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Il Pedro di spade 8x01: Il Trono del Cambiamento

Il Pedro di spade 8x01: Il Trono del Cambiamento

Ogni settimana, Natale "Pedro Sombrero" Ciappina ci illumina con le sue elucubrazioni sul nuovo episodio de Il trono di spadeChiaramente, trattandosi di analisi sui singoli episodi, evitate di leggerle se non siete aggiornati con le trasmissioni.

In una prima puntata disseminata di spunti e snodi narrativi che andranno a intrecciarsi nel prosieguo della serie, quello che più sconquassa l’ordine delle cose porta la firma ironicamente inconsapevole di Jon Snow. La scorsa stagione, pur fra alti e bassi, ha portato in dono quello che è il più importante plot twist per una serie TV dalla portata immensa qual è il Trono di Spade: la vera identità di Jon Snow e la sua relativa legittimità come diretto erede al trono di Westeros. È probabile che proprio attorno a questa evidenza andranno a concentrarsi tutte le attenzioni, contro anche quelli che sono gli obiettivi dichiarati dello stesso Jon Snow: la salvezza del Regno e del Nord, soprattutto. Una faccenda che però passa in secondo piano rispetto a quello che è, per davvero, il vero interesse sul continente: la politica, come emerge in modo chiaro dai cinquanta minuti di questa premiere sin nei primissimi secondi, con un esercito sterminato che attraversa le bianche distese del Nord, in un sospettoso silenzio rotto solo dall’arrivo dei due draghi di Daenarys. Ma andiamo per ordine.

Innanzitutto il Nord, si diceva. Un territorio immenso e che, va ricordato, proprio negli ultimi tempi ha dovuto far fronte a due eventi epocali per la propria storia recente: una guerra intestina, culminata con la Battaglia dei bastardi, e soprattutto un’inedita alleanza con la gente libera, quelli che per secoli sono stati combattuti e confinati dalla Barriera poco più a nord. Quello in atto a Grande Inverno è dunque un periodo di trasformazioni, e a cui il governante ha voluto imprimere un’ulteriore accelerazione: prima inginocchiandosi a Daenarys, subordinando a conti fatti il giuramento che il Nord stesso aveva precedentemente fatto allo stesso Jon Snow (facendogli così ritrovare in casa una regina straniera), e poi facendo invadere il proprio territorio, che da sempre vive orgogliosamente di stenti, da uno sterminato esercito di uomini, il cui mantenimento sarà a carico di quello stesso Nord sempre più stremato dalle battaglie e dall’inverno ormai arrivato – basti pensare alla quantità di pecore che occorrono per sfamare un solo drago. C’è insomma smarrimento, com’è chiaro dalle dure parole pronunciate da Lyanna Mormont, la giovanissima lady dal piglio sovranista; è una questione di priorità, in fin dei conti, e per la gente del Nord, un pericolo ancora non tangibile, qual è quello degli Estranei, non è tale da giustificare non solo quella che è in sostanza un’invasione del proprio territorio dall’oggi al domani, ma soprattutto la fedeltà a una regina che da parte sua non fa nulla per ingraziarsi il suo nuovo popolo, se non richiedere fedeltà incutendo timore sulla cresta dei suoi due draghi – senza dimenticare, poi, la riluttanza di Sansa nel seguire le scelte di Jon, facendo registrare degli scricchiolii anche nello scacchiere degli Stark, che da sempre trova la propria forza nel muoversi in branco.

In fondo, un po’ tutti speriamo che Arya faccia un’eccezione, rimuovendo il Mastino dalla sua lista nera. Se non altro per il Cleganebowl.

Jon, forse, aveva già messo in conto tutto ciò, disinteressandosi dei giochi di potere e ponendo la sopravvivenza della gente di Westeros al primo posto. Eppure, la rivelazione fatta da Sam spariglia le carte in tavola: cosa farà, dunque, Jon Snow? Difficile a dirsi. È tuttavia probabile che tenga per sé, almeno in un primo momento, questo segreto, per poi rivelarlo a Daenarys, magari a conflitto terminato. In questo caso, le ipotesi sono due: la prima, più idilliaca e per questo quasi utopica, sarebbe una sorta di contratto di governo, in cui entrambi guidino congiuntamente Westeros, una volta sconfitto il Re della Notte, a una nuova epoca di pace e prosperità; la seconda, più realistica, è che solo uno dei due sopravviva al conflitto, lasciando all’altro via libera al trono di spade. D’altro canto, pare difficile che Daenarys, dopo il suo lungo percorso di crescita, che ha coinciso con un costante svincolamento da ogni figura maschile che l’abbia affiancata, proprio a un passo dal trono, rinunci anche in parte alle proprie pretese. Quel che certo è che si tratta della prima volta della Targaryen nel continente, dopo aver fatto proseliti in territori non propriamente contraddistinti da particolari forme di democrazie; non che dalle parti di Westeros si possano vantare chissà quali diritti sociali acquisiti, però, forse, potrebbe non bastare, questa volta, salvarsi da un incendio per essere eletta regina a furor di popolo – specie perché, dettaglio non da poco, da convincere ci sono anche le famiglie regnanti, e come abbiamo visto dalla reazione di Sam Tarly alla notizia dello sterminio della sua famiglia, quello dell’inginocchiarsi a tutti i costi non è un approccio sostenibile sul lungo periodo. E forse Jon Snow sta già ragionando proprio su questo.

