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The First Slam Dunk: perché sì e perché nì

The First Slam Dunk: perché sì e perché nì

IN ELEVAZIONEEEE!! STOPPATA CLA-MO-ROSA IN YOUR FACE! PALLA SCHIACCIATA A TERRA! MISCHIONE! LA RECUPERA E ARRETRA! TROVA IL COMPAGNO LIBERO CONTROPIEDE MA L’INSEGUIMENTO RIESC… NO PASSO INDIETRO, LO PERDE! E’ AL DI LA’ DELLA LINEA, TIRA SMARCATO E LA TRAIETTORIA E’… COL CIUUUFFF!! NEANCHE LO VEDE IL FERRO. TRE PUNTI ALL’INCASSO ED IL TABELLONE SI RIBALTA ANCORA!!!

E con questo potremmo chiudere il “perché sì” ed il primo che mi dice “vabbeh, ma ti esalti per una pura esibizione muscolare” si prende un sorrisetto sdegnoso uguale uguale a quello che fa Hanamichi Sakuragi prima di piazzare una craniata ammazza cinghiali.

Sì, mi esalto per una “pura esibizione muscolare”, questo era il cuore pulsante di Slam Dunk il fumetto e questo si ritrova, inadulterato ed incontenibile, nel film di animazione The First Slam Dunk. A suggello definitivo del fatto che ancora prima che un bravissimo disegnatore, Takehiko Inoue è soprattutto un bravissimo regista.

Quelle stesse scene che vedevi rappresentate in tavole ritagliate sia con l’attenzione maniacale di chi maneggiava ogni singolo trucco del mezzo “fumetto” per farti percepire il tempo dilatato di chi sta compiendo, o subendo, una prodezza atletica composta da un milione di micromovimenti effettuati in un secondo ed in violazione apparente delle leggi della fisica (legge di gravità prima di tutto); sia con l’arroganza quasi burina di chi ti sbatte in faccia due pagine dedicate al più fomentante fallo di sfondamento, o alla schiacciata in rimbalzo più sovraccarica, della storia del basket disegnato (con buona pace dei mocciosetti di Kuroko no Basket).

Quelle scene che se solo ti azzardavi a pensare “sì, ma sono dei liceali Giappon… RIMBALZOOOO!!! GORILLA DUUUUUUUUUNKK!! E PORTA A CASA! PORTA A CASAAAAAAA!!…” er, scusate.

“Sfondamento” - T. Inoue (1998) - China su carta.

Comunque “quelle scene”. Portate pari pari in una animazione fatta iniettando “nella maniera giusta”(tm) la CG in un solido corpo di animazione tradizionale: steroidi dentro muscoli allenati e solidi.

“Facile?”, mah, sì: bravi tutti a parlare dopo. Facile dopo che è stato fatto, ma prima io non avevo visto niente del genere. Né tra gli anime, né nell’animazione occidentale.

Per la commistione CG/animazione tradizionale, sono stati fatti paragoni “pesanti” con Spider-Man - Un nuovo universo, ma il mio umile parere è che non sia lo stesso gioco (se comunque entrambi militano al top delle rispettive Prime Divisioni). Il film di Spider-Man è veramente sperimentazione applicata in cui le possibilità della CG vengono utilizzate per ribaltare il concetto consolidato di animazione, invece quello che fa The First Slam Dunk è molto più “conservatore”.

“Ma come?” direte “ti stai contraddicendo!”. Un attimo e ci arrivo.

ci arrivo

Per quanto a noi occidentali piaccia vederci come innovatori, gli amici nipponici è quasi vent’anni che pazientemente e costantemente sperimentano con gli “ausili informatici” (se poi stessimo ad ascoltare i giornalisti italiani, dovremmo ricordarci che già Goldrake-Grendizer era “fatto col computer” ma, ok, ci siamo capiti(*)) con una metodicità che noi non abbiamo avuto (forse perché tutto il mondo ad ovest dell’arcipelago nipponico non produce in un anno la quantità di animazione che producono loro in un mese).

The First Slam Dunk applica concetti produttivi che, come ebbi occasione di scrivere, lo studio UfoTable ha iniziato ad applicare a Kara no Kyoukai (2007) e ha perfezionato in maniera inaspettata (e lontana da Slam Dunk) con Demon Slayer; ci sono intuizioni e trucchi che lo Studio Trigger fin dalla sua fondazione (2011) inserisce nelle sue serie.

