Amavo Castlevania... Poi ho guardato la serie Netflix
Prima di svuotare il mio solito TIR carico di guano (non a caso) è bene chiarire alcuni punti, peraltro già evidenziati dal Maderna in un vecchio pezzo.
Castlevania, per quanto si possa amare, non è mai stato famoso per lo spessore di trama e personaggi, risultando (anzi) parecchio riciclato in entrambi i settori. Diciamocelo onestamente: la storia è rimasta uguale per quarant'anni, con Dracula impegnato a risorgere/conquistare il mondo e qualcun altro (di solito imparentato con i Belmont) a ostacolarlo. Fanno eccezione i due episodi della serie "parallela" Lords of Shadow, che però viene considerata una cosa a sè stante, staccata dalla cronologia ufficiale.
A livello prettamente visivo, non era partita benissimo.
Quindi tagliamo corto: la serie animata di Castlevania non mi è piaciuta più di tanto, ma si poteva fare meglio? Forse affidando il tutto a uno studio giapponese invece degli americani... ma è un "forse" grande come la mappa di Symphony of the Night. Come detto, ci sono dei limiti congeniti che è difficile ignorare o superare, anche avendo tutto il talento di questo mondo.
Dalla sua, la produzione targata Netflix ci ha almeno provato, inserendo vari personaggi inediti e alcune sottotrame. Peccato che i nuovi contenuti siano risultati al meglio superficiali e al peggio inutili, se è vero che non ricordo quasi niente pur non avendo mancato una sola puntata. E parliamo di TANTE puntate, considerando le quattro stagioni (la prima accorciata, vabbé) e poi altre due per lo spin-off su Richter Belmont. Ore e ore di vampiri, sangue, violenza gratuita e storie abbastanza prevedibili.
Dracula è uno fra i personaggi più convincenti, e ci mancherebbe altro.
L'assenza di stile e carattere suona paradossale ma è il problema di fondo, anche nella colonna sonora e nel doppiaggio. Malgrado i nomi celebri (in lingua originale), non emerge quasi nulla su nessuno dei due fronti, soprattutto quello musicale. Ed è assurdo parlando di Castlevania, che si è sempre distinto grazie alle colonne sonore fantastiche. Per fortuna, dalla prima serie fino agli ultimi spin-off, la situazione ha visto qualche miglioramento e non solo nell'audio.
Nocturne merita meno critiche e più elogi per la maggior cura mostrata sia a livello realizzativo, sia come fedeltà ai personaggi. Appurato che Castlevania non è famoso per la trama, la seconda "miniserie" ha visto più scontri diretti e meno pause, riciclando intere sequenze di alcuni classici giocati. Lo stesso Symphony of the Night, ovviamente, ma anche Rondo of Blood e altri. Vedere Richter, Juste e Alucard scatenati è molto più gratificante che sorbirsi ore di dialoghi inutili tra personaggi di cui ci frega zero.
Chi ama Rondo of Blood ha almeno un buon motivo per guardare Nocturne.
Ma il grande merito di Nocturne è avvicinarsi al design dei videogiochi inserendo più dettagli sia nei fondali, sia nei protagonisti. Siamo ancora lontani dallo splendore delle immagini viste negli episodi 2D, ma è comunque un passo avanti. Anche la grafica in CGI e i relativi effetti speciali (soprattutto nei combattimenti) sono meglio inseriti nel contesto generale. Un chiaro segno che l'intero progetto sia stato un "cantiere aperto" per gli stessi creatori.
L’evoluzione di Alucard da inizio a fine serie.
Resta il solito problema delle animazioni, perché siamo sui 10FPS a star larghi, dove per "FPS" intendo i fotogrammi disegnati per ciascuna sequenza. Come in gran parte delle serie Made in USA, i movimenti risultano raramente realistici e quasi mai fluidi, ma c'è a chi piace questo tipo di soluzione grafica. Al di là delle questioni tecniche, il confronto con gli anime resta doloroso, soprattutto se pensiamo che i grafici (qui in gran parte coreani) hanno cercato di imitare lo stile nipponico.
E non sarebbe un problema se parlassimo dell'ennesimo cartone animato "un tanto al chilo" fatto per spingere qualche altro prodotto commerciale. Peccato che il materiale d'origine sia una fra le saghe action-horror più amate di sempre e faccia proprio di grafica e design i suoi elementi caratteristici. Ecco perché, ma potrei sbagliarmi, la serie targata Netflix è stata apprezzata più dagli ultimi arrivati che dai fan di lunga data.
Finché i personaggi stanno fermi, va tutto bene.
E allora eccomi qua, con un altro camion di letame vuoto e un'altra serie affondata (in parte) per problemi suoi e (soprattutto) cattiveria mia. Però almeno un merito Netflix l'ha avuto, ed è aver tenuto accesa la fiamma dell'interesse da parte del pubblico. Non ci fosse stata l'animazione, Castlevania sarebbe finito nel grande cassonetto delle serie mai dimenticate, ma ormai interrotte per sempre.
Non scordiamoci che dopo l'addio del "guru" Koji Igarashi (oltre dieci anni fa) non si è visto quasi niente sotto questo marchio. E la casa madre solo recentemente ha deciso di riportarlo nei videogame, forse confidando proprio nell'interesse creato dalla serie Netflix. Da qui a tornare sui livelli di Symphony of the Night ce ne passa, ma può essere il primo passo verso altri adattamenti di qualità, dentro e fuori dai videogiochi.
Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata ai quarant’anni di Castlevania, al ritorno della serie, ai castelli, ai vampiri, alla qualunque, che potete trovare riassunta a questo indirizzo qui.




