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Lady Dimitrescu non è una vampira ma vive in un castello!

Lady Dimitrescu non è una vampira ma vive in un castello!

Quasi ogni volta che scrivo un qualcosa per Outcast, la parte più divertente, per me, sta nella decisione di cosa debba essere quel qualcosa. Decisione che nasce da un dialogo spesso surreale tra me e giopep. In quest’occasione, per esempio, giopep mi fa: “Oh, a ottobre facciamo una cover story su castelli, vampiri e Castlevania, però tu hai già scritto di Symphony of the Night, quindi ci starebbe bene qualcos’altro”. Alché io penso a Buffy, naturalmente. Però poi mi viene in mente che la serie Buffy l'ammazzavampiri compie trent’anni anni il prossimo marzo (2027) e quindi forse ci starebbe meglio lì, una roba su Buffy. Anche perché su Outcast si fa spesso sta cosa degli anniversari importanti. Alché a un certo punto, non capisco bene da dove, giopep tira fuori Lady Dimitrescu, la vampirona di Resident Evil Village. “È una vampira”, dice (salvo precisare più avanti che tecnicamente non lo è). E ci aggiunge il castello di Resident Evil 4. Io rilancio e dico: “Osiamo, lasciamo perdere il castello e facciamo solo Lady Dimitrescu”.

Che poi, a pensarci adesso, non è che vivesse in qualcosa di molto lontano dall’essere un castello, a livello di dimensioni e stile dell’architettura interna. Ma trascuriamo questa parte, per adesso, perché il bello deve ancora arrivare. Infatti, parlando di Lady Dimitrescu e di Resident Evil Village, non posso evitare di pensare, e di far notare a giopep, che a me comunque in quel gioco piace troppo di più la parte successiva, quella di Casa Beneviento. E quindi il “qualcosa” di questa volta nasce in questo modo, parafrasando la conclusione del dialogo tra me e giopep: “Dunque, la Cover Story è principalmente su Castlevania e sui castelli, ma i vampiri non sono vietati, quindi parlerò di vampiri. Nella fattispecie, la vampira di Resident Evil Village, che poi tecnicamente non è una vampira, ma tanto comunque non parlerei di lei, ma dell’area successiva nel gioco”.

Che? Non si parla di me?

In realtà, e questo è un colpo di scena successivo, perché ci sto pensando mentre scrivo, Lady Dimitrescu vive in un vero e proprio castello. Almeno, secondo Google AI è così. L’edificio si chiama proprio Castello Dimitrescu. Quindi, ok, lei non è propriamente una vampira, ma un’umana mutata (anche se comunque beve sangue umano, è grossa, fortissima e ha pure gli artigli), ma almeno vive ufficialmente in un castello! Poco conta, in ogni caso, perché tanto comunque a me piaceva più Casa Beneviento. Tra l’altro, ahahah, se non sbaglio ho già parlato anche di Casa Beneviento, perché mi pare di aver scritto qualcosa su quest’ambientazione in occasione dei trent’anni di Resident Evil. Vabbe’, ma allora a sto punto si può parlare davvero anche di Castlevania, di nuovo.

A proposito, piccola parentesi, poi vi dico davvero qualcosa su Casa Beneviento e Lady Dimitrescu. Ma prima questa piccola parentesi. In questi giorni esce Castlevania: Belmont’s Curse, il nuovo capitolo della serie Konami sviluppato da Evil Empire con la consulenza di Motion Twin, tutta gente che ha creato (Motion Twin) e lavorato (Evil Empire) a Dead Cells, il “roguevania” che ha straspopolato negli ultimi anni e che ha avuto a un certo punto anche un DLC crossover con l’universo di Castlevania, appunto (DLC che evidentemente ha convinto Konami dell’opportunità di far sviluppare a Evil Empire un intero episodio della saga). Ebbene, la demo mi è piaciuta un sacco. Tra l’altro, se volete provarla, sappiate che è possibile poi trasferire il salvataggio della demo nel gioco finale. Questa cosa è sempre un grande incentivo a provare le demo, per me. Ovviamente se mi interessa/incuriosisce il gioco finale, e in questo caso è assolutamente così. Tra l’altro, proprio oggi (13 ottobre) sono uscite anche le recensioni di Belmont’s Curse e il mood della critica a riguardo sembra essere molto positivo (86 il metascore su PS5, versione con più recensioni su Metacritic, 85 il risultato di OpenCritic su tutte le piattaforme).

