvero, volendo riassumere, che è un po’ il mesto leitmotiv del titolo Souvenir Inc.

Sbloccabili come action figure virtuali, le protagoniste possono essere agghindate anche per ragioni meramente estetiche.

Un po’ anonimo e derivativo nel character design, inizialmente involuto nei controlli e mai troppo esaltante, Azure Reflections è uno sparatutto appena sufficiente, che non riesce a svettare nel mare di proposte della console Nintendo. Il prezzo non proprio popolare è un altro elemento da tenere in considerazione, per un gioco che passa veloce e incolore, senza mai lasciare il segno.

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Ho scaricato Azure Reflections su Switch grazie a un codice fornitomi dal distributore. Ho giocato alla modalità storia per oltre nove ore, sbloccando un po’ di simpatici accessori per le varie eroine. Il gioco è mediamente difficile ma premia costantemente, spingendo all’acquisto di gadget assortiti. Peccato per l’eccessiva ripetitività e i controlli un po’ involuti. Azure Reflections è disponibile anche su PC e su PlayStation 4.

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