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MotoGP 19: Diobò, che bello!

MotoGP 19: Diobò, che bello!

Scommetto che il Sic l’avrebbe descritto proprio così, con tre parole e un romagnolo punto esclamativo.

Ma qui su Outcast possiamo fare addirittura di meglio! Ci basta un ‘frechete’, a noi videogiocatori borderline, per proiettare tosto MotoGP 19 nel gotha dei racing game a due ruote. Pazzesco ma vero, e chi aveva ormai perso la speranza di un MotoGP davvero fregno, solido e magnetico (anche a ragione, per carità) potrà finalmente ritrovarla e ricredersi.    

Aspè, però, prima di continuare, una piccola parentesi al sapore di maniavantismo siderale: MotoGP 19 non è diventato come per miracolo il cosmopavone di tutti i MotoGP, perfetto e immacolato, senza macchia e senza paura, splendido e privo di margini di miglioramento. Qualche difettuccio tecnico continua a portarselo appresso, ma tutto sommato si tratta di “poca-pochissima roba”, che non compromette in alcun modo un risultato decisamente piacevole e sorprendente.

Semplicemente, MotoGP 19 è il miglior motomondiale virtuale da parecchio tempo a questa parte. Un racing game divertente e appagante, tanto che non smetteresti mai di guidarlo, in estasi totale, derapando all’infinito* sul gommone posteriore di una Suzuki RGV Gamma numero 34.

* fino ad esaurimento pneumatici.

La prima novità 2019 riguarda la modalità Carriera: anziché debuttare giocoforza nella RedBull Rookies Cup, ora è possibile scegliere con quale categoria tuffarci nel motomondiale. Chiaramente, è meglio non abusarne: debuttare nella classe regina (per giunta in un team poco competitivo) potrebbe infatti risultare alquanto ostico/scoraggiante. L’opzione più sensata è senza dubbio l’approccio partendo dalla Moto 3, meglio ancora Moto 2 o - se proprio alle primissime armi - dalla Red Bull Rookies Cup.

Resta esclusa dalla Carriera la Moto E che, controller alla mano, risulta assai goffa, lenta, pesante, muta e… insomma, ci siamo capiti (o va capita).

La Carriera di MotoGP 19, inoltre, propone un sistema di sviluppo della moto abbastanza profondo e tutto sommato intrigante, che si articola lungo tutta una serie di test pre-stagionali (giri veloci, analisi percorrenza e simulazioni di passo gara) volti ad ottimizzare le prestazioni del mezzo e la gestione del consumo delle gomme. In questo senso, Milestone ha introdotto un nuovissimo sistema di gestione degli pneumatici, basato su temperatura e usura (da monitorare tramite HUD), che va ad influire profondamente sulla guida e sulle performance in pista.

La scelta della giusta mescola (ovvero soft, medium e hard, sia all’anteriore che al posteriore, sperimentando soluzioni diverse in base alla temperatura o alle differenti sessioni del weekend) diventa così un elemento strategico enorme.

Una gomma sbrindellata (a guidare come i pazzi, bastano anche tre o quattro giri per finirla) si traduce in spazi di frenata più lunghi, sbacchettamenti come se non ci fosse un domani, problemi di trazione in uscita di curva e tutto un bestiario di problemi che vanno ad influire negativamente sul cronometro o sul nostro restare in pista. In sostanza, un’attenta selezione e gestione degli pneumatici segna la differenza tra una rovinosa caduta nella ghiaia o una grande festa al Mugello, come il Petrux!

SBRAAAMMM!!!

Alla Carriera, naturalmente, si affiancano le classiche modalità veloci (campionati, gran premi - con tanto di FP1, FP2, FP3, FP4, Q1, Q2, Warm-Up e Gara - e le immancabili prove contro il tempo). Nell’edizione 2019, buongiorno buongiorno, tornano a grande richiesta le sfide storiche, assenti ingiustificate lo scorso anno. Si tratta di 60 sfide che ripercorrono l’intera storia del motomondiale, per 50 piloti che sono entrati nella leggenda del motociclismo e ben 35 moto gloriose da domare.

Si va dalle 500 2-tempi di Wayne Rainey e Kevin Schwantz, passando per sfide tra Rossi e Gibernau, fino a Biaggi, Hayden, Stoner o Marco Simoncelli. Un consiglio spassionato: disattivate il TCS, gettate dalla finestra l’anti-wheeling, dosate attentamente la manopola del gas (come se fosse un ordigno bellico da disinnescare, timorosi e tutti sudati) e godetene come matti!

Okay, ma in fondo, perché ‘sto MotoGP 19 è così fregno e divertente? Un po’ per il suddetto fatto “consumo e gestione delle gomme”, che impone un approccio ragionato e nuove strategie. Ma soprattutto per due aspetti vieppiù ottimizzati da Milestone.

Il primo è il sistema fisico che governa la guida della moto, visibilmente affinato rispetto al passato, per non dire rivoluzionato. Proprio come in RIDE 3, la sensibilità dello sterzo è stata ripensata, ottimizzata e resa ancora più goduriosa che mai. A patto di cucirsi il controller a misura di polpastrelli (dopo il “voto” trovate la mia configurazione preferita), ora la discesa in piega è assolutamente fluida e “millesimata”, caratterizzata da un certo peso, che dà piena soddisfazione tattile e impone una conoscenza approfondita delle traiettorie (per anticiparle al meglio).