Ma probabilmente se ne parlerà in modo più approfondito da qualche altra parte qui su Outcast, volevo solo aggiungere la mia. La demo mi è piaciuta veramente assai. Non mi dà fastidio lo stile grafico, che molti hanno trovato un po’ troppo “mobile-like”, mi ha gasato abbastanza quel poco di colonna sonora che ho ascoltato e il gameplay l’ho trovato gustosissimo. Sento anche un forte profumo di farming, cosa sempre piacevolissima, per me. E niente, questo.

Per quanto riguarda Lady Dimitrescu e Casa Beneviento, invece, quello che volevo dire è che, per mio gusto, l’horror funziona meglio quando la cosa che dovrebbe spaventarti non è così grossa e spettacolare. Cioè, Lady Dimitrescu mi sa più di personaggione perfetto per copertine, trailer e marketing in generale. Anche se, per carità, se poi le cose te le giochi bene è ovvio che possa farti anche paura, specialmente in un videogioco dove tu sei molto più debole di lei e devi cercare di evitarla mentre esplori il suo castello (sì, castello, tra l’altro era pure ispirato a un castello realmente esistente in Romania, a quanto pare).

Però io preferisco la paura del non-si-sa-bene-cosa. Il mostro è il mostro, la vampirona (anche se tecnicamente non lo è) è la vampirona, li vedi, a un certo punto li accetti (anche letteralmente, se l’arma è quella giusta), cerchi di capire come affrontarli. Ma se invece sei in un posto dove senti i rumorini, dove ti sembra che quella bambola (che già il fatto che sia una bambola, voglio dire) prima avesse gli occhi chiusi e ora ce li ha aperti, dove trovi degli indizi che non ti portano a niente di buono… ecco, questa roba mi spaventa molto di più. E questo è il motivo per cui Casa Beneviento per me è molto più spaventosa del Castello Dimitrescu.

Oh, alla fine abbiamo parlato un po’ di tutto. Ma per aggiungere altro caos, mantenendo però sempre un certo legame col filo conduttore della Cover Story, vi dico un’altra cosa. In questi giorni mi sta piacendo tantissimo un gioco da tavolo che si chiama Hitster, in cui devi sostanzialmente indovinare canzoni. In pratica ci sono delle carte che sul retro hanno un QR code, tu lo inquadri con la fotocamera del telefono e sul telefono ti parte una canzone, che devi cercare di riconoscere. O quantomeno devi piazzarla cronologicamente bene rispetto alle altre carte che hai già davanti (ogni giocatore parte già con una carta). Se, quando scopri la carta, hai indovinato, te la tieni. Chi arriva a dieci carte ha vinto. Voi direte: ok il caos, ma il filo conduttore? È presto detto. In una delle ultime partite che ho giocato a Hitster (con il set delle colonne sonore di film e serie TV) è uscita Supermassive Black Hole dei Muse, che fa da colonna sonora alla scena della partita a baseball in Twilight (il film). In Twilight ci sono i vampiri, no? Mica vogliamo fare discriminazioni!

Ci rileggiamo a marzo per Buffy, allora? Vedi come manteniamo sempre il filo!

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata ai quarant’anni di Castlevania, al ritorno della serie, ai castelli, ai vampiri, alla qualunque, che potete trovare riassunta a questo indirizzo qui.

Ottobre 1956: Jennell Jaquays

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