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Perché The Great Ace Attorney Chronicles potrebbe essere il titolo perfetto per le vostre vacanze

Perché The Great Ace Attorney Chronicles potrebbe essere il titolo perfetto per le vostre vacanze

Lo so che state cercando il gioco giusto per le vostre ferie di cinque, sette, dieci, venti (mecojoni) giorni. Che avete giocato a un po’ tutto quello che c’era da giocare e che adesso siete lì come dei babbi a cercare disperatamente un titolo che possa impegnarvi nelle lunghe, pallosissime, giornate estive. Ecco il consiglio che vi svolta il pomeriggio. In questi giorni sono in viaggio con un avvocato giapponese, un’assistente niente male e la brutta copia di Sherlock Holmes per risolvere una serie di casi impossibili nella Londra vittoriana. Eh, sì, Capcom ci ha fatto ‘sto favore di far uscire The Great Ace Attorney 1 e 2 fuori dal Giappone, raccoglierli in un bel bundle e schiaffarli sullo store digitale a quaranta sacchi. Ecco i motivi per i quali The Great Ace Attorney Chronicles (questo il nome della raccolta) potrebbe essere il gioco giusto per le vostre freschissime vacanze.

Il suo ritmo compassato da godersi con una bibita ghiacciata

Io sono un divoratore compulsivo e nel mio fagocitare videogiochi, manga, libri e via dicendo avanzo come un carro armato con la voglia di arrivare dritto al punto, spesso senza godermi il momento. La colpa è di certo mia, ma devo ammettere che vengo abituato a finestre di attenzione sempre più ristrette, a ritmi sincopati che soprattutto nei videogiochi mi portano a voler saltare del tutto le chiacchiere per gettarmi a capofitto nell’azione. E dire che il mio genere preferito era (ed è ancora) quello dei JRPG, videogiochi in cui nella maggior parte dei casi la narrazione viene prima di tutto. Mi sono reso conto con il tempo di avere sempre meno pazienza e sempre meno attenzione da dedicare al world building e alla caratterizzazione dei personaggi. Voglio solo mena’. Questa pigrizia mi ha portato a saltare a piè pari tutta una serie di titoli che probabilmente mi sarebbero piaciuti.

The Great Ace Attorney invece ti mette una bella manona sulle spalle e ti costringe a prendere un bel respiro. Per la maggior parte del tempo il gioco è una visual novel in cui si interagisce poco e niente, ci si sposta da una schermata all’altra e si fanno domande ai vari personaggi. In tribunale, sì, le cose diventano più movimentate ma comunque si legge moltissimo. E ringraziando il cielo, Shū Takumi, che ha scritto i primi capitoli di Ace Attorney ed è tornato per questi prequel, è uno scrittore di raro talento capace di imbastire dei misteri pieni di colpi di scena. Ora, oltre al fatto che mi sto godendo moltissimo il gioco, questa ritrovata serenità nel consumare un’opera che fa dei tempi dilatati e dei suoi personaggi il punto di forza, mi ha spinto a riconsiderare molti dei titoli che avevo lasciato da parte per colpa della loro natura verbosa. Un po’ come ritrovare il piacere della lettura dopo aver chiuso un bellissimo libro.

È un perfetto starting point per la saga

La saga di Ace Attorney è davvero lunga ed è ormai composta da sei capitoli principali e quasi altrettanti spin-off. Recuperarla tutta è un po’ un macello a meno che non si voglia perdere la testa tra emulatori e traduzioni fan made. Ecco, The Great Ace Attorney Chronicles è il capitolo perfetto da cui iniziare la vostra avventura, perché è un prequel, presenta un’ambientazione originale, dei personaggi esclusivi e non è in alcun modo collegato con gli altri giochi della serie. Il protagonista è infatti un lontano antenato di Phoenix Wright (vi chiederete come fa un giapponese che si chiama Ryunosuke Naruhodo a essere il trisnonno dell’avvocato Phoenix Wright che esercita a Los Angeles, ma questa è una storia lunga; se volete approfondirla cercate “Japanifornia” su Google) che durante l’epoca Meiji si reca nel Regno Unito per studiare legge. Inoltre questi capitoli sanciscono il ritorno alla direzione della serie dello storico creatore Shū Takumi, che aveva abbandonato il ruolo dopo i primi tre capitoli. E il passo, vi assicuro, è totalmente diverso rispetto agli altri scrittori degli Ace Attorney.

