Troppi videogiochi
Escono troppi videogiochi, credo si possa archiviare come un fatto inequivocabile, e quest’anno il problema sembra ulteriormente aggravato dalla magica scomparsa di un paio di mesi di calendario dovuta all’uscita di Grand Theft Auto VI, ma non c’è soluzione a questo problema.
Lo dico perché continuo a leggere di giocatori contrariati da date accavallate, che chiedono all’industria di comunicare di più, che sono sicuri farebbero meglio di qualsiasi dirigente troppo pagato ma no, non è così. Le date sono quelle e i periodi meno battuti (detto che ce ne sono anche meno rispetto al passato) lo sono proprio perché è minore anche la predisposizione all’acquisto dei giocatori, l’industria ha tutti i dati del mondo per sbagliare il meno possibile in questo senso.
Le soluzioni sono due, sulla carta, dico, fare meno videogiochi (con conseguente valanga di licenziamenti) o aumentare i videogiocatori (che, vabbè, piacerebbe a tutti ma auguri). Probabilmente, a furia di far uscire tredici videogiochi il 24 settembre, saranno i flop a rendere il videogioco un investimento talmente poco sicuro da non meritarne uno. A quel punto avremmo solo settanta milioni di giochi indie al mese, interessanti come e più dei Tripla A, tra cui pescare.
Oppure bisogna rilanciare sulla tecnologia, fare console sempre più potenti e i quintupla A così belli per farli davvero giocare in un campionato diverso degli indie, ma poi le console costerebbero 2000€, i giochi 150€, e potrebbero permetterseli solo una fetta ristretta dei giocatori attuali… e abbiamo anche un problema di giocatori, no?
Noi possiamo solo fare del nostro meglio, comprando al day one quello che ci interessa di più e scontato il resto, tutto nei limiti del tempo a disposizione, ma allora servirà vendere di più se l’utile è minore. Oppure si potrebbero fare giochi più corti, per renderli più sostenibili, ma il pubblico vorrebbe pagarli meno e quindi servirà vendere di più, se l’utile è minore.
Se avete visto Chernobyl, la serie, forse ricorderete che c’è un momento in cui tutti si arrabattano per risolvere il problema e, di fatto, è già troppo tardi. Siamo a quel punto, per me, possiamo solo guardare il mondo bruciare e sperare che resti qualcosa anche per noi.