Occorre sicuramente da prendere confidenza con i nuovi spazi di frenata (molto più lunghi, sulle prime sembra di non avere i freni, dunque è necessario ripensare i punti di staccata), oltre che con le nuove (e credibilissime) movenze dei piloti in sella, che impongono necessariamente un certo apprendistato, una nuova memoria muscolare e tanto sano allenamento.

Il divertimento che è proprio della bella guida, qui, è legato a doppio filo all’appagamento di una staccata al limite, di un derapone d’altri tempi, di un incrocio di traiettorie da cardiopalmo o di un rettilineo in scia a 300 km/h.

MotoGP 19, in sostanza, non pecca mai di eccessivo realismo e risulta già ottimo così com'è (e molto più di ogni altro MotoGP): un compromesso scalabile ed efficace, adatto ai neofiti e una vera e propria droga per i centauri più smaliziati. MotoGP 19, insomma, sfreccia in perfetto equilibrio tra simulazione e divertimento.

Il secondo è la nuova intelligenza artificiale perfezionata da Milestone e Orobix, chiamata A.N.N.A, ovvero Artifical Neural Network Agent. è il nome del sistema di I.A. neurale studiato da Milestone assieme ad Orobix. Per farla breve e semplicissima, i piloti avversari sono connessi a una rete neurale e, nel corso degli ultimi mesi, hanno maturato un'esperienza di oltre millemila giri, sperimentando un’infinità di situazioni differenti per ogni curva o tracciato disponibile.

Il risultato è un’I.A. più umana e più vera, capace di sbagliare o di sorprendere. Gli avversari, così, adottano comportamenti assolutamente credibili o inattesi. È letteralmente possibile mettere pressione a chi ci precede, inducendolo all’errore. Non assistiamo più a quell’odioso effetto elastico di un tempo, ma a gruppetti in lotta perenne, fughe in solitaria (gomme permettendo), errori clamorosi, sorpassi in piedi sul divano e succose possibilità di rimonta. In altre parole, gareggiare contro l’I.A. non è mai stato gratificante come in MotoGP 19. Intendiamoci: non è un sistema al 100% infallibile e non mancano di certo gli stronzi di turno, ma A.N.N.A indica che questa è assolutamente la strada da seguire e perseguire d’ora in avanti.

La discesa in piega può essere calibrata perfettamente, con il giusto peso e la giusta velocità (o lentezza). Puoi pennellare da gran campione già dopo un paio di giri.

Graficamente ci siamo, il gioco sfoggia un certo fascino, merito del lavoro di ottimizzazione svolto sull’Unreal Engine 4. C’è tutto quello che serve per appagare l’occhio: una gamma di colori ancora più ricca e vivida, un sistema di illuminazione assolutamente dignitoso (e particolarmente affascinante in condizioni meteo avverse), oltre a tutto un insieme di chicche sparse qui e là (una su tutte: le fiammate dai terminali di scarico e quel tipico effetto visivo dato dal calore). Purtroppo, però, tutto questo popo’ di bellezza è ancorato a 30 fotogrammi al secondo (almeno su PlayStation 4). Per carità, non si registrano rallentamenti di sorta e la sensazione di velocità è più che soddisfacente… ma la naturale evoluzione del franchise non potrà non passare da ‘sti cavolo di 60 fps, essù!

Che altro aggiungere, per corroborare il bel frechete di cui sotto? La nuova interfaccia del gioco sfoggia in bella mostra la sezione Esport (chi riuscirà a strappare il titolo al due volte campione del mondo Trastevere73? Probabilmente STOCAZZO!). E ancora, l'infrastruttura online, rinnovata sia nella forma che nella sostanza, con l’introduzione dei server dedicati (meno ping e più godimento), oltre alla possibilità di configurare le lobby multigiocatore per creare il proprio gran premio personalizzato in tutto e per tutto.

MotoGP 19 è la nuova alba della serie di Milestone. Forte di una fisica ancora più coinvolgente, di un sistema di guida appagante e avido di dedizione, nonché di un’intelligenza artificiale che segna un nuovo standard di riferimento, il risultato è un frechete bello e buono, da godere fino all’ultima curva col fiato in gola e il ginocchio a terra.

Ho guidato (e continuo a guidare) MotoGP 19 grazie a un codice per il download su PlayStation 4 gentilmente offertoci da Milestone. Quali sono le mie impostazioni sul controller? Sempre le stesse, praticamente come quelle di Ride 3: acceleratore sullo stick analogico sinistro (in avanti), altro che grilletto R2 (fa cacare). Poi, freno anteriore sul Quadrato e freno posteriore (da dosare poco, davvero poco, solo in certe curve) su X. Solitamente, assegno la piega della moto - logicamente - allo stick sinistro. Anche in MotoGP 19, come in Ride 3 (e a tutto un nuovo sistema di peso/fisica/sarcazzo), però, ho potuto riscoprire il fascino della croce direzionale, colpendola ripetutamente, con piccoli tocchi calibrati, per scendere giù in piega senza soluzione di continuità, in modo fluido, morbido e burroso. MotoGP 19 è disponibile su PC, su PlayStation 4 e su Xbox One, con una versione Switch in arrivo a breve. Come al solito, se acquistate il gioco su Amazon passando dai nostri link, ci fate ricevere una piccola percentuale di quanto spendete, senza sovrapprezzi per voi. Potete farlo su Amazon Italia a questo indirizzo qui o su Amazon UK a quest'altro indirizzo qua.

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