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Il Pedro di spade 7x07: Sesso, intrighi e draghi

Il Pedro di spade 7x07: Sesso, intrighi e draghi

Ogni settimana, Natale "Pedro Sombrero" Ciappina ci illumina con le sue elucubrazioni sul nuovo episodio de Il trono di spadeChiaramente, trattandosi di analisi sui singoli episodi, evitate di leggerle se non siete aggiornati con le trasmissioni.

Dopo l’ultimo appuntamento de Il Pedro di spade, alcune persone mi ha contatto muovendomi qualche critica, delle sottolineature riguardanti la mia accondiscendenza nei confronti di alcune forzature che hanno caratterizzato lo scorso episodio de Il trono di spade. Cerco di giustificarmi: la mia non era una semplice indulgenza nei confronti di sceneggiatori che, comunque, nel corso di questi ultimi anni ci hanno saputo offrire un prodotto che ha toccato vette di notevole intrattenimento – meritando, per quello che conta, un certo credito da parte mia. Piuttosto volevo aspettare che tutti i nodi venissero al pettine, in occasione di questo finale di stagione. Per alcuni versi ho avuto ragione (vedi la sceneggiata di Arya e Sansa), su altri, invece, sarei forse potuto essere un po’ più severo (pensiamo a zio Benjen che spunta nuovamente a caso salvando capra e cavoli, o ancora all’assurda regola, inserita totalmente di sana pianta ed in netta contraddizione con quanto mostrato nelle passate stagioni, che se si uccide un estraneo allora muoiono tutti i non-morti da egli ‘risvegliati’), ma vabbé, guardiamo al presente. Guardiamo a tutto quello che questo settimo episodio, Il drago e il lupo, ci ha offerto: tantissimo, seppur costellato da diversi chiaroscuri, come del resto tutta quest’ultima stagione, forse fra le più deboli dell’intera serie TV.

Come mascherare i propri occhi a forma di cuoricino.

Partiamo dall’atteso incontro fra Cersei e Daenarys. Atteso, cercato, temuto. La regia, poi, è perfetta in ogni suo aspetto, in ogni suo momento: l’arrivo delle armate della Targaryen, la regina che si avvicina lentamente al luogo dell’incontro, il drago che discende dal cielo con la Khaleesi in groppa, il non-morto che atterrisce chiunque, dai protagonisti per finire con gli spettatori. Insomma, alla fine ne è valsa la pena, anche se forse gli esiti – ampiamente prevedibili, come più volte sottolineato sulle pagine di Outcast – hanno deluso alcuni. Me in primis; o almeno inizialmente, con la decisione, assolutamente in controtendenza rispetto alla persona di Cersei, di schierarsi al fianco di Daenarys per sconfiggere la minaccia dei non-morti. Sarebbe stato stupido, e infatti la regnante di Westeros copre bene le proprie mosse, e bluffa meravigliosamente con la complicità di Euron, altrettanto abile a mascherare le proprie reali intenzioni. In linea teorica, l’alleanza contro i non-morti, da parte di Cersei, sarebbe stata più che giustificata in mancanza di una figura potente come quella del Greyjoy; messa in un angolo, con un esercito indebolito dall’ultimo attacco di Daenarys e con le truppe via mare apparentemente dileguatesi, avrebbe perso gran parte della propria potenza di fuoco. Ecco, forse proprio per questo che il ramoscello d’ulivo offerto risulta credibile soprattutto a Tyrion, il quale si è peraltro confrontato con Cersei stessa in un colloquio bellissimo, ricco di sentimenti contrastanti. Un flusso di passioni sì in antitesi, ma che tuttavia si intrecciano, fino a rivelare uno spiraglio di vulnerabilità (la maternità) che però è scientemente lasciato scoperto. C’è ancora umanità in Cersei, può aver pensato il fratello.

La realtà dei fatti è invece ben diversa, come rivela la Lannister nella seconda metà dell’episodio. Ha ancora qualche carta da giocare, e quella carta si chiama Banca del ferro, il denaro, la moneta di scambio per antonomasia. Nonostante qualche caduta di stile qua e là sparsa durante questa stagione, Il trono di spade rimane un drama politico; che i detrattori si mettano l’anima in pace. E la mossa di mandare Euron a portare a Westeros un’armata di mercenari, la Compagnia dorata, ne è la prova. Potere d’acquisto, lettura del contesto d'azione e capacità di giocare d’anticipo. Cersei è, come spesso accade, perfetta. Talmente tanto da trarre in inganno anche Jaime. “Lascia che si uccidano fra di loro”; è questa l’antifona, che però non sembra andar giù al Primo cavaliere, da sempre un personaggio dai due volti, con l’animo diviso sin dalla sua decisione, non rappresentata all’interno della serie TV, di colpire alle spalle il Re folle, decretando di fatto la fine della guerra iniziata con la ribellione di Robert Baratheon. Ed ora, seppur sia passato molto tempo da allora, la situazione non è cambiata più di tanto. Jaime è un uomo legato a certi valori. Per lui la parola data vale più di un contratto. L’ha dimostrato con Brienne, e lo conferma col suo atteggiamento di sfida nei confronti dell’amata sorella, in un colloquio appassionato, struggente. È vero amore, quello fra i due fratelli, non c’è nulla da fare; uno di quegli amori che, per forza di cose, fa male, e che il corso degli eventi non fanno altro che acuire, questo dolore.  Cosa farà, quindi? Lo possiamo solo intuire: l’inverno che arriva ad Approdo del Re, e lui che si allontana.