The First Slam Dunk è un solido film di animazione giapponese, rigoroso e inappuntabile nella sua instancabile ricerca dell’attenzione dello spettatore come un Patlabor (1 e 2) e un Ghost in The Shell.
Prodotti di “artigianato industriale di eccellenza”. “Innovare” non gli interessa, attinge ad un patrimonio enorme: lo capitalizza fino all’ultimo centesimo e, per questo solo, mi mostra qualcosa che non avevo ancora visto.

Per pura e semplice “accumulazione”, diventa l’anime più grosso io abbia mai visto.

“Sospensione” - T. Inoue (1999) - China su carta

E quindi “sì”.

Ora veniamo alla parte “nì”. La parte che conferma il fatto che sono una persona arida e orribile.

Senza alcuna vergogna, in The First Slam Dunk viene ricicciata la seconda più bella partita di tutta la serie (e, quindi, per estensione la seconda partita più bella di tutto il basket disegnato ad oggi): quella in cui nei gironi ad eliminazione diretta del Campionato Nazionale Studentesco Giapponese l’armata Brancaleone dello Shohoku affronta i campioni in carica del Sannoh Kogyo, dominatori quasi incontrastati del basket liceale. Su questa partita dall’esito apparentemente già scritto, si innesca la storia personale e famigliare di Ryota Miyagi: colui che ricopre il ruolo di playmaker dello Shohoku con tutta l’arroganza dei suoi 168cm.

Ecco: per quanto mi riguarda, avrei sacrificato l’intera famiglia Miyagi a venti minuti in più di partita con il Sannoh Kogyo.

Non mi odiare… lo faccio (anche) per te!

Tutto il dramma che sta alle spalle della nascita del più basso playmaker professionista del basket moderno, a me, è sembrato posticcio e privo di mordente. La classica risposta inutile a una domanda che nessuno aveva mai fatto.

Qui parlo con i lettori del manga: vi è mai interessato sapere perchè Rukawa è fissato con il basket? Avete la minima curiosità di conoscere quale ulteriore motivo, oltre al fatto di essere impossibilmente grosso per un giapponese, abbia spinto Akagi a investire tre anni della sua carriera scolastica, e praticamente tutto il suo tempo, a tirare fuori una squadra da un gruppo di teppisti e mediocri volonterosi? Avete passato notti insonni chiedendovi come Mitsui fosse arrivato ad essere l’MVP dei campionati delle medie prima di avere la brutta battuta d’arresto che lo instradò verso le cattive amicizie?

No, eh?

Vi do una notizia: non eravate i soli. Anche Takehiko Inoue, probabilmente, non ci perdeva il sonno. Nel manga era evidente nella goffaggine con cui porta avanti la storia d’amore con la “dolce Haruko”, puro movente e pretesto per siparietti comici (tra i meno divertenti di tutto il manga). Era evidente nelle tre pagine (forse quattro) con cui liquida un evento drammatico che fa rivivere ad Hanamichi un trauma di gioventù senza di fatto alcuna conseguenza postuma, se non informarci che anche Hanamichi ha dei genitori (un padre). Era DANNATAMENTE evidente nel fatto che le vignette che rappresentano i nostri personaggi SENZA un pallone da basket in mano sono, considerando anche la rissa in palestra, probabilmente meno del 10% del totale.

E si capisce persino dai trailer…

Nel novero dei grandi nomi dello Spokon, Takehiko Inoue si colloca all’estremo opposto di un Mitsuru Adachi e delle sue Rom-spokon composte al 50% di partite e allenamenti e per il restante 50% di fraintendimenti, abboccamenti, innamoramenti, padri inaffidabili (dei protagonisti maschili) o minacciosi (delle protagoniste) e madri comprensive (da ambo i lati). Se Takehiko Inoue va ad ubriacarsi con i senpai, come ogni bravo giapponese, ci andrà probabilmente con Yoichi “Capitan Tsubasa” Takahashi.

Per cui nessuno mi convincerà che la storia in odore di retcon raffazzonato (davvero un ragazzino perde a breve giro padre e fratello maggiore con conseguente deterioramento del rapporto materno, perdita della rete di conoscenze dell’infanza e conseguente impatto sulla sanità mentale stessa, e non ne fa mai menzione!?) non sia stata messa al solo fine di dare a chi non conosceva il manga “qualcuno con cui empatizzare”.

Ma, onestamente, penso che qualsiasi spettatore trascinato a vedere The First Slam Dunk senza conoscere il manga abbia “empatizzato” benissimo con una finta da prestigiatore seguita da una schiacciata a due mani.

(*) e se non ci siamo capiti, allora lo dico chiaro e tondo. Nel 1978 come nel 2023, il 99.9% dei giornalisti “mainstream” non sa come sono fatti gli anime e non è interessato a saperlo. Mica li pagano per quello.

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