Xeodrifter è un metroidvania piccino picciò

Xeodrifter è un metroidvania piccino picciò

Sembra proprio che i cosiddetti metroidvania stiano trovando nuova giovinezza nel folto sottobosco dei prodotti indipendenti. Da Super Win The Game ad Axiom Verge, passando per il messicaneggiante Guacamelee!, i giochi che si rifanno alla vecchia scuola dei Metroid e dei Castlevania post Symphony Of The Night fanno sempre più capolino tra pc, console di nuova generazione e dispositivi portatili. Xeodrifter dei Renegade Kid, pur di non sbagliare destinazione, le prova un po’ tutte: dopo essere comparso sui monitor dei PC e sugli stereoscopici schermi dei 3DS, ora si ripropone su PS4 e PS Vita in una versione che si avvale del cross buy tra le due console Sony. Pochi minuti conditi da qualche schermata non interattiva e un po’ di testo fungono da canovaccio introduttivo che più classico non si può: l’astronave del rosso e pixeloso protagonista del gioco subisce un’avaria ed è costretta a vagare con i soli sistemi di emergenza in un piccolo arcipelago spaziale composto da quattro pianeti. Per ripristinare le funzioni complete del suo vascello, l’astronauta dovrà esplorare i pianeti di cui sopra alla ricerca della preziosa risorsa in grado di consentire il salto iperspaziale verso nuove destinazioni o, più probabilmente, la propria abitazione sul suolo natio.

Nessuna stramba perdita di memoria, questa volta: il rosso avventuriero comincia infatti l’avventura con una sola pistola ad energia e non possiede alcuna abilità particolare. Può saltare, accucciarsi e sparare, ma poco più. Come in ogni metroidvania che si rispetti, nuove abilità esplorative e offensive vanno sbloccate esplorando i livelli e sterminando i boss che si incontrano durante l’avventura, tornando spesso in luoghi già visitati per raggiungere nuovi sentieri prima preclusi.

Insomma, il cure che batte nel petto di Xeodrifter è fatto di tutte le basi più classiche del genere. A differenza di molti analoghi moderni, però, il gioco dei Renegade Kid è del tutto privo di indicazioni e freccione che segnalano la destinazione da seguire. Siete esploratori spaziali, cribbio, dovreste essere in grado di cavarvela da soli. Ecco quindi che i primi tentativi e passi di Xeodrifter possono risultare un po’ frustranti, a causa di qualche uscita “a vuoto” di troppo che vi condurrà, inevitabilmente, al vicolo cieco insormontabile con la vostra dotazione del momento.

Alcune volte, poche per fortuna, lo scontro è inevitabile.
Alcune volte, poche per fortuna, lo scontro è inevitabile.

Mi ci è voluto qualche minuto per entrare nelle meccaniche di Xeodrifter, forse perché abituato – e ammorbidito – da alcuni elementi dei metroidvania moderni che qui invece bisogna abbandonare. Oltre all’assenza di indicazioni di sorta, infatti, c'è il fatto che in Xeodrifter i nemici abbattuti non lasciano cadere alcun “globo energetico” per ripristinare la salute dell’omino spaziale. Esistono pochi modi per rimpinguare l’energia persa combattendo con mostri di ogni forma e stazza: si ritorna alla base-navicella, si distrugge un particolare tipo di nemico presente solamente prima dei combattimenti con i boss o si scovano gli agognati globi salvifici in anfratti più o meno nascosti. Unite tutto ciò alla scarsissima presenza di checkpoint, che inoltre sono solo usabili nella partita in corso e non garantiscono il salvataggio dei progressi in caso si spenga la console senza che si sia tornati alla base, e potreste farvi l’idea di un titolo difficile e inutilmente frustrante. Ma non è così. Certo, Xeodrifter farà tirar giù più di una Madonna dall’alto dei Cieli, ma una volta fatto proprio il sistema di gioco – e compreso che a volte è meglio evitare i mob piuttosto che affrontarli – il tutto scorre via che è un piacere. E lo fa specialmente su PS Vita, nonostante il sistema di salvataggio possa non essere il massimo per le sessioni mordi e fuggi tipiche delle console portatili. Che poi, inutile girarci troppo attorno, la casa ideale di Xeodrifter è in realtà il 3DS. Un indizio su tutti proviene da uno dei potenziamenti presenti nel gioco, che permette di “saltare” dal terreno in “primo piano” a quello sullo sfondo e viceversa e che sulla portatile Nintendo si avvale ovviamente della stereoscopia dello schermo superiore.