Anche nei momenti di apparente vulnerabilità, Cersei riesce ad incutere timore.

Per una coppia che (forse) si sfalda, una nuova che nasce. I fan l’hanno chiesta, attesa, bramata, sognata, e alla fine eccola lì, servita al pubblico in modo talmente stucchevole da risultare indigesta ai più. Si era capito da inizio stagione che le cose sarebbero finite in questo modo, ma forse alcuni, fra cui il sottoscritto, avrebbero preferito evitarsi certe scene, certi dialoghi ultraglicemici di cui veramente non se ne sentiva il bisogno, e che in questo episodio toccano un apice intriso di melassa. Prima con la dichiarazione, totalmente gratuita, di Jon davanti a Cersei, che rischia quasi di compromettere quell’armistizio che poi, fattualmente, non dovrebbe aver luogo. Poi con la giustificazione che il Re del Nord le dà; una roba che manco nelle soap-opera di bassa lega. E la conclusione è, infatti, degna del peggior episodio di Beautiful: lui che entra di nascosto, col favore delle tenebre, nella stanza di lei, e l’innamorato segreto, interpretato in questo caso da Tyrion, che sta lì, imboscato a fare il voyeur represso. In giro ho letto/ascoltato che il pubblico femminile ha apprezzato i glutei glabri di Jon; buon per loro. Io, francamente, ho trovato imbarazzante come l’intera faccenda sia stata gestita da parte degli sceneggiatori, che per buona parte della stagione, e con questo episodio soprattutto, si sono lasciati andare al fan-service più spudorato. C’è a chi piace così, evidentemente.

In quasi un’ora e mezza di puntata, però, c’è molto altro. Prima di commentare la conclusione dell’episodio, che nei prossimi mesi lascerà andare alle speculazioni più variegate gli spettatori più smaliziati, meritano qualche parola in più due aspetti in particolare. Il primo riguarda ovviamente la dipartita di Ditocorto, altro evento molto atteso da praticamente la stragrande parte del pubblico de Il trono di spade. Come anticipato in apertura, quella fra Arya e Sansa era una stizza fin troppo ingiustificata per poter essere credibile (“Ma quindi Arya, dopo il suo addestramento in stile Kingsman, si sta facendo infinocchiare come se nulla fosse da Ditocorto? Dobbiamo veramente crederci?”, scrivevo la settimana scorsa). E infatti era tutta una messa in scena, atta a mettere in un angolo Baelish, punirlo e decretare definitivamente la parola fine sulla sua storyline. E a farlo sono, congiuntamente, tutti e tre i fratelli Stark. Tre lupi, un branco che si muove all'unisono. Splendido, veramente. In ogni caso, la morte di Ditocorto, per quanto prevedibile, è l’unica degna di nota da mettere a referto di una settima stagione, sotto questo punto di vista, avara di spunti. E che questa penuria di morti importanti sia coincisa con un calo generale nella godibilità della serie TV, forse, non è un caso.

Una morte che ha fatto godere tantissimi (anche se non come quelle di Joffrey o Ramsey, probabilmente innarivabili).