Nel frattempo, ad Approdo del Re, Cersei continua a sistemare le proprie pedine sulla scacchiera. L’ascesa di Daenarys ha coinciso con la fine delle sue fortune; la regina regnante è ormai su un piano inclinato e sembra già non esserci scampo, per lei. Eppure, con una mossa a sorpresa dietro l’altra, coadiuvata da una certa ingenuità da parte di avversari impegnati ad affrontare l’incombente pericolo degli Estranei, più che a curarsi di cosa stia accadendo nella capitale, Cersei si sta confermando come la stratega più acuta di Westeros. In guerra e in politica, i compromessi sono spesso inevitabili, ed è di questo che si tratta quando la Lannister accoglie nel suo letto Euron Greyjoy, che dal canto suo ha fretta di passare subito all’incasso. Euron è un cane sciolto, assetato di potere, ma quello di Cersei è un rischio calcolato: anche nello scenario migliore dalla prospettiva della Lannister, quello cioè in cui le truppe di Daenarys riescano a sconfiggere il Re della Notte, perdendo però gran parte della propria potenza bellica in una sorta di vittoria mutilata, la sola Compagnia dorata appena reclutata non basterebbe di certo a contrastare quello che, nel caso, sarebbe un fronte unito di buona parte dei Sette regni che si riverserebbe ad assediare Approdo del Re. La presenza della flotta di Euron è dunque indispensabile, almeno per il momento.

Purtroppo, non ci libereremo mai del fan service.

Le pedine stanno quindi finendo di schierarsi lungo tutto Westeros, e occupare tutti gli spazi rimasti vuoti potrebbe rivelarsi fondamentale, come si può intuire dalla decisione di Yara Greyjoy di tornare immediatamente alle sguarnite Isole del Ferro. Mentre le truppe del Re della Notte avanzano, i dubbi sulla posizione da assumere crescono. Daenarys è davvero la regnante adatta per Westeros? Cosa succederebbe se, una volta sconfitto il Re della Notte, il Nord storicamente arcigno e territoriale si rifiutasse di inginocchiarsi a lei? Verrebbero bruciati come accaduto ai Tarly? Forse, al riguardo, esistono più dubbi di quello che i suoi consiglieri, Varys e Tyrion, lasciassero trasparire. E la legittimità al trono di Jon non ha fatto che acuirli.

Appunti sparsi

  • Un indice dell’elevatissimo contingente militare riversatosi a Grande Inverno può essere l’arrivo praticamente indisturbato di Jaime Lannister fra quelle terre che non troppo tempo prima lo tennero prigioniero. In pratica, sotto un anonimo cappuccio, è riuscito a nascondere la sua presenza. Per tutti, tranne che per una persona.

  • Parlando sempre di Jaime, sembrerebbe che Cersei faccia sul serio anche con lui, tanto da incaricare Bronn di ucciderlo, insieme all’altro fratello Tyrion, con quella balestra che quest’ultimo utilizzò per uccidere il proprio padre. Bronn resta pur sempre un mercenario, ma non sarei così sicuro sulla sua volontà di uccidere Jaime; certamente si farebbe più scrupoli rispetto alla regina, ed è questo, forse, a inquietare di più.  

  • La spada infuocata di Beric, utile sia per far luce che per uccidere bambini-zombie, entra di diritto fra le armi più potenti dell’intera serie.

  • Ma quindi Cersei è incinta per davvero? In franchezza, è improbabile. Come già detto, si tratta di una volpe dal pelo grigio, ha insomma imparato a giocare al ‘Game of Thrones’ da ormai molto tempo, e la gravidanza potrebbe verosimilmente essere solo una bugia per prendere tempo con Tyrion, mentre le truppe di Daenarys combatteranno contro gli Estranei a Nord. Eppure, al riguardo, sembra che qualcosa turbi la regina regnante. Si tratta di semplice riluttanza alla possibilità di avere un figlio con Euron Greyjoy, oppure, forse, è incinta di nuovo, per davvero, di Jaime? Quel che è certo è che la profezia sul suo futuro parla chiaro: “Avrai tre figli, d’oro saranno le loro corone e d’oro saranno i loro sudari”. Per ora sembra ci sia andata parecchio vicina.

  • Gendry è vivo, quindi, e nonostante le possibili ambizioni al trono di spade, sembra che a quest’ultimo preferisca il lavoro in bottega come fabbro. Una vita dura, ma che alla lunga potrebbe stancare. Probabile, dunque, in prospettiva di un roseo finale, un matrimonio fra quest’ultimo e Arya. Ma anche un’improvvisa e violenta morte in guerra di Gendry, con relativa furia cieca della piccola Stark, non è da escludere.

  • Ma quindi, questi elefanti della Compagnia Dorata? Perché non ci stanno? La risposta è semplice: perché la CGI costa. Quindi, non c’è da preoccuparsi: arriveranno appena arriverà la vera Guerra.

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