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I AM THE LAW: Quando Stallone tolse il casco a Dredd

I AM THE LAW: Quando Stallone tolse il casco a Dredd

È appena uscito il Blu-ray di Dredd - La legge sono io, il film del 1995 con Sylvester Stallone basato sul fumetto creato da John Wagner e Carlos Ezquerra e pubblicato sulla rivista britannica 2000 AD. È disponibile solo sul sito di CG Entertainment e si tratta di un’edizione limitata e numerata in 500 esemplari. Dunque, se intendete accapparrarvene una copia, affrettatevi.

Escludendo le videocassette dei film d’animazione Disney che hanno segnato la mia infanzia, colleziono edizioni home video da quando, il giorno dell’epifania del 1995, mia zia mi regalò il cofanetto della trilogia classica di Guerre Stellari. Da allora, divenne quasi una tradizione ricevere in regalo una VHS per la Befana e per Pasqua, ma le cose iniziarono a farsi più serie solo nell’estate del 2002, a cavallo tra il primo e il secondo anno di liceo, quando acquistai il mio primo DVD: era la prima edizione de Il signore degli anelli: La compagnia dell’anello, quella fallata che si impallava quando Saruman apprende che la compagnia ha deciso di aggirare le miniere di Moria svalicando il passo di Caradhras. Oggi, la mia videoteca conta circa 1800 titoli. In pratica, ho smesso di contarli e, nonostante l’avvento di servizi streaming destinati a soppiantare il supporto fisico, da bravo ultimo romantico, continuo ad acquistarne di nuovi. Sono diventato più selettivo, non compro compulsivamente ogni cosa che solletica il mio interesse - specie se quel ‘qualcosa’ si trova su Netflix -, ma la soddisfazione che regala l’esperienza (non solo audiovisiva) di un’ottima edizione home video per me resta ancora insuperata.

La reputazione di Cecchi Gori presso i collezionisti, durante l’epoca in cui i DVD dominavano il mercato, è ben riassunta dall’immagine sopra. Guardate la copertina dell’edizione in DVD di Heat di Micheal Mann, osservate cosa avevano il coraggio di spacciare per contenuti speciali e l’assenza di una traccia in lingua originale. Ma poi, guardate che razza di pugno in un occhio, con quell’orrenda fascetta rossa in alto, i font che ti fanno rivalutare il comic sans, i colori slavati e le immagini in bassa risoluzione. Sul serio pretendevano che un collezionista esibisse in bella mostra sullo scaffale una roba del genere?

Da quando però CG Entertainment si è separata dal gruppo Cecchi Gori (mantenendo il nome e il logo storico, forse perché ricorda il logo fichissimo della OCP di RoboCop, vai a sapere) le cose sono cambiate. Non solo grazie ad acquisizioni di nuovi cataloghi e alle collaborazioni con altre aziende del settore, ma anche e soprattutto grazie a un rapporto col cliente schietto, sincero e per certi versi innovativo.

Si vede la differenza, eh?

Al di là di un restyling della confezione, che ha reso i loro prodotti tra i più belli “da vedere” del mercato italiano, CG Entertainment ha iniziato a dialogare col pubblico di appassionati, ad ascoltare quello che desiderano da un’edizione home video coi fiocchi. Ma è anche stata incredibilmente onesta: il mercato è una nicchia, i costi sono elevati e raggiungere il punto di pareggio è spesso un’impresa che ricorda le dodici fatiche di Ercole. Dunque, che si fa?
Crowdfunding!

Ovvero, loro ascoltano le proposte pervenute tramite mail, ne verificano la fattibilità, propongono l’edizione home video che hanno in mente e, al raggiungimento di 300 pre-acquisti (che è il numero minimo per coprire i costi), mandano tutto in stampa, riportando sulle confezioni i nomi di chi ha sostenuto la campagna. In questo momento, è attiva sul sito di CG la campagna di crowdfunding delle versioni restaurate in 4K de Il sorpasso e I mostri di Dino Risi; in passato sono state finanziate anche le edizioni Blu-ray dei film di Yasujiro Ozu, quella di La farfalla sul mirino di Seijun Suzuki, di La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo, del già citato Heat di Mann. E ovviamente di Dredd, la legge sono io.