L’altra vicenda, meritevole d’attenzione, riguarda Theon. Per due aspetti innanzitutto: il primo riguarda il suo animo tormentato. È come Jaime, ma diverso. Ed il suo discorso con Jon, per quanto intriso di una certa dose di patetismo, è comunque riuscitissimo. “Non devi scegliere. Sei un Greyjoy. E sei uno Stark”. Parole forti, di quelle che ti rigano il volto con una lacrima, scombussolandoti l'animo. Un plauso agli sceneggiatori dunque, che però, una manciata di secondi dopo, buttano tutto alle ortiche. Ringalluzzito dalle frasi appena ascoltate, Theon si precipita in spiaggia: il suo obiettivo è convincere i restanti uomini delle Isole del Ferro a mettersi contro Euron, nel tentativo di recuperare Yara, sua sorella, quella a cui quegli stessi combattenti avevano giurato fedeltà. Il giovane Greyjoy manca però di carisma, oltre che di una certa dose di virilità (per forza di cose) molto apprezzata da quelle parti, e dunque il suo tentativo è vano. Per imporsi, cerca il contatto fisico. Ma niente, le vessazioni subite da Ramsey si fanno sentire, ed il fisico mingherlino non aiuta. E fino a qui okay, ci sta. Il punto è come la colluttazione si conclude. Una roba che trascende il trash. Merda sopraffina. Il tizio che lo prende ripetutamente a ginocchiate sul basso ventre e lui che, non sentendo nulla, lo sorprende, mettendolo a terra con una paio di pugni, sconfiggendolo. Ora, a parte che si era capito che Ramsey avesse 'solo' evirato il povero Theon (risparmiando quindi i suoi testicoli), io non sono esattamente un fan del realismo a tutti i costi; anzi, vi dirò che è una caratteristica che non mi ha mai fatto andare particolarmente giù un regista, che comunque apprezzo, come Nolan. Però questa cosa, dai, forse è veramente troppo. Per fugare i miei dubbi, acuiti dal trashume, ho contattato un noto accademico del settore per capire se questa cosa, quella del dare i calci nelle palle ma non sentire nulla perché, appunto, le palle non si hanno, sia più o meno plausibile.

Outcast: Dottore, ma quanto accaduto a Theon Greyjoy è giustificabile in qualche modo? Castrando ed evirando un individuo, è possibile che quest’ultimo non percepisca più dolore in corrispondenza alla zona pubica?
Dottor Baffo: Anche se ti castrano o ti evirano, la zona interessata rimane ugualmente innervata. Però i nervi sono diversi. Questo perché, quando ti tirano un calcio nei testicoli e/o nel pene, il dolore è causato da nervi viscero-sensitivi, mentre quando ti danno un calcio
– come nel caso di Theon nel perineo, non ci sono organi che vengono colpiti, dunque i nervi che trasmettono il dolore sono somato-sensitivi, e quindi è come se ti dessero un colpo in qualsiasi altra parte del corpo.

Insomma, non senti il dolore acuto che percepiresti normalmente, ma ecco, non è manco la carezza che sembra ricevere Theon non appena il tizio gli dà le ginocchiate. Vabbè, quisquiglie di poco conto, e che assumono un’ulteriore irrilevanza se messe di fronte al gigantesco cliffhanger che ci si para davanti sul finire di puntata, quando i non-morti raggiungono la Barriera. Una scena meravigliosa, ed in cui a farla da padrone è la new entry nell’esercito degli estranei, cioè l’ormai ex drago di Daenarys, che abbatte in una manciata di colpi un muro secolare, spianando la strada all’avanzata del Re della Notte, per l’occasione in groppa al drago, e al suo esercito. Adesso la situazione si fa durissima.

Una scena quasi commovente, se non fosse per il coito incestuoso che segue pochi secondi dopo.

Prima di concludere con le aspettative sulla prossima stagione e qualche appunto sparso, come di consueto, qua e là, però, un paio di parole su questa settima stagione de Il trono di spade, che abbiamo seguito insieme per intero sulle pagine di Outcast. Innanzitutto, non credo che il calo a cui abbiamo assistito rispetto agli anni passati sia dovuto alla mancanza dei libri di Martin a fare da supporto. Anche la stagione precedente, la sesta, si è dovuta arrabattare con la stessa problematica; eppure ne è uscita in modo fantastico, con due episodi conclusivi perfetti sotto ogni punto di vista – senza dubbio fra i migliori dell’intera serie. Quindi qual è il problema con questa annata de Il trono di spade? A cosa è dovuto il fan-service a profusione, i buchi di trama, le forzature e tutto quello che ci ha fatto storcere il naso? Difficile a dirsi. Forse ha giocato un ruolo importante la voglia di accontentare gli spettatori a tutti i costi, dando al pubblico quello che voleva in modo fin troppo frettoloso, e che troverà inevitabilmente compimento nella prossima stagione, di cui sì, in fondo sappiamo già il finale fra rose e fiori. Magari non sappiamo il percorso che ci porterà alla conclusione, ma sappiamo chi, alla fine, prevarrà. Può darsi quindi che sia questo, in ultimo, il problema di questa settima annata de Il trono di spade: la troppa linearità, la consapevolezza che, in un modo o in un altro, le cose finiranno in quel modo. Niente Nozze rosse, niente morte di Ned Stark a spezzare i nostri cuori. Possiamo dunque dire addio alla cosa che più di tutte ha reso unico Game of Thrones, cioè i colpi di scena che sono realmente tali? Ne avremo conferma, forse, l’anno prossimo – o nel 2019, che il dio della luce non voglia.

