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Wolfenstein II: The New Colossus - The Wolf in the High Castle

Wolfenstein II: The New Colossus - The Wolf in the High Castle

Esoterismo, reliquie miracolose, culti nascosti: la simbologia del male filtrata attraverso la lente mistica e inquietante del nazismo è solo uno dei suoi innumerevoli aspetti "laterali". Eppure, nell'universo ucronico di Wolfenstein 2: The New Colossus, la vittoria dell'Asse sposta l'attenzione visiva sulla gloria, l'illuminata e luminosa tecnologia, lo sfarzo di un mondo algidamente perfetto. Uno spaccato distopico tratteggiato con lucida follia, costellato da palazzi maestosi e architetture roboanti, il tutto sotto lo sguardo di giganteschi velivoli, guardie impettite e creature robotiche di varia foggia.

Sopravvissuto a tutto questo orrore, William Blazkowitcz è di nuovo pronto a portare scompiglio fin nel cuore del dominio nazista, facendosi portavoce e baluardo di una ribellione sempre più concreta e letale. In Wolfenstein II, la narrazione solida e matura viaggia a doppio filo con una sceneggiatura salace, irriverente e smargiassa, capace di riportare alla mente pellicole cinematografiche di immensa levatura. Una storia raccontata con impeto e passione, grazie a dialoghi sboccati al limite del surreale e un'introspezione dei personaggi insolitamente profonda per uno sparatutto in soggettiva. 

Impianto artistico/visivo solido come il marmo.

L'America, gli alleati, un solo uomo, si mescolano in un cocktail dal sapore indecifrabile ma che è impossibile non mandar giù tutto d'un sorso. Idealismo e desiderio di libertà riportano in guerra un redivivo BJ che deve ricostruire sé stesso, in ogni senso, prima di poter insidiare seriamente il nemico. E le varie cutscene, spesso flashback, danno ulteriore solidità al protagonista, e di conseguenza a coloro che lo circondano. Non più una malcelata macchietta eroica, quindi, ma un serio(so) leader che lascia, in ogni caso, ampio spazio a situazioni ironiche e sadici sorrisi sotto i baffi. 

Il gioco non è certo parco di immagini forti.


Parlando in termini di azione sul campo, il gameplay di Wolfenstein II si erge maestoso come il colosso che campeggia nel titolo, garantendo al giocatore un ampio ventaglio di possibilità. Il level design, lineare ma capace di offrire zone piuttosto vaste e articolate, sprona a riflettere piuttosto che a lanciarsi a muso duro contro il nemico. Le dinamiche stealth, già apprezzate in The New Order e The Old Blood, ritornano anche in questo seguito. L'approccio cauto è sempre consigliabile in sede di pianificazione: si può sondare il terreno, far fuori i vari capitani d'area o togliere di mezzo le guardie che piantonano i passaggi più caldi. A quel punto - o anche prima, se si sceglie un ingaggio dissennato - si può mettere mano al proprio arsenale e crivellare tutto e tutti come se non ci fosse un domani.

