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Anche i delfini possono volare | Racconti dall'ospizio

Anche i delfini possono volare | Racconti dall'ospizio

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

Volare è uno dei grandi desideri dell’uomo: sfidare la forza di gravità e librarsi in aria come un uccello è stato un desiderio a lungo tempo rincorso da molti scienziati e mai raggiunto fino all’inizio del secolo scorso, quando i primi aerei iniziarono a solcare le nuvole.

La sensazione di stare per aria e guardare tutto da un finestrino, all’interno di un abitacolo sicuro, è una di quelle cose che, dopo due anni senza poter viaggiare lontano dall’italia, mi manca un casino. Ho sopperito alla mancanza in vari modi, ma nessuno è riuscito a farmi sognare come Aero Fighters 2 - noto in Giappone come Sonic Wings 2 - nonostante il gioco in questione abbia ormai un po’ di anni sul groppone.

Ai tempi dell’uscita, Aero Fighters 2 fu uno dei videogame più giocati nelle sale giochi giapponesi.

Oddio, non quanto la storia degli aerei, ma è comunque un gioco di ventotto anni fa: un’età del tutto rispettabile e che, stranamente, non precede la mia data di nascita ( anche i giovani invecchiano, ahimè).
Aero Fighters 2 è un gioco che deve molto al suo predecessore: sparatutto verticale per MVS in cui si utilizzavano due tasti, uno dedicato allo sparo normale e uno alla bomba, ma a differenza del precedente gioco, il seguito accantona la serietà a ogni costo per abbracciare una sfacciataggine e una demenza incredibile, diventando più grosso e più lungo.

Aero Fighters 2 non ci delizia soltanto con l’estetica particolare dei personaggi, di cui parleremo a breve, ma anche con un’enorme classe quando si parla dei fondali, tutti molto caratteristici e riconoscibili. A discapito di quanto si possa pensare, il setting di Aero Fighters 2 prende ispirazione dal nostro mondo e ci propone delle ambientazioni verosimili in una squisita pixel art top-down. Personalmente amo alla follia il livello ambientato a Kyoto e, nel terzo capitolo, è sempre bello vedere la Tokyo Tower diventare un nemico belligerante con tanta voglia di farci precipitare ai suoi piedi.

Un bebè gigante, una pagoda e un torii: è questa la Kyoto che amo.

Faccio veramente fatica a ricordare altri sparatutto con così tanti personaggi a disposizione più: otto in tutto, al di là di cute 'em up come Parodius, non mi sarei mai aspettato di volare nei panni di un delfino dell’acquario di Osaka. Questo bislacco pilota, chiamato Whity Osaka Mall ( Spanky, per noi occidentali), è uno dei personaggi più fuori di contesto (e di melone) mai visto: il nostro caro mammifero oceanico vuole sangue, sangue di alieno. A Whity non gliene frega un cazzo della razza umana: potremmo estinguerci tutti, anche subito, l’importante è salvaguardare l’oceano.

Il nostro delfino ha uno spiccato senso dell’umorismo e odia certi umani che lo vedono come un’attrazione da circo, al punto che, in uno dei finali multiplayer del gioco in cui Angela intima il delfino a unirsi ad un Circo, Whity le spara per allontanarla.

Ecco un artwork ufficiale dei personaggi chiave del gioco. Ammirate Whity - in alto a destra - in tutta la sua magnificenza: mentre Eco girovaga negli abissi più profondi del mare, Whity solca i cieli per sconfiggere una minaccia aliena.

Ma il vero apice della grandezza del nostro delfino preferito non è nel secondo gioco e nemmeno nel terzo, ma in Sonic Wing Special, dove - dopo aver sconfitto Balbi o Osaru - lo vediamo senza cappello proclamare l’inaugurazione degli “anni del delfino”, per poi scomparire in dissolvenza con una risata abbastanza particolare. E se vivessimo in una dittatura sotto il controllo di Whity?.

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata alle gioie del volo, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.

Maggio 1982: L'impero colpisce ancora, Yar’s Revenge ed Electronic Arts | Old!

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Le gioie del volo | Cover Story

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