Appunti e aspettative per la prossima stagione:

  • Che fine ha fatto Gendry? È stato forse tolto dal dimenticatoio solo per risolvere una situazione ovviabile da un bruto qualsiasi?
  • Praticamente per tutta una stagione gli sceneggiatori ci hanno strizzato continuamente l'occhio riguardo il pugnale dato da Baelish a Bran. Ecco, alla fine tutto quadra. C’era però davvero bisogno di tutta questa cerimonialità per una morte, comunque, abbastanza prevedibile?
  • Cosa sputa il drago non-morto? Ghiaccio? Fiamme ossidriche? Qualunque cosa sia, è una figata pazzesca.
  • Jon apre gli occhi a Daenarys: magari la maledizione lanciata da quella strega, e che rendeva la Targaryen infertile, è una panzana. Non che ci volesse molto, sia chiaro. Ma quindi, insomma, lei può veramente avere dei figli? No, perché l’intenzione in quella stanza, con Jon, mi sembrava fosse proprio quella.
  • Rimanendo in tema: ho letto in giro che forse la maternità di Cersei è in realtà un bluff. Mi sembra implausibile, ma ecco, ve l’ho buttata lì.
  • A proposito: Jaime fa sul serio? Ha veramente intenzione di allontanarsi da Cersei per unirsi, toh, all’amica Brienne? Sarebbe una cosa molto romantica, e credo che, a prescindere da ciò, sì, questa è la volta buona che Jaime riesce ad allontanarsi dalla gonna della sorella/amante. Questa cosa finirà malissimo, già lo sappiamo.
  • Passando a Theon: quante sono le sue chance contro Euron? Pochissime, a meno di inaspettati assi nella manica che comunque non dovrebbero arrivare, considerando che il grosso delle forze saranno impiegate a Nord, per affrontare i non-morti. Magari un improvviso ammutinamento? Boh. Eppure anche questo è uno snodo importante per la serie, e per gli sceneggiatori soprattutto. Risolverla con troppa faciloneria a favore di Theon potrebbe essere un ulteriore smacco rispetto a quanto fatto vedere nelle stagioni passate, e di cui si accennava nel paragrafo precedente.
  • Ma Verme Grigio e gli altri immacolati non erano bloccati a Castel Granito a fare la fame?
  • Altra cosa molto attesa dai fan, ma niente, a ‘sto giro nulla da fare. Il Cleganebowl è rimandato alla prossima stagione, forse.
  • La spedizione oltre la Barriera, per catturare un non-morto, si è rivelata molto dispendiosa, l’abbiamo già visto. E, come facilmente preventivabile, non è servita a nulla. Cersei ha fatto giustamente orecchie da mercante. Tanta fatica per nulla. Ancora: per gli esiti, è stata anche più che dannosa. Col senno di poi, se non fosse intervenuta Daenarys, i non-morti sarebbero rimasti bloccati fuori dalla Barriera chissà per quanto tempo. Invece è arrivata la Targaryen, che ha regalato, inconsapevolmente, agli avversari un’arma di distruzione di massa che gli ha permesso, soprattutto, di oltrepassare un ostacolo altrimenti forse invalicabile.
  • Restando in tema Barriera: Tormund che fine ha fatto (e anche Beric, per quello che ormai conta)?
  • Sam torna a Nord (ancora ignaro che quasi tutta la sua famiglia è stata sterminata da Daenarys, teniamolo ben a mente) e incontra Bran, che subito gli/ci conferma le reali origini di Jon, che fanno di lui diretto erede al trono. Sarà interessante vedere come quest’ultimo, da sempre disinteressato ai giochi di potere, gestirà la cosa, soprattutto in considerazione della sua liaison con la Targaryen, le cui mire sono invece ben definite.
  • Capitolo incesto: non c’è nulla da scandalizzarsi. Il trono di spade si è sempre ispirato alle grandi tragedie che hanno costellato la storia dell’uomo, dove l’incesto non è mai stato un grande problema. Giusto per fare un esempio: Leonida, re di Sparta noto ai più per essere stato rappresentato da Gerard Butler in 300, si sposò con sua nipote, Gorgo, interpretata tra l'altro nel film, guarda caso, proprio da Lena Headey, l'attrice che recita nel ruolo di Cersei. Di più: all’interno dell’universo narrativo de Il trono di spade, gli incesti fra nobili sono innumerevoli. Lasciando perdere la relazione fra Jaime e Cersei, c’è da considerare, infatti, che fra i Targaryen era praticamente consuetudine sposarsi fra fratello e sorella. Il Re folle, Aerys II Targaryen (nonno di Jon e padre di Daenarys), sposò ad esempio Rhaella, sua sorella. Dunque non credo che la cosa possa lasciare chissà quali strascichi – soprattutto perché il rapporto fra i due si è già consumato.
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