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La saudade di 5 cm al secondo

Negli ultimi tempi, l’animazione giapponese se la sta cavando alla grande. Se parliamo di serie, la passata stagione ci ha regalato perle come A Place Further Than the Universe, Dopo la pioggia, Children of the Whales e Golden Kamui, tanto per fare qualche nome. Inoltre, proprio in questi giorni, Prime Video sta trasmettendo anche dalle nostre parti, al ritmo di un episodio a settimana, l’eccellente Dororo, seconda rielaborazione animata dell’omonimo manga di Osamu Tezuka.

Venendo ai registi attivi nel cinema, c’è una cordata di autori che nel corso degli ultimi dieci o quindici anni si sono guadagnati la piena maturità professionale, e sono pronti a raccogliere l’eredità dei maestri dello Studio Ghibli o della Gainax. Gente come Mamoru Hosoda, Masaaki Yuasa, Naoko Yamada e, naturalmente, Makoto Shinkai, che nel 2016 ha conquistato pubblico e critica con Your Name. Nel giro di qualche mese dall’uscita, il film ha superato La città incantata di Miyazaki per quanto riguarda il primato al botteghino ed è diventato un autentico cult anche in Occidente, al punto che i luoghi del film, oggi, sono meta di pellegrinaggio da parte dei fan.

Dalle nostre parti, Your Name ha raggiunto le sale grazie a Nexo Digital e Dynit, nel 2017. Qualche mese dopo, i medesimi distributori hanno recuperato anche Oltre le nuvole, il luogo promessoci, diretto da Shinkai nel 2004, mentre da stasera e fino al prossimo mercoledì sarà la volta di 5 cm al secondo, del 2007.

A onor del vero, il suddetto film era già passato per l’Italia nel 2008, per quanto nell’ambito ristretto del Future Film Festival, dove si era guadagnato il premio per il miglior lungometraggio d'animazione. Attraverso tre episodi dalla durata di una ventina di minuti ciascuno, praticamente dei cortometraggi appoggiati alla classica struttura di tesi, antitesi e sintesi, 5 centimetri al secondo costruisce la delicata relazione di amicizia prima, e di amore poi, tra Takaki Tōno e Akari Shinohara, partendo dagli anni Novanta, quando i protagonisti sono ancora dei bambini, fino al 2008 che li vede adulti.

Takaki e Akari, ancora bambini.

Nel film sono già perfettamente riconoscibili tutti i tópoi narrativi e stilistici del cineasta, che troveranno compimento nei successivi Il giardino delle parole e in Your Name, rispetto al quale 5 cm al secondo ha quasi il sapore di uno studio.

Il rapporto tra Takaki e Akari - all’interno della quale si inserisce, a un certo punto, anche la studentessa Kanae Sumita, forse il personaggio più “vivo” del film - si consuma a livello spirituale, piuttosto che sul piano fisico. Al netto di alcune incertezze tecniche, lo Shinkai di dieci anni fa era già perfettamente in grado di evocare nello spettatore un sentimento di saudade; di una malinconia per qualcosa che non si è vissuto fino in fondo, o non si è vissuto affatto, alternando la dimensione onirica a spazi che paiono sospesi nel tempo, similmente al gazebo de Il giardino delle parole.

Luoghi di tutti i giorni che si trasformano in spazi magici.

Penso alla casupola della stazione, alla cabina del telefono o alla carrozza del treno sospesa in un deserto di neve, dove si consumano attese, ansie e frustrazioni; o ai passaggi a livello che intersecano le vite dei personaggi. In 5 cm al secondo c’è già, perfettamente in bolla, tutta la poetica della distanza tipica del regista, espressa attraverso spazi inconciliabili che servono l’incomunicabilità. Ci sono le riflessioni sul tempo, le differenza tra campagna e città. Il gusto per la rappresentazione di luoghi quotidiani, semplici, eppure profondamente iconici.

Anche se in forma meno prosaica rispetto a Your Name, riecco il tema dell’immensamente grande che si riflette nell'immensamente piccolo, esaltato da movimenti di macchina che all’improvviso rompono la staticità inseguendo il volo di un uccello (ad esempio).

La tensione per lo Spazio la ritroveremo anche in Your Name.

È anche vero che, rispetto ai lavori più recenti di Shinkai, 5 cm al secondo è visivamente più spigoloso e irregolare; meno pulito, mi verrebbe da dire. Il design dei personaggi durante alcune sequenze sacrifica un po’ l’espressività dei volti, non sempre funziona, e in generale la qualità dell’animazione pecca un filo di coerenza.

Per queste e altre ragioni, e forse anche in via della struttura episodica, il film ha quell’aura da opera un po’ irrisolta. Ciò nonostante, se lo chiedete a me, come qualche volta succede in questi casi, nella sua apparente disarmonia, regala dei picchi emotivi crudi e fortissimi, che i successivi film dell’autore giapponese, sicuramente più centrati, raramente sono riusciti ad eguagliare.

Ho guardato 5 cm al secondo in lingua originale con i sottotitoli, ché il divuddì sono anni che gira. Il che non significa che non andrò a vederlo anche al cinema, tra oggi e mercoledì.