Nei primi anni Novanta, dopo il flop di Rocky V, Stallone si era convinto di essere un attore comico, dimenticandosi però di convincere tutti gli altri, che ancora oggi cercano di dimenticare roba come Oscar e Fermati, o mamma spara.

Cliffangher e Demolition Man avevano riportato la chiesa al centro del villaggio, offrendo a Sly cari vecchi ruoli stalloniani con tutti i crismi, ma per il nostro si stava avvicinando inevitabilmente la fase del tramonto. Certo, con roba come I mercenari, Rocky Balboa e Creed, Stallone ci ha regalato un colpo di coda assolutamente irresistibile, ma questa è un’altra storia.

Era il 1996 e il mio io di nove anni tutte queste cose qui sopra non le sapeva. Per me, ma probabilmente per tutti quelli della mia generazione, Sly era un idolo infallibile, la più grande superstar del cinema insieme ad Arnold Schwarzenegger, tant’è che all’epoca mi esplose il cervello, quando sentii che avevano aperto insieme una catena di ristoranti. Ma ci pensate? Terminator e Rocky che decidono di darsi alla ristorazione! Eh?

Va beh, sta di fatto che in quel periodo, oltre ai cartoni animati, usavo la televisione per vedere un numero limitato di film. In buona sostanza quelli di Guerre Stellari, Jurassic Park e una serie di passaggi televisivi irrinunciabili: Ci hai rotto papà, i film con Schwarzy e quelli con Sly. Ci si beveva tutto, eh, non bisognava fare gli schizzinosi; anche roba come Fermati o mamma spara e Over the top sembrava esaltante. Il passaggio televisivo era FONDAMENTALE, perché poi il giorno dopo se ne poteva discutere in classe e se cannavi ti ritrovavi emarginato in un angolo, senza argomenti. Vuoi mettere cosa avrebbe comportato per la mia crescita perdersi la movimentata discussione sul fatto che si fosse visto o meno il pisello di Sly quando lo scongelano in Demolition Man?

Vidi Dredd - La legge sono io per la prima volta su uno schermino di quattordici pollici scarsi, durante un interminabile viaggio in pullman verso la località di montagna dove avrei trascorso una settimana bianca. All’epoca, Panorama e Specchio, rivista settimanale della redazione de La Stampa, allegavano VHS di recenti successi cinematografici. Credo lo facciano anche adesso, ma la cosa ha perso ogni connotato di evento straordinario che aveva in passato.
All’autogrill, i miei trovarono allegata a Specchio l’edizione “Primissime TV” di Dredd (vedi immagine poco sopra) e, vista la mia insistenza (c’era scritto Stallone a caratteri cubitali, grossi quanto quelli del titolo del film, non so se mi spiego), la comprarono. Così obbligai cinquanta persone a guardarlo insieme a me. E mi piacque da matti, perché aveva tutti gli ingredienti per piacere a un bambino di nove anni: un attore protagonista da amare, un sacco di buoni effetti speciali, moto grosse come una piccola utilitaria, scenografie fantascientifiche enormi, battute da imparare e ripetere con gli amici e un bel po’ di violenza esplicita, che all’epoca dava la sensazione di aver visto qualcosa “da grandi”.

Judge Dredd, pubblicato per la prima volta nel 1977 e poi protagonista di una lunga run dall’81 all’88, non aveva avuto un grande successo negli states. Ma Charles Lippincott, il genio dietro le campagne marketing di Star Wars e Alien con ambizioni da produttore cinematografico, vide nel fumetto il potenziale per un ispettore Callaghan fantascientifico e iniziò a pensare a una trasposizione. Con l’aiuto degli avvocati di George Lucas, acquistò i diritti nel 1983 e, nel 1986, strinse un accordo di co-produzione con Edward R. Pressman, il produttore di Conan il barbaro e (in futuro) de Il corvo. Dopo aver scartato una serie di candidati sceneggiatori, tra i quali Ed Neumeier (che aveva già provato ad acquistare i diritti di Dredd, salvo poi farne una versione tutta sua, cioè RoboCop), i due decisero, dopo circa sette anni, di affidare il lavoro a William Wisher (Terminator 2) e Steven E. de Souza (Die Hard, Commando). Durante la stesura della sceneggiatura, si consultarono con i creatori del fumetto, per assicurarsi che lo spirito dell'opera originale restasse intatto. Tuttavia, la sensazione che provarono Wagner e Ezquerra fu che quello dei creatori del film fosse un atteggiamento di facciata e che non ci fosse un reale interesse nel coinvolgere i creatori del fumetto, tant'è che vennero proposte loro perlopiù consulenze non remunerate.