Richiama squisitamente la Londra vittoriana di Sherlock Holmes

Se siete avidi lettori delle avventure scritte da Arthur Conan Doyle, allora potete prendere The Great Ace Attorney Chronicles come un sentito omaggio alle storie di Sherlock Holmes. In versione anime, ovviamente. Il gioco è organizzato in due stagioni (i due titoli della collection) ognuna composta da 5 episodi che portano avanti una lunghissima trama orizzontale (servono dalle quaranta alle cinquanta ore prima di portare a termine il tutto), alternandola a casi apparentemente scollegati che servono a cucire i rapporti tra i personaggi e ad arricchire il background del gioco. Spesso gli episodi hanno dei rimandi piuttosto precisi al mondo di Sherlock Holmes e uno dei protagonisti e palesemente ispirato al più famoso detective letterario di sempre. Herlock Sholmes, “twisted as his name”, come lo definisce Ryunosuke Naruhodo è un geniale idiota che alterna incredibili deduzioni a clamorose sbandate e che spesso prende per sé il palcoscenico. Il risultato sono storie sì sopra le righe ma decisamente più con i piedi per terra rispetto al passato, che mettono da parte la linea comica a favore di una narrazione più drammatica e adulta. A mio avviso il gioco non cerca più di stupirti con dinamiche impossibili e poco credibili come faceva con i capitoli precedenti ma, piuttosto, si rifà ai classici del giallo, eliminando totalmente la componente soprannaturale e “magica”.

Le nuove meccaniche sono proprio divertenti

Se è vero che per la maggior parte del tempo si legge, quando finalmente si arriva in aula di tribunale il tutto diventa decisamente più giocoso. Gli appassionati di vecchia data lo sanno già, ma essenzialmente Ace Attorney si divide in due fasi, quella investigativa e quella in tribunale, in questa incarnazione entrambe arricchite da interessanti novità. Durante le esplorazioni della scena del crimine spesso saremo chiamati a intervenire nella “dance of deduction” del signor Sholmes, correggendo di volta in volta il tiro delle sue strampalate deduzioni. In aula invece la grande novità è l’introduzione della giuria: sei stramboidi che decideranno se il vostro assistito penderà dalla forca oppure no. La meccanica alla base del verdetto prevede che li mettiate uno contro l’altro, intercettando le contraddizioni dei loro giudizi di colpevolezza. Una trovata divertente perché vi mette di volta in volta di fronte a personalità davvero folli e soprattutto perché limita il numero di testimoni che si avvicendano al banco, spezzando la routine delle sezioni in aula. 

Io ho giocato a The Great Ace Attorney Chronicles su PlayStation, per la maggior parte del tempo streammando su iPad per “leggerlo” direttamente steso sul letto. Secondo me su Switch è proprio la morte sua, garantito al limone. Sappiate che se cercate un titolo per rilassarvi nei caldi pomeriggi estivi, probabilmente questo potrebbe essere la scelta giusta. Non è esente dai difetti (asciughiamo un pochino questi dialoghi… e poi ‘ sto voice over quando lo vogliamo mettere? E la traduzione in italiano?) però, cavolo, che bello essere tornati a vestire i panni dell’avvocato di Capcom.

Abbiamo avuto la possibilità di giocare a The Great Ace Attorney Chronicles su PlayStation 5 grazie a un codice fornitoci da Koch Media. Ricordiamo che il gioco è disponibile dal 27 luglio anche nelle versioni PC e Switch.

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