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Racconti dall’ospizio #65: Super Mario World - L’eterno Amore Nintendo

Racconti dall’ospizio #65: Super Mario World - L’eterno Amore Nintendo

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

1990 - Un giorno d’estate

Dopo aver passato giorni/mesi/anni a giocare a scrocco con il NES del mio amico Devor con gli occhi a cuoricino, avevo letto in qualche numero speciale di una qualche rivista dell’arrivo prossimo venturo del suo successore, il Super Famicom. La scintilla del desiderio di avere una console Nintendo tutta mia con cui giocare a un nuovo Super Mario o - vai mai a sapere, magari anche a un probabile Zelda! - aveva non solo attecchito ma si sarebbe trasformata da lì a breve in un incendio ai limiti del doloso.

1990 - Un giorno a Dicembre

Avevo passato gli ultimi anni a convincere tutti i membri della mia famiglia che regalarmi dei soldi per Natale e compleanno sarebbe stata un’ottima idea per potermi permettere il computer. “Una roba seria per lo studio!”, dicevo per rassicurarli, sapendo benissimo che nel mio cuore c’era spazio solo per quelli che i miei chiamavano “giochini elettronici”. Un piano che stava procedendo a gonfie vele e che mi aveva permesso di mettere da parte una cifra indegna per un ragazzino dell’epoca, un piano che prese una brusca deviazione quando mi trovai davanti alla vetrina di Nunzi, il negozio di giocattoli di Corso Trieste.

Questa è la vissuta confezione del mio Super Mario World comprato da Nunzi: quando ebbi l’onore di incontrare Miyamoto, in occasione del lancio di Wind Waker in Italia, fu la prima che gli feci autografare.

La confezione del Super Famicom import, con i suoi colori sparati e il design minimale (la più bella di sempre), splendeva come il Sole e al suo fianco Super Mario World prometteva un’avventura sbrilluccicosa e gioiosa che solo a guardare l’illustrazione regalava vertigini da sindrome di Stendhal. Corsi a casa, prelevai in gran segreto il malloppo e lo rovesciai sul bancone di Nunzi mezz’ora dopo, un po’ terrorizzato da questo gesto di ribellione e menzogna verso il parentame tutto e un po’ molto gasato a mille e con gli occhi febbricitanti. L’imperativo di doverci giocare subito e la voglia di condividere questo momento di follia con un amico fu tale che, invece di tornare a casa, mi portai la bustona da Emiliano, che viveva a cinque minuti scarsi da Nunzi.

1990 - 2017

L’eleganza del volo de panza <3

La meraviglia dei colori, le forme piene, le melette da ingollare in sella a Yoshi (!) e quei blocchi altoparlanti che sputavano testo giapponese: un primo impatto quasi ermetico e quindi ancora più intrigante con la sua promessa di infinite e ignote sorprese celate dietro ogni angolo e dentro ogni livello. Mamma mia, quei pomeriggi passati tra piroette e chiavi da portarsi in giro nelle magioni dei Boo che sussurravano di mille segreti e logiche di gameplay da digerire, interpretare e padroneggiare. Quei controlli e quel controller setosi come il burro, che rendevano naturale correre a braccia larghe e spiccare il volo con uno scatto di panza armati di sola mantellina gialla (imparare il ritmo del volo planato rimane una fra le maggiori soddisfazioni che mi abbia mai regalato un videogioco). Vogliamo parlare del level design? Del world design? Del game design? Delle musiche che fischietto con una regolarità imbarazzante a ventisette anni di distanza? Dell’esplosione cerebrale che mi procurò trovare prima la Star Road, completarla e scoprire poi i livelli del Secret World? Sarebbe forse il caso di tacere sulle imprecazioni a denti stretti pronunciate prima di riuscire a completarli: “Freddo e calcolatore! Ricorda: freddo e calcolatore!” il mantra che ci ripetevamo con Emiliano mentre ci passavamo a turno il pad, sperando di non finire del tutto la riserva di vite accumulate a suon di Stelline nel bosco dei Torcibruchi (un mantra che continuo a pronunciare ancora oggi quando devo calmarmi mentre gioco, per esempio, a un soulslike).

Completando anche il Secret World cambiavano alcuni sprite del gioco e perfino la palette di colori della mappa: sono ancora oggi in stato di choc per questa cosa.

Di quel diamante che è Super Mario World, ho amato e continuo ad amare come fosse il primo giorno ogni singola sfaccettatura. Un capolavoro che per quanto mi riguarda rimane il miglior Mario 2D di sempre e di conseguenza il Re incontrastato del genere tutto. Potrei continuare a tesserne le lodi per milioni di caratteri senza mai riuscire a rendergli giustizia e quindi mi fermo qui.

Questo articolo fa parte della Cover Story "Aspettando il Nintendo Classic Mini: Super Nintendo Entertainment System", che trovate riepilogata a questo indirizzo.

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