Wolfenstein II non incoraggia cieche carneficine ma ci dà comunque i mezzi per metterle in pratica: un'arma diversa per mano garantisce un'efficacia e un volume di fuoco invidiabili. Col proseguire della storia, BJ diventa inaspettatamente guizzante, spingendoci a veloci invettive e manovre elusive degne del più moderno fra i DOOM. Barcamenarsi tra energia e armatura è ancora indispensabile, soprattutto in virtù di un elemento narrativo che non vi spoilero, e l'esplorazione dona un ottimo riscontro in termini di potenziamento. Gli orpelli nascosti in giro modificano sensibilmente le armi, al punto da renderne alcune completamente differenti rispetto alle controparti originali. L'assetto del nostro arsenale si arricchisce ancora di più quando ci rendiamo conto di poter sganciare qualsiasi "perk" e riutilizzarlo su un'altra arma. Questo approccio modulare all'impianto ludico ne distende gli orizzonti, spingendo alla sperimentazione e all'esplorazione, mettendo così in risalto quanto di buono il gioco ha da offrire. Il gunplay poderoso e catartico restituisce un ottimo senso di pesantezza, rendendo assai difficile non svuotare interi caricatori sul nemico di turno. L'andirivieni del nostro nerboruto protagonista dall'HUB centrale, il Martello di Eva, è una graditissima fonte di longevità: tra un disteso bighellonaggio, nuove stanze da visitate e freschi commilitoni con cui scambiare quattro chiacchiere, il sottomarino è una ventata d'aria fresca, capace di stemperare i ritmi convulsi e frenetici del gioco. Rintanati nella nostra base, è anche possibile decifrare alcuni "codici enigma" trovati in battaglia, utili a stanare diversi comandanti subdolamente nascosti nelle aree già visitate.

Si può odiare qualcuno più del Führer? Oh sì, potete starne certi.

La tecnica che sostiene l'impalcatura visiva di Wolfenstein IIè frutto di una notevole e coscienziosa opera di rifinitura iniziata con l'ottimo The New Order. Gli sviluppatori hanno portato avanti con orgoglio la filosofia dei 60 fps, senza per questo rinunciare ad ottimi effetti particellari, rifrazioni, distorsioni delle immagini e una gestione dei liquidi davvero superba: d'altronde, per accorgersene, basta guardare il macabro zampillio del sangue sui corpi martoriati dei nemici. A stupire e rendere il tutto ancora più coinvolgente è la direzione artistica, che spazia dalla caricaturale estremizzazione dei volti più rappresentativi alle sontuose e squadrate planimetrie delle costruzioni naziste. In molte occasioni nelle quali è possibile indugiare lo sguardo sul mondo che ci circonda, l'impatto sul giocatore è duro e straniante: il ritratto è di una nazione in ginocchio, che può elemosinare una dignità ormai perduta solo sopportando il cocente marchio della svastica.

"Another World" [cit.]


Peccato che il motore grafico allestito da MachineGame patisca, su Xbox One, qualche calo di frame rate, al contrario di quanto avviene sulla ben più solida versione PlayStation 4. Nulla che possa comprometterne il gameplay, vista la letale reattività del protagonista; tuttavia, in sede di analisi, è impossibile non ravvisare questi tentennamenti, soprattutto nelle aree costellate da esplosioni, proiettili e sbuffi di fumo.

Pur subendo un certo ingolfamento ludico e narrativo nella parte centrale dell'avventura, Wolfenstein II: The New Colossus riesce a riprendersi con un'escalation di scene epocali, trascinando gli eventi in un fiume in piena e convogliando l'azione in una delle più riuscite, sanguinose e galvanizzanti missioni finali mai viste in videogioco. Un autentico trionfo, una commistione di sangue, metallo e idealismo che supera ogni cliché, colpendo direttamente al cuore e allo stomaco. Quello che il gioco lascia è una lividura emotiva di raro spessore, che si fa largo tra le esperienze videoludiche più veraci, emozionanti e profonde che questo media abbia proposto negli ultimi anni. 

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Ho scaricato Wolfenstein II: The New Colossus su Xbox One grazie a un codice fornitomi da Bethesda Italia. Ho giocato alla campagna per ventisei intensissime ore ma, a volerne scovare ogni segreto, la longevità può raggiunge vette insperate. Il gioco è disponibile anche su PlayStation 4 e PC. Come al solito, se lo acquistate su Amazon passando dai nostri link, ci fate ricevere un piccola percentuale di quanto spendete, senza sovrapprezzi per voi. Potete farlo su Amazon Italia a questo indirizzo qui o su Amazon UK a quest'altro indirizzo qua.

Gran Turismo Sport è il Fernet Branca dei racing game

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Old! #231 – Novembre 1977

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