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Reigns: Game of Thrones ti mette il trono di spade in tasca

Reigns: Game of Thrones ti mette il trono di spade in tasca

Una volta che si è depositata la polvere e le macerie si sono raffreddate, sul trono di spade siede, alla fine, Tyrion. Ce lo aspettavamo: non lo vedi arrivare e, quando succede, lo sottovaluti. Un nano cosa potrà mai farti? Eppure è lì, seduto sullo scranno costruito dall’acciaio e dal sangue di otto stagioni su Sky. La prima a riconoscerlo è stato Lady Sansa, che è venuta da Winterfell per chiedergli aiuto: la Flotta di Ferro sta devastando la Foresta del Lupo, e Tyrion – che le è molto affezionato – ha spedito subito l’esercito per difendere il nuovo alleato del nord. Risolto questo contrattempo, un’altra richiesta dal nord: i Bruti chiedono di stabilirsi al sud, che fare? Il saggio, sebbene corto, Tyrion risolve anche questa problematica, ma è subito tempo di decidere chi nominare Maestro del Conio, e chi meglio di Raina Vance? Un ragionamento contorto, ma che riesce a raccogliere i favori del Clero e dell’esercito. Purtroppo, però, il popolo non è felice delle scelte di Tyrion: così, con la scusa di un bel bagno rilassante, l’orda furente lo getta in una pozza di Altofuoco. Titoli di coda.

Tranquilli, non vi ho spoilerato il finale di stagione (e di serie!). È semplicemente la narrazione di una partita a Reigns: Game of Thrones. Quando provai il Reigns originale, classe 2016, ne rimasi folgorato: un simulatore di regno veloce, ironico e divertente, capace di mutare forma ad ogni partita. In quel gioco, il regno è generico e i re si succedono uno dopo l’altro. Come regnante, bisogna prendere una serie di scelte binarie, presentate come carte, e utilizzando la classica interfaccia alla Tinder – swipe a sinistra o destra a seconda se si vuole giustiziare o salvare un ladro, oppure scatenare l’esercito contro il popolo in rivolta o distribuire pane per rappacificarlo. Ogni scelta ha un effetto su quattro valori fondamentali: esercito, popolo, potere religioso e finanze. Per esempio, mandare l’esercito a combattere costa in termini di potere militare e di finanze, negare all’arcivescovo un favore abbassa il consenso della chiesa e del popolo. Quando uno dei valori arriva a zero (e, in certi casi, anche se arriva al suo massimo) il re muore (generalmente, molto male), il suo successore sale sul trono e si continua con una nuova partita. L’idea geniale è che il nuovo regno parte esattamente dove era terminato quello precedente: in termini di gioco, alcune scelte “aprono” dei nuovi mazzi di carte, che aggiungono trippa alle storie successive. Ho giocato a Reigns per ore ai tempi dell’uscita, e molto raramente erano uscite “storie” simili, grazie a questo sistema di nuovi mazzi. E a quei tempi, eravamo dalle parte delle Nozze Rosse, ho proprio pensato “certo che Reigns sembra proprio il simulatore Tinder di Il trono di spade”.

Puntuale come le profezie di Nostradamus, ecco che prima dello scorso Natale arriva Reigns con sottotitolo Game of Thrones. Non è un’espansione, è proprio un nuovo gioco, come lo è stato Reigns: Her Majesty nel 2017, che aggiungeva la Signora Regina.

Reigns: Game of Thrones differisce leggermente da Reigns: qua si inizia dalle parti della fine della settima stagione. Ci sono gli Estranei che spingono da nord, i Bruti sono già diventati dei simpatici mattacchioni e splendidi compagni di bevute, Tywin Lannister sta già guardando le margherite dalla parte della radice e via dicendo. Si inizia con una sola potenziale regina, Daenerys Targaryen, e il trono è proprio quello di Spade a Approdo del Re. Qua bisogna prendere una serie di decisioni e interagire con i personaggi della serie di romanzi e serie TV: oltre a sbloccare dei nuovi mazzi, come nell’originale Reigns, si possono attivare nuovi regnanti (in totale sono nove). Ci sono ovviamente Jon Snow, Sansa, e altri su cui non mi soffermo per non spoilerare (il gioco).

Le partite, e questo è in comune con Reigns, sono molto veloci: riuscire a sopravvivere venti turni è un’impresa, quindi siamo sotto i tre minuti di gioco per regno. Dopodiché, appare Misandre, che fa un po’ da “coro” dell’impresa e commenta qualcosa sulle sue profezie di difficile comprensione, e si riparte da capo – quindi, si può far salire sul trono anche dieci volte di fila Jon Snow, dopo averlo sbloccato. Grazie alla cura e alla perizia degli sviluppatori, proprio come in Reigns, le avventure non sono quasi mai simili, e capitano situazioni sempre diverse. A differenza di Reigns “semplice”, qua c’è lo spasso aggiuntivo di comportarsi come un Lannister o uno Stark, che è quasi un gioco di ruolo, letteralmente parlando. “Jon avrebbe massacrato i contadini?”, e via dicendo. E sebbene le conseguenze, una volta note, sembrino lecite e comprensibili (più di certi “twist” delle ultime due stagioni, a parere personale), quando si tratta di prendere una decisione, è facile valutare quale sia la migliore. Ci sono anche delle piccole “avventure” fuori da Approdo del Re, come i viaggi verso il Nord, in cui si vede la carovana che si muove a grandi tappe verso Winterfell e ad ogni “stop” c’è una decisione da prendere.

Io ci sto giocando da quando è uscito (quindi mesi): è il classico gioco da “Ehi, sto aspettando il metrò, che faccio?” e ci passi su dieci minuti. Poi magari ti prende bene e ci giochi mezz’ora anche a casa, spaparanzato sul divano con Enya su Spotify. Lo lasci perdere per qualche giorno, e lo riprendi la settimana dopo scegliendo altre strade, e così è rimasto installato sul mio iPhone per tutto questo tempo – come l’originale Reigns, per inciso. Oltretutto, gli aggiornamenti portano nuove carte e nuovi situazioni – l’ultimo è stato a inizio aprile con 200 nuove card (anche se questi aggiornamenti resettano l’“avanzamento” e i “re” sbloccati).

Il gioco è tradotto in italiano (più che discreto) ed è disponibile su Android, su iPhone/iPad e persino su PC, ma secondo me funziona meglio su mobile. Costa intorno ai tre euro abbondanti, e li vale tutti. Ah, ve ne abbiamo pure raccontato brevemente lo sviluppo nell’Outcast Reportage sulla GDC 2017.

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata a Il trono di spade e al fantasy lercio, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.

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