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Dangerous Golf non è un gioco per un Calcaterra

Dangerous Golf non è un gioco per un Calcaterra

Se siete lettori di Outcast, forse sapete cosa è un Marco Calcaterra. O forse no, ma poco importa. Però credo vogliate conoscere qualcosa di più su Dangerous Golf, il gioco dei Three Fields Entertainment, ovvero degli scappati di casa Criterion dopo il trattamento un po’ così del padrone Electronic Arts. Criterion è lo studio dietro la serie Burnout, ma questo un Calcaterra lo sa. E di Burnout ricordo con piacere gli spettacolari scontri tra automobili, che andavano a formare quella modalità Crash dove il giocatore era chiamato a creare l’incidente del millennio in grado di mettere in ginocchio il sistema delle assicurazioni USA.

Un Calcaterra capisce che Dangerous Golf non è un gioco di gare automobilistiche, perché il marchio Volkswagen non appare da nessuna parte. Quindi deve essere un gioco con mazze, palle e buche. Il “Dangerous” del titolo fa riferimento ovviamente al concept del gioco, ovvero quello di utilizzare le sfere di cui sopra per distruggere tanti oggetti preziosi in spazi ristretti. Insomma, dallo sport dei ricchi allo sport dei ricchi annoiati che fanno a pezzi bottiglie di champagne e opere d’arte, che tanto hanno i soldi a palate.

Lo scopo del gioco, infatti, è fare più danni possibili, con tanto di punteggio calcolato in denaro sonante. Tra moltiplicatori, putt dopo rimbalzi sulle mura e colpi speciali a base di palline che si infuocano dopo aver distrutto un determinato numero di cose costose, si accumulano decine di migliaia di dollari e altrettanti cocci nelle stanze in cui si colpisce la pallina. E tra rumori di vetri infranti, pianoforti divelti e barattoli di vernice che imbrattano tutto, chiunque può passare attimi di puro divertimento. Anche un Calcaterra.

Il Calcaterra però ha un animo competitivo e subito adocchia la classifica online dove, costantemente, il gioco compara il proprio punteggio a quello degli amici. E non so se lo sapete, ma il Calcaterra è un animale da leaderboard, che si intestardisce e ci prova e riprova fin quando non è lui a troneggiare, senza rispetto per chi ha nickname online più belli di DeSangre. Però il Calcaterra ama anche le meccaniche pulite, che premiano davvero la bravura del giocatore. E inizia a storcere il naso.

Non fatelo a casa, a meno che non sia quella di Calcaterra.

Non fatelo a casa, a meno che non sia quella di Calcaterra.

Perché Dangerous Golf a volte appare troppo “randomico”. Durante gli Smashbreaker, i tiri speciali di cui bisogna abusare, la pallina non appare mai davvero ben controllabile, nonostante sia possibile influenzarne l’altezza del rimbalzo e l’effetto. In più, a volte anche in fase di tee shot (il tiro iniziale) si ha l’impressione che due tiri identici portano a risultati diversi, per non parlare dei putt spesso frutto di vera fortuna. E un Calcaterra ama la precisione matematica di un Trials fatto bene, non il continuo affidarsi a non si sa cosa ad ogni lancio. 

Ed è un peccato, perché comunque, varietà latitante a parte, c’è di che distruggere e il sistema di medaglie simile a quello di Angry Birds è la solita spinta a riprovarci sempre più fino al raggiungere l’oro. E proprio in merito alle medaglie, credo che una traduzione che restituisce la sovrimpressione MAI VINTO UNA ORO MEDAGLIA non è forse la cosa che fa più piacere leggere a un precisino come il Calcaterra. Che potrebbe persino abbandonare la sfida per raggiungere il primo posto nella leaderboard con gli amici, per via dei problemi di cui sopra.

Ed è subito il nuovo “all your base are belong to us”.

Ed è subito il nuovo “all your base are belong to us”.

Perché anche un Calcaterra capisce presto che Dangerous Golf è una strana via di mezzo tra un caotico puzzle game e un gioco competitivo dotato di una sua complessità, finendo però per deludere sotto entrambi i punti di vista. I “casualoni” potrebbero essere intimoriti dalle tante sfaccettature che il gioco pone per eccellere, mentre i “pro gamer” competitivi… beh, vi ho già detto, no? Alla lista dei neri nei sulla candida pallina da golf si aggiungono poi diversi e inspiegabili rallentamenti, che rendono ancora più difficilmente controllabili gli Smashbreaker.

Insomma, Dangerous Golf non è un gioco per Marco Calcaterra, e forse nemmeno per voi. È sì in grado di divertire se preso con leggerezza, ma rimane sempre nelle orecchie un ronzio fastidioso che indica che c’è qualcosa che non va. Come quando scrivi uno status su Facebook e ti appare la notifica di un commento di Marco Calcaterra. 

Ciao, Zave.

Ciao, Zave.

O forse in realtà ho scritto tutto questo per essere finalmente io il primo della mia leaderboard. Sì, siamo in due. Ma per ora mi godo la cima fino allo spuntare di un Calcaterra falemico di gloria.

Ho giocato a Dangerous Golf su PS4 grazie a un codice gioco ricevuto da giopep che lo ha ricevuto dagli sviluppatori. Lo trovate anche su Steam, allo stesso prezzo che sul Playstation Network, ovvero 19,99 €. Qualcuno direbbe che è “troppo”. Indovinate chi.

Old! #171 – Agosto 1976

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