A proposito di potenziamenti: è proprio grazie ad essi che Xeodrifter, nonostante il level design inizialmente non brilli affatto, spicca il volo. Altrettanto notevole è il sistema di upgrade dell’arma principale: interamente basato su piccoli oggetti da raccogliere del tutto opzionali, che costituiscono dei “punti” da spendere in diversi rami, consente di selezionare a piacere in che modo potenziare l’unica pistola in arsenale. È possibile aumentare la velocità di fuoco, la potenza o ancora invece incidere sul movimento dei proiettili, creando ventagli di proiettili o invece colpi “a zig zag”. Insomma, più si procede in Xeodrifter, più si aprono nuove possibilità, si ritorna su pianeti abbandonati e si riprende l’esplorazione, in una corsa al prossimo potenziamento che ammalia ed appassiona. E che termina piuttosto in fretta.

Vedete quelle piattaforme sul fondale? Con il giusto potenziamento, si possono raggiungere.
Vedete quelle piattaforme sul fondale? Con il giusto potenziamento, si possono raggiungere.

Giungere ai titoli di coda di Xeodrifter vi richiederà probabilmente meno tempo che leggere questa recensione. Ho impiegato circa tre ore per affrontare e vincere il combattimento finale, a cui si aggiungono altri due giri di lancetta piccola per raccogliere tutti i potenziamenti opzionali presenti in gioco. E se da un lato la cosa può deludere chi si aspetta un titolo di ben altra durata, dall’altro c’è da dire che in questo modo l’esperienza di Xeodrifter si conferma sempre fresca, un piccolo concentrato di idee e variazioni che non annoiano e non si ripetono. Oddio, forse qualcosa che si ripete fin troppo c’è. Mi riferisco a quello che è probabilmente il vero punto debole del gioco, gli scontri coi boss. Ogni boss è in pratica una variazione del primo, solo un po’ più grande, coriaceo e cattivo, con uno schema d’attacco in più rispetto al precedente, quasi ad essere una versione speculare dei progressi del nostro piccolo avatar fatto di pixel rossi. Un ripetersi continuo che ribadisce ancora una volta come il focus dell’avventura confezionata dai Renegade Kid sia l’esplorazione e non il combattimento con fetide creature aliene.

Che dire? Al netto di alcune piccole scelte non proprio condivisibili di design, Xeodrifter è un metroidvania breve ma intenso, in grado di regalare le sue belle soddisfazioni agli amanti del genere. Come fosse un piccolo e dolce confetto, che si scioglie in bocca in un’istante ma lascia al palato un sapore decisamente piacevole. Inoltre,  non solo è in cross buy, ma è anche uno dei titoli offerti nella Instant Game Collection di questo mese. Io vi consiglio di scaricarvelo e provarlo: c’è di gran peggio in giro e dura poco, l’ideale fra una sessione e l’altra del tripla A open world che dura cento ore.

Mi son goduto Xeodrifter per PS4 e Ps Vita scaricandolo dagli scaffali della Instant Game Collection di questo settembre, altrimenti avrei dovuto scucire 7,99€. L'ho giocato soprattutto di sera sulla portatile di mamma Sony, perché è dai tempi di Metroid Fusion che per me la casa giusta dei metroidvania è quella che sta in tasca, o per lo meno nello zainetto. Nelle mie quasi cinque ore di gioco ho visto i titoli di coda e preso quasi tutti i potenziamenti opzionali: alcuni purtroppo non so proprio dove siano. Di cercare tra guide online non se ne parla, almeno per ora. Lo trovate solo in digitale anche per Steam e 3DS, dove merita di più per via di qualche effetto 3D che male non fa, se non alle vostre diottrie.

Voto: 7,5

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