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New ‘n’ Tasty! Oddworld: Abe’s Oddysee – Come cambia la politica delle frustate, dal 1997 ad oggi

New ‘n’ Tasty! Oddworld: Abe’s Oddysee – Come cambia la politica delle frustate, dal 1997 ad oggi

‘sto schifo del Mattatoio Ernia… Non gli basta più macellare Scrab e Paramiti per produrre cibo, no. La nuova politica aziendale di quei bastardi dei Glukkon prevede adesso la macellazione dei Mudokon, i propri lavoratori schiavi, che è tutto risparmio sulle materie prime. È l’industria nella sua peggiore incarnazione, quella messa su da Oddworld Inhabitants nel 1997, e che Just Add Water ripropone oggi non con una rivisitazione, bensì con un remake bell’e fatto. Si torna al nostro ingobbito e bocca-cucito Abe e alla sua abilità di creare cantando varchi di fuga dimensionali per i colleghi schiavi. Si torna ai platform à la Prince of Persia, col Flashback di Delphine Software che saluta da lontano. Rispetto all’originale Abe’s Oddysee, i cambiamenti di gusto di New ‘n’ Tasty sono svariati. Si va dal salvataggio veloce premendo il touchpad ai livelli di difficoltà selezionabili. Dal ripristino della gestione della vita del gioco originale allo sfruttare quella poco più permissiva del “nuovo” Abe. Il sistema Gamespeak poi, che tanto aveva deliziato i giocatori nel ‘97, si ripresenta qui ottimizzato. Oltre a poter ordinare (gentilmente, ché uno schiavo conosce la gentilezza) agli altri Mudokon di seguire o fermarsi, Abe può richiamare l’attenzione salutando con un “Ciao” collettivo, che lenisce l’originale snervamento di farlo individualmente. L’impianto estetico e sonoro è ineccepibile, sia da un punto di vista tecnico che per il sensibile rimpolpamento di gesti ed espressioni dei nemici (tutto rigorosamente in english, baby). Resta de facto il doversi studiare per bene i movimenti delle animazioni di Abe prima di saltare, appendersi, fermarsi e via cantando. In definitiva, c’è da tornare indietro nel tempo, al fine di lasciarsi punire, dileggiare, e in definitiva massacrare.

DualShock 4 alla mano, salvando i primi Mudokon e compiacendosi  pensando di poter giungere ai 300 totali, all’inizio le cose appaiono piuttosto facili. Dopo una mezz’oretta, e ci si riferisce in primis a coloro che hanno metabolizzato l’esperienza nel ’97 o giù di lì, la bile comincia a tornare su, acida, corrosiva, fastidiosa come una gastrite acuta. Il fottìo di trial & error si ripresenta incondizionato, sempre accompagnato dai nemici-Slig che sfottono per ogni scivolone, esplosione o ancor peggio dopo una loro raffica di mitra che squarcia e sbatte impotenti al suolo. All’inizio la si prende con filosofia, giustificando un impianto di gioco riflessivo quanto punitivo, forse fin troppo per questi tempi. Si fa spallucce, o quanto meno si cerca di sorriderci su, pensando che in fondo una produzione che ha principalmente tenuto di conto i “fan” di vecchia data possa non aver considerato l’eventualità che il non creare un “servizio” (per dirla alla Kojima-maniera) di gioco più semplice, sarebbe risultato abbastanza indigesto, oggi. Ma è solo quando il “servizio” diventa “sevizio”, dopo aver assaporato cioè in lungo e in largo il sapore di una reiterata sconfitta al cubo, che uno poi forse capisce.

New ‘n’ Tasty è un gioco che rispetto alla sua iterazione nel ‘97 nasconde una diversa critica sociale. È vero che l’impianto resta schiavizzante, foriero di continue frustrate sui nervi da spazientire i suoi neo-giocatori, come e forse più di quanto accadeva anni fa. Per tutti gli altri, la riproposizione di un modello punitivo, per quanto edulcorato da un aggiornamento estetico ad hoc, può sollevare invece fantasmi d’antica memoria, quella stessa che a molti, sul finire dei ’90, ha fatto mollare il primo DualShock e spegnere la PlayStation per attestato rigurgito di bile. È solamente poi, ipse dixit, osservando il DualShock illuminato fra le proprie mani in procinto di finire messo via, che alla fine uno capisce. Capisce cioè che quello sfottimento Slig quando Abe mette il piedino su di una mina non è più lo sfottimento per il fallimento del povero Mudokon, ma per il semplice fatto che, pur giocando attraverso una console trilioni di volte più avanzata della prima PlayStation, con un impianto sonoro e visivo da paura e un DualShock che sprizza luci e suoni dappertutto, in quel dannato Mattatoio Ernia noi stiamo facendo la figura d’imbecilli patentati. Noi, in soldoni, stiamo peggiorando la nostra situazione. Oddworld: New ‘n’ Tasty sposta semplicemente il discorso politico, ideologico e sociale d’un tempo dalle nefandezze del lavoro industriale schiavizzante - che fa pressione sull’eroismo/umanità/necessità di emancipare i lavoratori-schiavi dalla tortura coercitiva a cui sono rimessi - verso quello della cieca fiducia dei giocatori nei confronti di una tecnologia che può salvarci dai mali del mondo, oggi. Lo fa per irriderla, percolarla, stracciarla quale cosa patetica. Dietro ogni Slig che ci punta il dito contro facendosi crasse risate osservandoci crepare, pulsa la perniciosa, snervante occhiata diretta al giocatore, alle sue nuove PlayStation e ai controller che vengono dal futuro. A ricordargli che la potenza è nulla senza controllo.

La soluzione è una sola, e di non facile attuazione. In pratica, quel che resta da fare è giocare New ‘n’ Tasty dimenticandosi di essere nel 2014, di avere una PlayStation 4 telecomandata da uno spaziale DualShock wireless fra le mani. Dimenticarsi di credere nell’esistenza di una modalità Facile come molti altri giochi hanno abituato, e in definitiva di poter essere consolati se qualcuno si fa crasse risate dopo una mitragliata alle spalle. Se non si usa la testa, se non si reagisce con calma, se ci si fa prendere dalla rabbia quando ci vogliono schiacciare, quelle sventagliate saranno sempre meritate. Se fuggire da ‘sto schifo del Mattatoio Ernia prevede quindi altri propositi da assecondare, cantiamogliene quattro tutti assieme, Mudokon. Togliamo i lacci dalle nostre bocche e facciamoli ballare.

Ho giocato Oddworld: New ‘n’ Tasty su Playstation 4 grazie ad un codice gentilmente giratomi da Stefano “Nabucodorozor” Talarico, che quando non è impegnato a scattare foto a navi da crociera affondate che gli passano davanti casa, di solito invia codici alla gente (dopo averli ricevuti dagli sviluppatori). L’ordine tassativo di recensione proviene dal sempre immarcescibile Andrea Maderna, ma questo lo sanno pure i Mudokon triturati. Whatever, questo Oddworld è cross-buy, quindi giocabile su tutte le attuali piattaforme Sony. Costa sui 20 euro, spesso vi rifà faccia, ma se non sapete controllare l’ansia da emancipazione acuta, fate vobis.

Voto: 8

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