Facendo un sunto, a bordo del progetto Judge Dredd c’erano:

  • il tizio che aveva venduto al mondo Star Wars e il produttore di un cinecomic di grande successo (Il corvo, 1994);
  • due grandi sceneggiatori;
  • il grande compositore Alan Silvestri;
  • i costumi disegnati da Gianni Versace (ufficialmente, i suoi bozzetti preparatori vennero rifiutati, ma guardandoli col senno del poi, è impossibile non notare quanto abbiano influenzato i costumi definitivi);
  • una star di Hollywood come Stallone;
  • un ottimo cast di supporto composto da: Diane Lane, Armand Assante, Max Von Sydow, Jürgen Prochnow, Joan Chen (la Josie Packard di Twin Peaks) e Rob Schneider. No, va beh, Rob Schneider faceva schifo anche sulla carta;
  • un giovane regista (Danny Cannon) appassionato del fumetto e ritenuto un astro nascente del cinema inglese.

Tutto questo, più un budget da novanta milioni di dollari e un accordo di distribuzione con la Disney. Cosa poteva andare storto?

Non ho mai letto il fumetto, ma ho sentito dire che era pieno di humor sovversivo, violenza esplicita e feroce satira sociale. Che è esattamente quello che vorrebbe essere il film. Ma vorrebbe anche essere una specie di buddy movie scanzonato, con tanto di personaggio con scritto in fronte "spalla comica". E vorrebbe anche essere una distopia sci-fi sui pericoli della clonazione e del sovraffollamento. E anche un film post-apocalittico nel qual la Terra è diventato una landa desolata dove imperversano bande di criminali usciti da Mad Max. E anche il ritratto drammatico di un personaggio condannato a non provare emozioni che riscatta se stesso tramite una storia d’amore abbozzata. E anche, of course, un film d'azione, altrimenti che l'hai scritturata a fare, la più grande superstar action di Hollywood del momento?

Strano che nessuno si sia chiesto se tutta questa roba potesse entrare in un film di 96 minuti senza dare l'impressione di buttare troppa carne al fuoco.

Uno dei problemi di Dredd - La legge sono io è proprio questo: soffre di una tremenda crisi di personalità, il che si riflette non solo sulla totale confusione dei toni della pellicola, ma anche, ad esempio, sulle location. Il film si svolge perlopiù in interni, le Terre Maledette non si vedono praticamente mai, Mega City One si vede troppo poco e quel poco che si vede, nonostante sia una roba claustrofobica ricreata nei Pinewood studios che non dà mai la sensazione di essere girata in esterni, fa venire rabbia, perché è il genere di ambientazione sporca, caotica e illuminata con le luci al neon affascinante, piena di potenziale inespresso.

Stallone ha sempre parlato del film come di un'opportunità sfruttata male. In un’intervista disse che se c’è una cosa che imparò da quell’esperienza fu che non avrebbero dovuto cercare di fare l’Amleto. Ed è forse proprio questo il punto. I problemi di Dredd iniziano dopo lo splendido quarto d’ora iniziale, cioè quando il protagonista si toglie il casco. Non tanto per le ragioni espresse dai fondamentalisti del fumetto, che vorrebbero vedere bruciare ogni copia del film, quanto perché il tentativo di fare di Dredd un personaggio per cui empatizzare attraverso l’introspezione del personaggio appesantisce una storia tutto sommato semplice, che ben si prestava a una roba più spontanea e meno “cervellotica”.

Dredd, quello del fumetto, è una specie di automa indottrinato che applica alla lettera la legge di un regime totalitario, brutale e repressivo, e lo fa senza tentennamenti ma, anzi, con una cieca determinazione. Forse sarebbe stato meglio buttarla in caciara, come la trasposizione del 2012, che lascia da parte ogni tentativo di far sembrare simpatico il protagonista per offrire uno spettacolo action simil The Raid, ma con le pistole al posto dei calci e dei pugni.

La produzione (e, soprattutto, il distributore, ovvero Disney) voleva il film PG-13 che de Souza affermava di aver scritto, dai toni più leggeri, più divertente e spensierato. Il regista Danny Cannon, invece, voleva una roba cupa, esplicita e iperviolenta, molto fedele al fumetto: ad esempio, nel primo cut, la scena in cui il robot ABC strappa le braccia al giudice Griffin non avviene fuori campo. Il film fu inizialmente valutato NC-17 e riuscì ad arrivare a un rating R solo dopo cinque montaggi diversi. Un risultato comunque insoddisfacente, visto che, tra le altre cose, fece saltare un accordo a tre tra Disney, Burger King e un famoso produttore di giocattoli per un’operazione di marketing simile a quanto fatto da McDonald’s con il suo Happy Meal.

Leggendo le interviste, Stallone sembra parlare da produttore, il che restituisce una certa misura di quanto potesse mettere bocca su decisioni che solitamente esulano dal ruolo dell'attore. Esistono in rete un paio di simpatici aneddoti sul fatto che sul set mancasse comunicazione e che la situazione fosse un pelino fuori controllo, come quella volta che Sly, dopo aver visto i giornalieri, prese per il bavero il direttore della fotografia Adrian Biddle nel bel mezzo del set e lo minacciò di morte semmai si fosse permesso ancora una volta di illuminarlo nella maniera sbagliata. Oppure quella volta che, durante il primo giorno di riprese, il regista Danny Cannon fece riunire tutti gli addetti ai lavori per caricarli con il discorso di rito da sergente di ferro e invece si alzò dalla sua seggiola e iniziò a urlare "FEAR me! Everyone should FEAR me!" per poi sedersi di nuovo come se nulla fosse successo. Probabilmente Cannon, appassionato di Judge Dredd, stava solo citando una delle celebri battute del personaggio ("Let only the guilty FEAR ME"), ma praticamente nessuno colse il riferimento. Anzi, la troupe britannica, vedendo questo omino di piccola statura sbraitare in quella maniera, circondato da energumeni della risma di Assante e Stallone, iniziò a fare scommesse sulle sue aspettative di vita.

In ogni caso, a prescindere da quanto detto finora, Dredd - La legge sono io, visto oggi, pur con tutti i problemi che si porta sul groppone, resta un blockbuster godibile. Come già detto, il primo quarto d’ora è perfetto nel suo mix di esagerazioni, autoironia e sfacciato superomismo. Le scenografie e gli effetti speciali sono invecchiati molto bene (il robot ABC è meraviglioso), la colonna sonora di Alan Silvestri è molto orecchiabile e il ritmo del film non conosce momenti morti. Sly è statuario, perfetto per interpretare un uomo inflessibile, privo di emozioni; Armand Assante, in costante overacting, è un villain notevolissimo e tutto il cast di supporto fa la sua degna figura, con grande convinzione e professionalità.

La scena più intensa resta il processo a Dredd: quando Stallone urla “I AM THE LAW” (in italiano “IO SONO LA LEGGE”, detto con l’adorabile zeppola inventata da Ferruccio Amendola), vedi negli occhi di Max Von Sydow rompersi qualcosa, e Dredd appare come l’invasato che è, una figura pericolosamente in bilico tra il tutore della legge troppo zelante e il fanatico al quale è stato dato troppo potere. Fergee, interpretato dall’odioso Rob Schneider, è un po’ come Jar Jar Binks, anzi, pure peggio. Jar Jar almeno serviva a portare al centro del pianeta Obi-Wan e Qui-Gonn, Fergee non fa nulla, non serve a niente. Anzi, serve a far andare a puttane ogni situazione. Nemmeno crepa, 'sto stronzo. Ma, tutto sommato, per quanto sia irritante, è qualcosa su cui si può soprassedere.

Infine, due parole sull’edizione Blu-ray: video buono, nonostante qualche occasionale sfarfallio e un paio di defaillance nel riprodurre i colori più scuri. Nulla da dire invece sulle tracce in DTS. Per quanto riguarda gli extra, si poteva fare di più: solo il trailer e uno striminzito making of italiano del 1995 (probabilmente andato in onda in televisione durante una trasmissione di Marzullo), che, curiosamente, in tre minuti esalta tutto ciò che è sbagliato in Dredd: il ritorno di Sly in un ruolo che gli permette di dare spessore al protagonista e la volontà del giovane regista di fare un film drammatico che è anche fantascientifico e anche post-apocalittico e anche action.

Tirando le somme, li vale sti 14.99 €?

Sì.

Affermazione prevedibile.

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